Ce l'ho coi detrattori
Busto da tutelare

Busto Arsizio va tutelata. Ciascuno - ovviamente - al posto di Busto Arsizio ci metta il nome della propria città o del proprio Comune. Fa lo stesso. Il discorso è unico e univoco. Non si scappa

Gianluigi Marcora

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Busto Arsizio va tutelata. Ciascuno – ovviamente – al posto di Busto Arsizio ci metta il nome della propria città o del proprio Comune. Fa lo stesso. Il discorso è unico e univoco. Non si scappa.

Ce l’ho coi detrattori di Busto Arsizio; coloro a cui va mai bene nulla. Che criticano, insultano, portano disdoro alla città e alla sua gente, per ciò che c’è da fare, ma che se ne guardano bene dal proporre o da considerare che quel che c’è da fare ha un costo e che ha bisogno di determinati tempi per essere consolidato.

C’è chi dopo aver stilato le “incompiute” a Busto Arsizio ha sentenziato (e uso eufemismi) che la città è brutta, a volte licenziosa, per tanti versi zeppa di anomalie. Esempi sulle strade da rifare, quelle piene di buche, quelle a cui va riordinato il ripristino o una segnaletica diversa. Di tutto, di più…. comprese certe accuse (ventilate) che se dovessero finire in mano a un Magistrato le catalogherebbe nella casistica delle denunce, da valutare poi quali offese alle Persone o a carico dell’Autorità comunale.

Per noi, Busto Arsizio è una città con caratteristiche uguali o analoghe ad altre città; a partire dalle città confinanti a Busto Arsizio per …. sconfinare con le Metropoli. Ovunque ci si giri, i problemi sono analoghi a ogni agglomerato urbano e dappertutto c’è il bello, il brutto, il fattibile e l’osceno.

Per dire che Busto Arsizio è bella ho già citato a suo tempo il libro fotografico di Marino Bianchi dal titolo “CUORE di BUSTO” edito dalla GMC Editore. Non ci sono ritocchi nelle foto pubblicate e ci sono solo due articoli giornalistici: uno (diciamo così, morale e non moralistico) e uno dedicato al lavoro di Busto Arsizio. Il resto è puramente dedicato ad angoli preziosissimi della storia della città che andrebbero visionati anche dagli scettici, abituati (forse) a vedere solo il “giardino di casa” e a non conoscere angoli stupefacenti quali ad esempio Piazza Volontari della Libertà, i viali di Busto Arsizio, le Parrocchie cittadine e il “gioiello” qual è il Santuario di Santa Maria di Piazza.

Con certa gente ho parlato pure di Aziende di Busto Arsizio e qualcuno ha contestato il fatto che non si può parlare di “beltà” riguardante le Aziende. Sbagliato, secondo noi. Visitare queste aziende, si può ammirare la loro storia e la credibilità che si nono conquistate in ambito mondiale, specie nel campo della moda o della tecnica. Aziende dove (some si dice) si può mangiare anche per terra.

Busto Arsizio in campo Culturale è seconda a nessuno. Non ne faccio di esempi. In questo “campo” mi ci metto personalmente, quindi non vado oltre. Gli scettici prendano in visione i programmi delle numerose manifestazioni in itinere e la smettano una buona volta di dire (e qui scrivo il giudizio a tutto tondo detto) che “a Busto non si fa un cazzo” o che per vedere uno spettacolo come si deve “si deve andare a Milano“.

Sulla questione “bancarelle” si scade proprio nel pietismo. Pongo a me stesso una domanda (poi rispondo per tutti): è possibile che un evento che dura un week end faccia perdere i clienti ai negozianti?

Mi sembra azzardato rispondere di si; anzi, l’evento dovrebbe valorizzare il negoziante nel dimostrare che il proprio prodotto ha nulla a che invidiare a quello delle bancarelle. Inoltre bisogna pensare che chi viene a Busto sicuramente dovrà pagare una tassa per l’occupazione del suolo pubblico e dovrà pure “spendere” per rimanerci più giorni. E’ come se io dovessi “prendermela” per la campagna riguardante i libri, pensando che chi li va a comprare, non acquisti i miei. C’è poi un “buffone” di Busto Arsizio che si vanta di leggere Prèvert, Shakespeare, Proust e altri “classici” e si vanta di essere un Bustocco e non solo non sa parlare il Dialetto, ma nemmeno sa qual è il significato di “Bustocco, nativo e lavativo“. Ignoranza “grassa”!

In sintesi (lasciando stare la Politica), Busto Arsizio (come una qualsiasi città italiana) ha i propri problemi “normali”, strutturali, ancestrali che devono “far di conto” col Bilancio e le Tasse. Si potrebbe dire a coloro a cui va bene nulla: “che ci resti a fare a Busto Arsizio?”, ma non vogliamo cadere nel populismo. Si facciano concrete proposte e si tenga sempre conto della razionalità e della tempistica di esse. Insultare senza criticare, non serve. Inoltre si sappia (come per il Debito Pubblico) che le pecche esistenti non sono attribuibile all’attuale Amministrazione, ma rappresentano una sommatoria, iniziata col ….1864 data di nascita della città di Busto Arsizio. Serve ancora qui la frase di JFK “non chiederti cosa può fare l’America per te. Chiediti piuttosto cosa posso fare io per l’America“. Al posto di America, qui mettici Busto Arsizio.

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