ATTIVA IN ASST VALLE OLONA
Breast Unit: “Così si sconfigge il tumore al seno”

Le varie figure professionali lavorano in team garantendo elevati standard di qualità e professionalità alle donne malate di tumore al seno che possono contare sulla miglior offerta di cura

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Chi si rivolge ad un centro di senologia multidisciplinare (Breast Unit) ha un 18 per cento in più di possibilità di guarigione in caso di tumore al seno.

In Asst Valle Olona, la Breast Unit è una realtà dal 2014, ad oggi sempre più efficiente e consolidata, ed ha ottenuto anche il riconoscimento ufficiale come centro senologico da parte di Regione Lombardia.

La Breast Unit, per essere definita tale, deve possedere requisiti che garantiscano elevati standard di qualità e di diagnosi e cura. Si costituisce con l’unione di un team di professionisti che lavorando in squadra offrono un percorso completo per la presa in carico della paziente con un cancro al seno, dallo screening mammografico, fino alla diagnosi, al percorso terapeutico e al follow up.

La Breast Unit è operativa in tutti e tre i presidi ospedalieri dell’Asst Valle Olona ed è stata presentata oggi, presso l’ospedale di Busto Arsizio, alla presenza di alcuni dei componenti dell’equipe multidisciplinare che ne fanno parte. “La Brest Unit ha salde tradizioni, ad oggi abbiamo un ulteriore valore aggiunto dato  dalla multidisciplinarietà e dalla multiprofessionalità con cui viene predisposto il percorso di cura di ciascuna paziente. Il cancro alla mammella è uno dei molti che oggi si possono prevenire. Si può guarire grazie alle campagne di prevenzione”, osserva il direttore sanitario, Paola Giuliani.

La Breast Unit dell’Asst Valle Olona vanta alcune peculiarità specifiche: offre la possibilità di effettuare anche nei familiari delle pazienti affette da cancro alla mammella i test genetici che consentono di conoscere la probabilità di sviluppare nel futuro una malattia neoplastica, prendendo in largo anticipo gli opportuni provvedimenti e prevede inoltre percorsi di assistenza domiciliare per le pazienti più in difficoltà.

“Breast unit significa affrontare patologie in rete con buoni risultati per la salute della persona – ha aggiunto il direttore socio sanitario Marino Dell’Acqua – All’interno di questo percorso non ci sono solo medici ma anche associazioni di volontariato. L’altro attore importante è il medico di medicina generale che si deve relazionare con i clinici che hanno in cura la donna in ospedale”.

Marco Passaretta, direttore amministrativo, evidenzia: “La medicina moderna si caratterizza per la personalizzazione delle cure. Il gioco di squadra è quello vincente. La nostra azienda ospedaliera sta investendo non solo in procedure ma anche in apparecchiature. Stiamo comprando un ecografo per la senologia di Gallarate oltre quelli già acquistati a Busto e Saronno. Abbiamo un’ottima oncologia per la diagnosi, a breve andremo a inaugurare nuove apparecchiature”.

Stefano Bracelli direttore del dipartimento oncologico, spiega che la Breast Unit è nata nel 2014 ma oggi si è ulteriormente consolidata: “Sono state acquisite nuove capacità e conoscenze e ci siamo adeguate ai nuovi criteri che deve possedere: cure e percorsi omogenei in tutti i nostri tre presidi per dare a tutte le donne la stessa possibilità di guarire. Abbiamo la fortuna di avere tutte le specialità necessarie per curare la patologia mammaria dalla diagnostica alle cure domiciliari. L’accesso al percorso è molteplice avviene tramite lo screening, l’invio della paziente da parte del medico di medicina generale o il percorso interno all’ospedale”.

Il primo step è la visita del chirurgo senologo: “Abbiamo professionisti che da anni operano sul tumore della mammella in tutti i presidi dell’azienda. Abbiamo creato una sorta di tabellone virtuale per offrire alla paziente un percorso ben definito che le consenta di completare gli esami nei tempi migliori senza doversi preoccupare di fissare appuntamenti – prosegue Bracelli – una volta raccolta la documentazione, si confronta il gruppo multidisciplinare condotto dal dottor Filippo Crivelli (coordinatore della Breast Unit) in una discussione da cui deriva un referto con la programmazione esatta per la paziente e dunque un percorso personalizzato con una cura dedicata. Abbiamo aggiunto un percorso genetico che consente alle figlie delle pazienti di verificare se hanno le alterazioni genetiche che possano portare al tumore della mammella. Molte donne guariscono (circa il 98 per cento) ma ci sono situazioni in cui  purtroppo la malattia è particolarmente aggressiva,  in questi casi è prevista un’assistenza domiciliare adatta quando, da un punto di vista clinico, non siamo più in grado di essere d’aiuto”.

Il dottor Crivelli evidenzia: “Grazie al riconoscimento ottenuto da regione Lombardia, la nostra azienda ospedaliera risulta il nono centro senologico. Dopo la diagnosi c’è un primo snodo importante che riguarda la terapia chirurgica, il secondo snodo è la decisione della terapia successiva. In questi due punti la riunione multidisciplinare ha un’importanza fondamentale.

Tra i tanti step, c’è la presenza della psico-oncologa Maria Marconi  che supporta le pazienti: “L’approccio psicologico viene proposto a tutte – spiega – la donna si aspetta di essere supportata in tutto il percorso per ritrovare la forza di affrontare il quotidiano. Da 4 anni abbiamo realizzato percorso di umanizzazione a cui si accede gratuitamente. Abbiamo un pool di professionisti che offrono informazioni su alimentazione, cure complementari, un make up artist  e un hair stylist per mascherare le stigmate della chemioterapia”.

Un ruolo importante nella rete è quello svolto dalle associazioni di volontariato: “Prendiamo la donna per mano e l’accompagniamo in tutto il percorso”, afferma Adele Petrini presidente di Caos, Centro Ascolto Operate al Seno Onlus.

Franco Mazzucchelli presidente della Lilt provinciale, sottolinea: “Il volontariato è l’ultimo gradino per ciò che riguarda l’aspetto scientifico ma allo stesso tempo è il  primo perché ha creato la cultura della prevenzione”.

 

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