Non c’è bisogno di scomodare psicologi per capirlo
Bulli non si nasce

Il problema del bullismo va visto in un'ottica differente dal solito. Si accaniscono tutti (nei giudizi) su ragazzi annoiati, facinorosi, giovani con poco sale nella zucca (tipica espressione d'un tempo andato). Non è così...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Il problema del bullismo va visto in un’ottica differente dal solito. Si accaniscono tutti (nei giudizi) su ragazzi annoiati, facinorosi, giovani con poco sale nella zucca (tipica espressione d’un tempo andato). Non è così. E non c’è bisogno di “scomodare” psicologi e psichiatri per risolvere il problema. Bulli non si nasce. E nemmeno si diventa. Bulli si è quando si offre maggior importanza alla “forza” rispetto all’intelligenza. Sarà più comodo, ma non paga. La “forza“: non solo quella fisica, ma quella della persuasione produce una vittoria effimera. Prima o poi, la paghi. E a caro prezzo.

Il “bullo” lo vedi nelle scuole, ma lo vedi in giro nella società. Fa il “duro“. Non vuole convincerti. Vuole avere ragione per via del suo imporre una logica senza ragionamenti. A nulla servono le rampogne degli insegnanti o i castighi da consumarsi a casa con compiti supplementari, magari svolti male.

Il “bullo” è semplicemente un disadattato. Una persona fuori dal controllo della logica. Un tizio educato male, magari figlio di un progresso che vuole tutto e subito, senza tenere conto di ciò che occorrerebbe  fare per arrivare a un traguardo. In buona sostanza: quando “uno” fa il bullo, il prevaricatore, il violento è perchè non ha ricevuto buone regole di vita. Magari per poco tempo a disposizione. Magari per necessità dovuta a motivi familiari cattivi, magari per indifferenza. Con il risultato di non sapere qual è la vera essenza della vita sociale.

Per non “tirarla troppo lunga” anche indietro nei tempi si sono avuti esempi di bullismo e personaggi che hanno amato fare il bullo. Pochi esempi, ma ci sono stati. E qual è stata la reazione? Che si è intervenuti a casa, con la famiglia, a tentare (almeno) di arginare il problema. Scuola e Famiglia hanno “diviso il lavoro” di Educazione sino a “far ragionare” lo spaccone (più del violento) che desiderava solo egemonia propria sul resto della compagnia.

Mentre “allora” non c’erano problemi gravi (tipo droga, furti, stupri in età giovanile), ora, quei problemi, ci sono. E si ripercuotono sulla convenienza che a volte puzza di connivenza. Si cercano facili (e immediati) guadagni per vivere alla pari con chi ha e con chi gode degli agi non uguali per tutti.

Oggi si smerciano piccole dosi di droga per avere la dose per proprio uso. Si va in discoteca ben oltre la sera e si rientra a casa ben oltre l’alba. Si minacciano i genitori per avere il “necessario” per lo sballo e non si arriva a giustificare il periodo di tempo che si trascorre fuori casa. Questo genere di bullismo ha una precisa ragione: non c’è più contatto in famiglia. Quasi che ciascuno vive la propria vita, incurante di quella in famiglia. Salvo poi chiedere in casa (magari con violenza) il necessario per stare alla pari cogli altri. Già… ma gli altri, chi?

Il problema del “bullismo” va risolto in casa. Si dovrebbe parlare di dialogo, ma quando si è “bulli” il dialogo non c’è più. Quindi, si passa al raffronto, al confronto, alla presa di posizione su questioni personali, del tipo: o rendi conto in casa di come ti comporti in giro o ti taglio i viveri – o ti metti di buzzo buono a studiare oppure la vettura per scorrazzare in giro, non la prendi – o dai conto di un comportamento serio oppure tu alle sei del mattino non entri in casa. Sono solo esempi: tuttavia, i ruoli vanno rispettati.

Oggi non si capisce più come deve essere un genitore e nemmeno come si comporta un figlio. Sembra in ogni modo si “giri la frittata” che regna l’anarchia in famiglia, cadere in uno stato di indisciplina che fa solo danni. Lo so, facile per chi non vive questa situazione, fare il moralista. Quindi non voglio “dar lezione” a chi ha un figlio drogato in casa, a chi subisce percosse poi “si inventa” uno spigolo brutale, a chi a ogni suono d’una sirena sente il cuore in gola.

Però, un consiglio lo voglio dare: a certe richieste meglio rispondere un no perentorio, piuttosto di regalare un si di accondiscendenza. Penso ai miei genitori e ai loro no. Penso ai miei si, accondiscendenti. A conti fatti, loro possono meritarsi il “diploma morale” di ottimi genitori. Io, no! Sono solo fortunato!

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