IN OGNI CAMPO DEL VIVERE CIVILE
Busto può dire la sua

Gianluigi Marcora

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Monotonia di fuochi fatui. Cambia nulla (o quasi). La gente (a volte) non è attenta al mondo che cambia. Crede nei sotterfugi del tempo, nei "sentito dire", in giaculatorie lamentose (e fastidiose) dirette a chi non ci sta a cambiare, ma vorrebbe farlo. Busto, a volte è così. Imprime uno scatto d'intenti, poi si fossilizza su credenze ataviche. Busto è moderna. Lo diventa quando ha uno scatto di persecuzione da smaltire. L'hanno maltrattata per diverso tempo. Poi s'è ripresa….dopo aver capito che la commiserazione non le si addice, neanche quando gli eventi l'hanno oltraggiata (e non poco).
 
Busto Arsizio (un tempo) era soltanto terra di lavoro. Non esisteva altro. Così – almeno – è stata giudicata. Al di là del contado e delle fabbriche costruite in casa, c'era poco altro. Figuriamoci i divertimenti. Poi s'è avuto una rivincita (almeno negli intenti) e Busto Arsizio s'è scoperta all'altezza di ogni situazione, sino a diventare città a pieno titolo e "punta di diamante" nel campo dell'industria. Inutile ricordare gli esempi che hanno fatto grande una città non Provincia e hanno quasi "costretto" chi la denigrava a ravvedersi. Altro che città dormitorio o città priva di Cultura. Addirittura oggi, la classificano ai vertici del benessere e ai vertici della vivibilità, addirittura in campo nazionale.
 
Oggi – Busto Arsizio – può dire la sua in ogni campo del vivere civile. Non si sottrae agli impegni e non fa storie quando si tratta di dare una mano, quando occorre, in ogni situazione di solidarietà… altro che "braccine corte" o tirchieria a oltranza. Non vogliamo – qui – raccogliere gli esempi eclatanti. Sarebbero troppi. E svelerebbero un aspetto che al Bustocco non piace: quello della soverchia pubblicità. Busto è discreta sino al punto di… farsi del male. Pur avendo la ricchezza ad alto livello, certe compere, Busto Arsizio le fa altrove. Poi succede di vedere negozi vuoti e negozianti che si lamentano per clienti che vanno un po' qua e un po' là a disperdere la loro fedeltà.
 
Adesso, col nostro "CUORE di BUSTO" s'è scoperta una "Busto bella" nelle sfaccettature di angoli sobri che la gente aveva visto e che poi ha solo guardato senza più lo stupore della prima volta. Sino al punto di aver perso lo stimolo della curiosità, nei confronti del proprio ambiente di vita. Quanti hanno rivisitato Villa Ottolini-Tosi o Palazzo Cicogna per rendersi conto di quel che racchiudono al loro interno? E quanti hanno preso la briga di andare a leggere quel che c'è scritto ai piedi del Monumento a Enrico Dell'Acqua in Piazza Volontari della Libertà? Esempi spiccioli di come l'abitudine remi contro alla realtà. Che – purtroppo – fa a pugni con gli effettivi valori esistenti in una città "brutalizzata" da costruzioni moderne che non hanno lasciato spazio a "gioielli" architettonici di cui Busto Arsizio era dotata.
 
"CUORE di BUSTO" somiglia a un salvacondotto utile per attraversare un campo minato che divide il vecchio al nuovo. Non che tutto sia da salvare del "vecchio" e non tutto è da valorizzare del "nuovo". Tuttavia (come dicevano i latini) "in medio stat virtus", la virtù sta nel mezzo: quindi, proprio dentro il "CUORE di BUSTO" sta la "virtù" dell'appartenenza a cui si aggiunge la dignità di sentirsi amati dentro le bellezze del "borgo natio". Prova ne è che "CUORE di BUSTO" s'è dimostrata la "chiave di volta" che ha aperto tanti… cuori, ma pure tante "menti" che hanno dovuto ricredersi su certi giudizi. Non più solo lavoro o solo interesse per il solo lavoro, ma pure attenzione al volgere del tempo e alla città che cambia, in un'evoluzione positiva.
 
Chi non l'avesse ancora fatto, provi a consultare soltanto "CUORE di BUSTO" e andare a "toccare con mano" ciò che il nostro fotografo, Marino Bianchi ha colto con sentimento e maestria. Nel libro non sono visibili unicamente immagini. C'è il sentimento per una città moderna che non disdegna i tesori del passato. C'è la Tradizione che rispetta la dignità di persone che possono vantarsi a dire "io sono di Busto Arsizio" senza la falsa modestia di chi non crede e senza la spocchia di chi pensa sempre male di… casa sua.

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