Caro figlio, ti uccido la mamma ma ti voglio bene

Qualcuno la chiama alienazione parentale, qualcun altro alienazione genitoriale, altri ancora PAS (Parental Alienacion Syndrome), ma in qualunque modo la si voglia chiamare si tratta dell’esercizio feroce di una violenza nei confronti di uno dei due genitori sull’altro...

Michela Diani

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“La società è organizzata non tanto dalla legge quanto dalla tendenza all’imitazione” (C. G. Jung)

Qualcuno la chiama alienazione parentale, qualcun altro alienazione genitoriale, altri ancora PAS (Parental Alienacion Syndrome), ma in qualunque modo la si voglia chiamare si tratta dell’esercizio feroce di una violenza nei confronti di uno dei due genitori sull’altro, per ucciderlo se non fisicamente, nell’interiorità dell’anima più profonda, utilizzando i figli come arma preferenziale, figli di cui sostanzialmente anche poco importa, perché essi vengono ridotti alla forma di oggetto e non di soggetto relazionale, come essi invece sono, cioè come persona. E’ una vivisezione in vita e senza anestesia di sentimenti e personalità delle vittime, molto spesso madri e figli. Non dico naturalmente che manchino casi al contrario, cioè casi di padri in queste condizioni, ma sostengo che a parità di condizioni di legge ( che è quella dell’affido condiviso), negli ultimi anni, a causa di una applicazione forviante di questa legge, a beneficiarne non sono stati i bravi genitori di entrambi i sessi, ma molto più spesso i furbi e questi furbi sono più spesso di sesso maschile, se si considera che in Italia, la percentuale reale e non mistificata di chi cresce i figli sono senz’altro le donne e le mamme, non certamente gli uomini, a causa di una struttura sociale ancora estremamente patriarcale. A differenza però del patriarca antico che delegava alla donna-madre l’ambito famigliare, disinteressandosi della prole, ma garantendo in un certo senso, il valore della donna-madre nella cura dei figli ( anche se la donna moglie era fondamentalmente sottomessa), il patriarca moderno si esprime diversamente e a fronte di una donna che vuole essere più libera e indipendente, e che quindi, fuoriesce dal suo controllo, egli si oppone con aggressività. Si tratta di una sorta di paura del ‘femminino’, del non conosciuto, verso il quale l’unica via di relazione che si trova è quella della eliminazione. Quindi, il patriarca moderno vuole due piccioni con una fava: vuole schiacciare la donna esattamente come i patriarchi antichi, ma non più disinteressandosi della prole, come facevano un tempo, ma affermando il proprio ruolo su di lei anche in questa direzione, con una carica aggressiva prettamente disfunzionale e legata spesso a una incapacità reale di costruire con i propri figli un vero e proprio rapporto di relazione. Il rapporto con i figli del patriarca non è infatti affettivo, ma utilitaristico ed è per questo che vede nello schiacciamento dell’altro l’unico modo di relazione. Spero che in queste mie parole i buoni padri non si sentano attaccati perché il comportamento dei buoni padri è assolutamente differente e non corrisponde a uno schiacciamento delle ex compagne ed è per questo che sono sempre più convinta cha siano i genitori credibili ( uomini e donne) a doversi unire e a prendere le distanze dalle aberrazioni che il sistema permette e che fanno spesso leva su una fragilità economica delle donne, rispetto a quella degli uomini, proprio in virtù del fatto che le donne subiscono un duro contraccolpo alla loro situazione lavorativa per il fatto stesso di essere feconde e questo in ogni momento della loro vita lavorativa. Ma questo è un argomento che riprenderemo più avanti.

Personalmente, non mi interessa parlare né di malattie né di sindromi, né di nuovi capitoli del DSM, perché non solo ne abbiamo già troppi, ma anche perché – e questo è naturalmente un mio esclusivo punto di vista – all’occhio educativo non piace la classificazione rigida e meno che meno la schematizzazione dell’essere umano in una griglia fatta più per comodità degli operatori che delle persone, operatori che poi talvolta, non capendola neanche, e studiandola dai libri ma senza comprensione reale, finiscono per applicarla tout cour all’essere umano senza distinzione e facendone un’altra prigionia.

