unione di casciavit e baùscia
Busto è Busto

Una gita a Como, quasi improvvisa, mi fa tornare alla mente un "detto Bustocco" che avevo quasi dimenticato. In verità, il "detto" me l'ha ricordato mamma, quando evocava i tempi suoi...

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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Una gita a Como, quasi improvvisa, mi fa tornare alla mente un “detto Bustocco” che avevo quasi dimenticato. In verità, il “detto” me l’ha ricordato mamma, quando evocava i tempi suoi. Lei, la mia Pierina l’aveva sentito da suo padre (nonno Angelo Reguzzoni, morto parecchi anni prima dalla mia nascita). Dice : “se Còm fuss’in piàn, l’è pissè bèla da Milàn, ma l’e giù in una piàna e la sumea al cu d’una cavagna” (se Como fosse in piano è più bella di Milano, ma è più sotto del piano e assomiglia al fondo di un cesto).

Ovvio che ci vuole qualche spiegazione. Cominciamo dal fondo: la “cavagna” è un cesto capiente, più grande del “cavagneu” che ha dimensioni ridotte. La “cavagna” serve per raccogliere frutti vari e talora anche l’erba… qualsiasi cosa, non troppo pesante, come le primizie dell’orto o quel che si deve trasportare. Il “fondo della cavagna” non presenta un bell’aspetto, tuttavia è sempre nascosto. Como “assomiglia al fondo della cesta” è un’esagerazione. Ha il lago, Como che offre un panorama delizioso, un Duomo storico, imponente, oltre a un corollario di ville importanti, come ad esempio villa Olmo, con costruzioni di prestigio intorno alla stessa città. C’è, inoltre un sistema viario “snello” che porta (dentro e fuori la città) turisti di parecchie Nazioni. Si notano volentieri asiatici, tedeschi, americani e provenienti dai luoghi più disparati del mondo. Dire che Como, se fosse in piano è più bella di Milano è davvero un’esagerazione che, nel Dialetto ci sta, soprattutto per spirito campanilistico.

Ci sono poi le “antiche mura di Como” che delimitano il “centro storico” dal resto della città, col “Baradello” a far da vedetta e la teleferica di Brunate, autentiche “spie” a favore degli abitanti che potevano avvistare il… nemico.

Riprendiamo col Dialetto; “chi gà volta i spàl a Milàn i voltan i spal al pàn” e qui, la traduzione, sembra una ….minaccia. Chi volta le spalle a Milano, volta le spalle al pane… cioè al lavoro, al benessere, alla capitale del Nord, al fulcro dell’operatività. Non per niente, in ogni angolo fuori della metropoli, si canta “Milàn l’e’n gràn Milàn” per dire con certezza Milano è una grande Milano.

Da milanista aggiungo… la prima squadra di Milano venne davvero chiamata Milàn (con l’accento come ho evidenziato), poi, per… modernizzare il nome, chiamarono Milàn, Milan (senza accento) che vive tuttora. Non sto qui a evidenziare il “tradimento” di pochi “fuoriusciti” dal Milàn che diedero vita a un’altra squadra milanese chiamata Ambrosiana-Inter. Per evidenziare la differenza fra la prima squadra di Milano e… quel che è seguito, si inventarono due “nomignoli aggettivati” che sono: “casciavit” (cacciaviti) per simboleggiare il lavoro e la semplicità per il Milan e “baùscia” per l’Ambrosiana-Inter che vuol dire parolai, megalomani, gente boriosa.

Busto Arsizio, in sintesi, è proprio l’unione di “casciavit” e “baùscia” e lo si evidenzia nelle varie sfaccettature di… comportamento. Qui, c’è il lavoro, la ricchezza, la voglia di fare e di buona volontà nell’agire e pure ci sono i numeri che offrono a Busto Arsizio il primo posto lombardo fra le città “non Provincia”, il quarto posto fra le città più industriose e più ricche (dopo Milano, Brescia e Bergamo) e (lasciatemelo dire) ben davanti a Varese che è la Provincia a cui Busto Arsizio è affrancata, quasi fosse una… schiava liberata.

Non passa sotto traccia che molti Bustocchi, le compere le fanno fuori città… segno di opulenza, ma pure di… discrezione e se Milàn l’e’n gràn MilanBusti, l’e Busti e “bèi cume nogn, la màma n’e fa pù” (belli come noi, la mamma non ne partorisce più) – sic!

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