Mina e Uto Ughi
Bustocchità a volte trascurata…

... a volte vilipesa, a volte disprezzata, quasi fosse una "patacca" da togliersi di dosso. Non per ironia, ma per quel desiderio insano che colpisce le persone abbiette nei confronti di coloro che hanno dato un'impronta a Busto

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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Bustocchità: a volte trascurata, a volte vilipesa, a volte disprezzata, quasi fosse una “patacca” da togliersi di dosso. Non per ironia, ma per quel desiderio insano che colpisce le persone abbiette nei confronti di coloro che hanno dato un’impronta a Busto Arsizio (sia pure a modo loro). Due esempi, con tanto di nomi, nei cui confronti c’è da togliersi il cappello: Mina, e Uto Ughi. Ci sono due fatti che mi coinvolgono con loro: con Mina (a tempo debito) ho realizzato la più breve intervista della mia carriera. Con Uto Ughi, un incontro a Venezia, casuale, ma che mi ha fornito la grandezza dell’Artista, per l’amore riservato alla nostra città.

Cominciamo da Uto Ughi, di cui non abbisognano “curricula” e presentazioni. E’ semplicemente il numero UNO nel Mondo per la sua professionalità nell’eseguire brani “normali” o difficilissimi come (ad esempio) “il trillo del diavolo” che nessuno sa interpretare come lui (e non è affatto un’esagerazione). Passeggiavo per le calli di Venezia, rigorosamente a piedi, senza l’ausilio del vaporetto, per scovare ogni angolo nascosto, ogni anfratto, ogni luce che sprigionasse appieno l’atmosfera della città più romantica del mondo. D’accordo che Venezia è un “miracolo” per la sua Storia e per le sue Tradizioni, ma percorrerla da Piazza San Marco in poi, si ha la sensazione di provare emozioni che nessun’altra città può offrire (Roma compresa).

A un certo punto sento una voce conosciuta (ma non individuata al momento) che scandiva il mio nome. A non più di 50 metri, mi trovo davanti lui, il mitico Uto Ughi, col suo sorriso accattivante e col bagliore della sua incredulità… “proprio qui, ci incontriamo?” e mi fu facile abbracciarlo, ringraziandolo per avermi riconosciuto. Fu lui, a ringraziarmi…”mamma mi ha inviato la rivista che sino a ieri (1980) si chiamava Busto Sport e che ora (gennaio 1995) si chiama l’[email protected] avendo riunito le due testate Busto Sport e La Scelta“. La foto d’apertura, mostrava proprio Uto Ughi in concerto a Busto Arsizio, presso il Teatro Sociale. Gli ricordai della sua grandezza, soprattutto quando chiese scusa al pubblico per aver “rotto” una corda di violino, in piena esecuzione. Non se ne andò, dal palco, Uto Ughi, ma “in diretta” provvide a sostituire la corda rotta con una nuova. Chiese ancora scusa, ma il pubblico di Busto Arsizio lo sommerse di applausi e di ovazioni, manifestandogli stima, simpatia e riconoscenza.

Dopo un conciliabolo di dieci minuti circa, ci salutammo con gioiosità “io a Busto sono legato” e io gli risposi “altrettanto” ben conscio che ci fu un certo dissidio fra l’Artista e… non so chi!

Per Mina, altra casualità. Ero a Forte dei Marmi e stavo conversando con l’amico albergatore proprio di Mina e mi scappò la frase “lo sai che Mina è nata a Busto Arsizio?” e lui, incredulo ebbe più d’un dubbio (l’ho visto dallo sguardo). Poi, per creanza (forse) tacque e qualche istante dopo, il telefono dell’Albergo squillò. Lui rispose e un attimo dopo, con la mano, mi fece cenno di avvicinarmi a lui. Con l’indice libero mi fece cenno di ascoltare la telefonata. Obbedii. Alla fine, prima che mi “interrogasse”, gli dissi ….”al telefono c’era inconfutabilmente Mina“. L’amico annuì e aggiunse “stasera è qui a cena, insieme a Benedetta (sua figlia nda) e a una decina di orchestrali”. Mi affrettai a dire “mi riservi un tavolo vicino a lei” al che, l’amico rispose “se Mina sapesse che c’è un Giornalista in sala, annullerebbe la prenotazione. Non farmi perdere il lavoro” al che, con tanto, ma tanto rammarico, annuii. “Però il posto vicino a lei, in un tavolo nei pressi, te lo predispongo” disse, forse per consolarmi e lui vide i miei occhi illuminarsi di gratitudine.

Trascorsi tutta la serata per trovare il momento buono per “incontrarmi” con Mina, ma non fu facile. Solo dopo mezzanotte, lei si alzò dal tavolo, salutò tutti, compresa la figlia che non la seguì e si diresse al guardaroba per ritirare il cappotto. Mi passò davanti. Non la guardai. Mi alzai subito dopo e mi precipitai all’uscita del Ristorante. Mina mi era di fronte. Sgranò i suoi grandi occhi luminosi, la guardai sorridendo e le dissi “piacere, Gianluigi Marcora di Busto Arsizio“. Lei, porgendomi delicatamente la mano, aggiunse “molto lieta, anch’io sono di Busto Arsizio” e scomparve oltre la porta girevole dell’Albergo. Finì lì, l’intervista. Pensai al disprezzo offensivo con cui i due Artisti vennero accolti in certe (poche) circostanze e ai meriti (loro) di non disconoscere Busto Arsizio.

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