INCONTRO CON AMENSTY E CAMERA PENALE DI BUSTO
Bullismo e cyberbullismo, se ne parla al Dell’Acqua

All'istituto "Carlo Dell'Acqua" di Legnano è diventato realtà il convegno su bullismo e cyberbullismo, promosso dal prof. Monari. Un incontro a tutti gli effetti multidisciplinare: psicoterapeuta, avvocati e una rappresentante di Amnesty International hanno sviscerato il fenomeno, per trovarne possibili soluzioni.

Riccardo Torresan

LEGNANO

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Si è tenuto nella serata di venerdì 25 maggio, all’ISS Carlo Dell’Acqua di Legnano, l’incontro sui temi di bullismo e cyberbullismo. Diverse le forse unitesi per la stessa causa. Infatti, tra gli organizzatori, erano presenti la Camera Penale di Busto Arsizio ed il gruppo locale di Amnesty International, già da tempo collaboratori su varie tematiche. A coordinare la serata, il professor Corrado Monari, referente bullismo per l’istituto legnanese.

Davanti a una folta platea di professori, genitori e – soprattutto – ragazzi, la prima a prendere la parola è stata la psicoterapeuta Federica Gentile, chiara nel delineare i tratti fondamentali del fenomeno in questione. “L’adolescenza – ha esordito – è un periodo in cui contrasti e piccole crisi sono normali. Il bullismo, però rischia di produrre gravi deviazioni in questo percorso di crescita. Le conseguenze, tanto nei bulli quanto nelle vittime, possono essere tragiche specie nel lungo termine. Pensiamo a chi rischia di assumere condotte illecite o antisociali, oppure a chi avrà sempre grossi problemi nelle relazioni interpersonali di qualsiasi tipo”.

La dottoressa ha poi delineato il bullismo come quel fenomeno ove un soggetto, di solito assistito da un gruppo (i “gregari”) abusa del suo potere su un soggetto incapace di difendersi. Aggiungendo, tuttavia, che è lo stesso bullo, molte volte, ad avere gravi problematiche e ad essere incapace di comprendere le emozioni della propria vittima. Con il cyberbullismo, poi, questo distacco emotivo diventa totale, alimentato dal tipo di comunicazione “a distanza” dei social.

“Per questo – ha proseguito – le sanzioni devono esserci, ma non sono risolutive. Risulta molto più efficace parlare con il ragazzo, comprendere le ragioni del suo comportamento e fargli capire che la sua vittima soffre in modo a volte letale”.

In seguito, la parola è passata all’avvocato Anna Ielmini, che ha portato alcuni esempi di ragazzi vittime di bullismo, in modo talvolta fatale. Così, ad esempio, nel caso della francese Emily, maltrattata a scuola per il suo modo di vestire e costretta, infine, a gettarsi dal balcone della propria casa. Così anche nel celebre caso italiano di Carolina Picchio, suicidatasi nello stesso modo dopo la diffusione – in rete – di un video che la ridicolizzava durante una festa. Ne emerge così un quadro inquietante, dove la chiave di volta può essere solo la comunicazione con le vittime.

Di seguito, è stato il turno della rappresentante di Amnesty International Chiara Acquaro, che ha spiegato l’attività dell’organizzazione internazionale nel campo del bullismo, “che altro non è se non la violazione del diritto alla non discriminazione”. L’organizzazione, da tempo, promuove infatti una serie di percorsi per le scuole, volti a ridurre l’impatto del fenomeno. Partendo dalla supervisione di alcuni educatori specializzati, si arriva alla stipulazione di nuovi regolamenti d’istituto e all’approvazione di misure pratiche di sorveglianza, passando per fasi di formazione ed informazione.

Ultimi ma non ultimi, hanno preso la parola gli avvocati Alessandro Fumagalli ed Elisa Colombo. Fumagalli ha analizzato, con il pubblico, la recente legge 71/2017, che appresta misure di contrasto al cyberbullismo. “Una legge preventiva – ha commentato – invece che sanzionatoria. E questo è forse il primo caso in cui il legislatore italiano si muove in questo senso, mostrando di aver compreso la natura profonda del fenomeno”. Una legge che, tra l’altro, ha introdotto la possibilità – per la vittima ultraquattordicenne – di rivolgersi al gestore del sito internet o al Garante per i dati personali per chiedere di oscurare i contenuti offensivi. Altra possibilità importante è, poi, l’ammonimento del cyberbullo da parte del questore, che tenta di prevenire l’intervento della giustizia penale. Colombo, invece, ha illustrato proprio le conseguenze penalistiche del fenomeno, chiarendo come “non esiste un reato di bullismo, ma quest’ultimo si manifesta attraverso condotte che integrano di per sé altri reati. Dalla violenza alle minacce, passando per lesioni, percosse e atti persecutori, le sanzioni non sono leggere. Nemmeno per un minore”.

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