Quello che invece credo sia importante sollevare è l’argomentazione di relazioni disfunzionali, di comportamenti inadeguati in termini relazionali, di copioni di relazione che devono essere modificati, di ‘schemi relazionali’ cioè in sostanza abitudini relazionali che abbiamo appreso per vari motivi e che ci troviamo appiccicati addosso, apparentemente inconsciamente, ma francamente neanche sempre e del tutto.

Su questo termine, alienazione, il dibattito è molto acceso perché se da una parte c’è chi lo sostiene a spada tratta per descrivere con esso tutta una serie di comportamenti volti ad eliminare per mano di un genitore l’altro e senza giustificati motivi, c’è chi invece lo trova pericoloso perché sulla cosiddetta PAS nei Tribunali si è fatta una perpetua strumentalizzazione proprio per mano dei genitori alienanti e non quelli alienati, dei carnefici cioè e non delle vittime.

Dal mio punto di vista, entrambe le posizioni sono da prendere in considerazione e piccarsi sui termini non fa che rallentare il processo di ricerca di una soluzione che in fondo è quella che tutti vogliamo trovare. Nel primo caso perché per comprendere taluni comportamenti essi devono essere per forza identificati, nel secondo caso perché come in tutte le cose è necessario che le persone che li leggono usino l’intelletto per discernere nelle singole situazioni cosa sta accadendo.

Occorrono degli ingredienti che molto spesso mancano agli operatori che nei Tribunali sono poi chiamati a decidere e che quindi poi, stigmatizzando erroneamente le situazioni, così come estraendo giudizi dal cilindro del pressapochismo, sentenziano delle sorti dei bambini fondamentalmente ‘ad cazzum’. Nell’ignoto mare del caos della non lettura degli atti giudiziari e quindi sulla base di una assente panoramica globale, dell’inascolto vero dei coniugi e soprattutto delle vittime che quasi sempre già denunciano fin dall’inizio, di una analisi spesso fallace della situazione reale in quanto le analisi peritali non c’entrano veramente una beata mazza con la vita reale delle persone che vengono ‘peritate’, da un ascolto del genitore più abile a mentire e non di quello che racconta la verità che essendo spesso molto arrabbiato ( perché inascoltato) viene frainteso da psicologhelle pifferaie e immature professionalmente, impaurite dall’ombra della rabbia e dell’emotività, di un fancazzismo collaterale dato dalla fretta di portarsi a casa la pagnotta senza metterci più di tanto, da una marea di pregiudizi esistenti e volti più a proteggere chi fa il lavoro peritale giacché i pregiudizi sono una cosa molto rassicurante per chi compie una perizia. Applicare lo schemino è di un comodo che non vi potete immaginare.

Ad cazzum, infatti, hanno ragionato le assistenti sociali che hanno definito alienante la madre di Federico Barak,un bimbo di otto anni ucciso dal padre durante un incontro protetto sotto la lucida e attenta osservazione di queste operatrici formate da Einstein.

Ma senza andare in casi così eclatanti che sono autentiche tragedie, tutti i giorni nei Tribunali italiani, compreso quello di Busto Arsizio, abbiamo gente che ad ‘cazzum’ inonda la collettività di giudizi infondati costruendo piani di intervento e affidamento non solo fallimentari, ma preannunciatori del disastro, visto che si basano su errate valutazioni dei casi. E credetemi, anche se pensate di avere inteso la gravità di questo tipo di situazioni, non la si può comprendere veramente fino a che non ci si confronta in maniera diretta con quel lacerante dolore che prova il genitore vittima, che spesso non viene aggredito solo con il comportamento quotidiano di alienazione, ma anche con un vero e proprio ‘paradigma dell’abuso del diritto’ che uccide in vita madri e figli. Vorrei sottolineare che appunto, anche se in apparenza viene procurata una frattura nell’intimità della madre, nella realtà la frattura più grave viene attuata nei bambini, in quanto mentre il genitore vittima ha comunque, e solo per il fatto di essere un adulto, gli strumenti per poter in qualche modo fronteggiare la differenza tra realtà vera e realtà prodotta dal genitore carnefice, i bambini questa capacità non la possiedono, a meno che essi non vengano rafforzati e sostenuti così che in età più matura vedranno con i propri occhi ma anche con altrettanta delusione la grande bugia a cui il palazzo li ha obbligati a sottostare. La verità è che i copioni giudiziari non è che siano poi così fumosi se uno leggesse gli atti e si poggiasse effettivamente sulla realtà e non sulla visione fantastica dei periti che sbagliano pure i nomi dei coniugi nella presentazione dei documenti ufficiali, giusto per dimostrare l’elevato livello di attenzione che pongono nella realizzazione di atti giudiziari che condizioneranno in maniera indelebile il futuro della gente. E poi, pretendere che in una parità di diritto, al genitore che effettivamente e realmente cresce i figli si riconosca la sua diversità rispetto a colui che mette in atto un piano di omicidio in vita francamente mi pare una richiesta più che lecita. Amare i propri figli pur con tutta la propria imperfezione e volerli come atto di potere sono francamente due cose diametralmente opposte.

