L'ESILIATO DESIDERATO: IL COMMENTO
Busto 81: una favola biancorossa, patrimonio della Città

Chi è stato rinnegato, ora rinnega: o almeno così verrebbe da pensare. Ma prima che sia troppo tardi - sempre che ci siano ancora tempo e margini - meglio provare a riflettere, evitando di indirizzare altrove preziose risorse

Mattia Brazzelli Lualdi

BUSTO ARSIZIO

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Ci siamo presi 24 ore di tempo prima di commentare l’operazione Busto 81 – Solbiatese. 24 ore per smaltire l’iniziale rammarico e disappunto, ma 24 ore soprattutto per capire, o almeno provare a farlo, le vere ragioni di fondo.
Come primo giornale di Busto Arsizio, perché l’Informazione/la Scelta/Busto Sport hanno sempre avuto sede a Busto Arsizio, ci sentiamo in dovere di prendere una posizione, partendo subito da un “mea culpa”: non aver difeso a sufficienza la società biancorossa dal diritto (conquistato sul campo) di giocare la finale playoff allo “Speroni”, anziché ad Inveruno, dopo una ricerca affannosa con tante porte peraltro sbattute in faccia.

Qualcuno dirà che la Testa aveva già visto lungo; qualcun altro dirà che in quel momento la promozione con scudetto della Pro Patria aveva fatto emergere qualche rancorosa ripicca per quella famosa fusione Pro Patria-Busto 81 (sbandierata dai soliti noti) con poco rispetto per la storia di un club prossimo al centenario; qualcuno infine dirà che a Busto non si può far calcio senza chiamarsi Pro Patria, perché volenti o nolenti si finisce sempre per venire schiacciati dal peso storico/politico/sociale/sportivo della Pro.

La verità – come spesso accade – sta probabilmente nel mezzo, ma sapere che il Busto 81, dopo aver deciso di emigrare per le partite di campionato al “Chinetti” (stadio che ad oggi è tutt’altro che un gioiellino…), ha pure deciso di smettere i colori biancorossi della nostra città per indossare il nerazzurro della Solbiatese, ci ha lasciato perplessi e amareggiati.
Soprattutto pensando ai vari Tosi, Mulazzi, Gambazza, Rigon, Pioggia e tanti altri (con cui ci scusiamo fin d’ora per la mancata menzione): gente che aveva messo cuore, tempo, passione e denari per il progetto Busto 81 che, negli anni della presidenza Della Valle, aveva persino compiuto un importante salto di qualità a livello giovanile (fu una delle prime società a dotarsi di un pullman personalizzato), ospitando stabilmente il torneo “Mario Colombo”.

Ma i tempi passano e i punti di vista cambiano. Il progetto sportivo che sta nascendo a Solbiate Arno è sicuramente ambizioso e destinato davvero a ripristinare un terzo polo calcistico tra Varese e Busto (Milanese, Galli e Battiston insieme ad oggi sarebbero, anzi sono, già il primo polo per potenzialità economiche); in più la politica ha di fatto già dato il suo benestare all’operazione, con l’ex capitano biancorosso (ora dg) Gorrasi a metterci la faccia, fra la legittima ambizione di diventare un dirigente di una società calcistica professionistica e lo “scomodo” ruolo di essere pur sempre un politico di Busto e della Giunta Antonelli (chissà cosa ne pensa il Sindaco, venerdì presente alla conferenza stampa di una Sport Management diventata ormai di Busto e non a quella di un Busto 81 nei panni invece dell’emigrante).

Ma la politica, per chi ama e segue lo sport, ha sempre fatto a pugni con quella passione genuina di chi, magari anche con una visione miope, ha fatto del senso di appartenenza e del sano campanilismo dei valori.
Pertanto noi che siamo veri bustocchi, ed orgogliosi di esserlo pur nella consapevolezza di stare… sui palloni a tanti, speriamo che in questo anno sabbatico il Busto 81 – il cui capitano Michele Ferri, cresciuto nel quartiere di S. Edoardo, è per giunta un simbolo della nostra città – possa ritornare a portare con fierezza i colori di Busto sulla propria maglia e magari valutare di sviluppare un progetto più cittadino, pur sapendo che fra bustocchi si va d’accordo se a comandare si è in meno di due.

Solo pochi giorni fa, in occasione dell’amichevole fra la la Juventus B ed il Busto 81, tutti noi ci eravamo un po’ immedesimati in quelle maglie biancorosse a Vinovo; oggi no.
Oggi ci immedesimiamo semmai in quel San Filippo che, pur ripartendo dalla Terza Categoria, ha deciso di arricchire il calcio cittadino, scegliendo come seconda divisa da gioco proprio i colori biancorossi di Busto.
Se il Busto 81 ha deciso di non voler più combattere per lo “Speroni” e di concedersi a Solbiate Arno (pur al netto di un progetto sportivo ambizioso e magari pure lungimirante) ce ne faremo una ragione, ma oggi preferiamo ancora combattere per difendere un simbolo di una città e di un rione (SS Apostoli) dove, in quel lontano 1981, sul campo dove un tempo aveva giocato la grande Pro, prese vita una bella favola, una favola biancorossa made in Busto.

Copyright @2018

NELLA STESSA CATEGORIA