“Büsti Grandi che pasion”
Busto vista da un’altra prospettiva

L’appuntamento con l'amico Gianfranco Trotti si fa abituale. È bello vedere Busto Arsizio da un’altra angolazione. Anche per osservare come la dialettica cambi in base alla data di nascita e per osservare, pure, come da un rione all’altro della città, le sfumature dialettali sembrino differenziarsi...

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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L’appuntamento con l’amico Gianfranco Trotti si fa abituale. È bello vedere Busto Arsizio da un’altra angolazione. Anche per osservare come la dialettica cambi in base alla data di nascita e per osservare, pure, come da un rione all’altro della città, le sfumature dialettali sembrino differenziarsi. Nella Poesia (che somiglia a una filastrocca) Trotti è riflessivo e gioioso e racconta l’evolversi della città, in base alla “forza lavoro” che ha cercato fortuna da noi, contribuendo al progresso collettivo. Poi, nel finale, si nota molto rammarico per come Busto Arsizio… non sa più accogliere chi ha bisogno di lavorare.

Gustiamoci il messaggio dentro “Büsti Grandi che pasion” di Gianfranco Trotti

A matina ben bun’üa

tüti in fìa, tüti in cüa

chi a pè, chi in biciclèta,

ben cüntenti d’andà a tirà a càreta.

Quanti an ghè pasàa

da quandü i vegnan sü par laurà.

Ghea posto un pö par tüti.

I vegnan sü dul Meridion

cunt’à valisa da cartòn

pièna da sogni e da speranza

e dispiasè par la lontananza.

Imparèan a fèi tüs cosi

pur da fei un pö da danè

da mandà al so paesi.

Cara Büsti ma ti se cambiàa.

Ti sé a Manchester d’Italia,

ti fè d’ul tessil ül fiür all’ucchiel,

ma adesü ghe pü n’anca chel.

I ciminier a l’ean un vantü,

in ogni via ghea una ditta,

ogni cà un artigiàn.

Adesü sem chi con’t i man in man…

S’al gan da dì i nostar vegi,

c’an fèi tanti sacrifizi

par ingradì Büsti Arsizi.

Passiamo subito alla traduzione di “Busto Grande (per citare Busto Arsizio, in contrapposizione con Busto Garolfo che a tutt’oggi è chiamato Bùs Picùl) che passione!”

Alla mattina ben alla buonora – tutti in fila, tutti in coda – chi a piedi, chi in bicicletta – ben contenti di andare a lavorare (tirare il carrello o tirare la carretta era un sinonimo colorato per dire andare al lavoro). Quanti anni (da allora) sono trascorsi – da quanti venivano su (si intende i lavoratori meridionali) per trovare un posto di lavoro – il posto c’era per tutti – provenivano (le persone) dal meridione (aggiungo io, impunemente, anche dal Veneto) – con la valigia di cartone – piena di sogni e di speranza – col dispiacere per la lontananza. Imparavano a fare di tutto (ogni lavoro) – per guadagnare soldi da mandare a casa. Cara Busto Arsizio, quanto sei cambiata – sei la Manchester d’Italia – fai del tessile il tuo fiore all’occhiello – e adesso, nemmeno quello. Le ciminiere erano un vanto – ogni via contava una ditta – ogni casa un artigiano – adesso siamo tutti con le mani in mano. Cosa diranno i nostri anziani – che hanno compiuto tanti sacrifici – per far grande Busto Arsizio.

Il finale non è una domanda, è una constatazione. Si avvertono i rimproveri dei nostri vecchi che hanno compiuto tanti, ma proprio tanti, sacrifici e vedono la città moderna e piena di problemi. Tuttavia, la speranza di ognuno è quella di rivitalizzare una città che grazie al Lavoro si è sempre messa in luce.

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