Ma allora, cari giudici, quando questa gente comincerà a pagare per la loro irresponsabilità professionale nei confronti della collettività? Tenderei a pensare che sia giunto il momento di una bella class action e di risarcimenti esponenziali giusto per farvi intendere che per il culo non ci pigliate più. Mica crederete che noi cittadini staremo zitti di fronte a queste barbarie legalizzate da una connivenza di sistema che scarica le responsabilità dal magistrato al perito e dal perito al magistrato, relegando noi ad essere la vostra la pallina di tennis? Mica crederete che ci arrendiamo a quel mercato senza scrupoli e totalmente immorale che viene innescato da questi asini del sistema?

Siamo a due passi dalla festa della mamma, cercate di portare più rispetto per chi cresce i figli a dispetto della vostra ignoranza di palazzo, cercate di portare rispetto per quei genitori che i figli li crescono veramente e non quando vengono in udienza per fare bella figura, cercate di capire perché non ci vuole tanto a capirlo per chi l’intelletto lo usa e non lo scarica nello sciacquone quando entra in Tribunale che se a un figlio gli togliete il genitore affidabile per dare fiducia a quello inaffidabile, non solo distruggete la vita del genitore sano ma spaccate, fratturate, scardinate la personalità del minore e qualsiasi problema il minore avrà in futuro sarà solo ed esclusivamente frutto della vostra maligna stupidità di palazzo. Cercate anche di comprendere che chi compie questi atti ha sempre – o quasi – dietro a sé, complici fidati quali nonni e nuove compagne ( molto più difficile nuovi compagni) che spingono nella creazione di veri e propri piani di sequestro graduale. Come potrà crescere i figli chi non ne ha vera cura? Insomma ci siete o ci fate?

Per me la festa della mamma sarà la festa della genitorialità sana fatta di mamme che si fanno in cento per i propri figli e di papà responsabili che ove non si possono occupare dei figli come vorrebbero, sanno riconoscere il valore del lavoro che tutti i giorni le loro compagne fanno per garantire una crescita piena e serena. Sarà la festa di madri e padri perbene che non strumentalizzano o mercificano i figli e che sono, erano e saranno sempre genitori indipendentemente da un’aula di tribunale, sono i genitori non perfetti, ma CREDIBILI dove la credibilità non c’entra nulla con i bugiardi, i manipolatori e coloro che usano i figli in una qualunque forma o modalità.

E piantiamola per favore nei palazzi di giustizia di parlare di affido esclusivo e collocazione con gli alienanti quando vengono a fare le vittime ( perché stupidamente gli date corda) e di definire alienanti madri che lo chiedono perché una genitorialità condivisa è impossibile con immaturi strutturali, prepotenti o violenti che non vogliono cambiare, ma vogliono solo avere ragione e vendicarsi dell’altro in un climax che durerà tutta la vita.

Non è solo la conoscenza collettiva che si deve evolvere ma anche la coscienza. E chi la coscienza non la possiede vada fuori dai palazzi di giustizia.

Il genere umano è a uno stadio di involuzione spaventoso, ma una cosa è certa, se lo dobbiamo rifare cominciamo a rifarlo non dalla povera gente ma da chi decide nei palazzi.

E per quanto riguarda le qualità dei cosiddetti esperti, evitare ciucci, ebeti e asini, ed anche inesperti di vita prima ancora che di psicologia forse è il minimo che dovete garantire a questa collettività. Salvo che non riempiate gli elenchi peritali in base ad altri criteri quali amicali, simpatizzanti ed equilibri politici di turno.

Mi scuso, in questo articolo, di essermi dovuta dilungare molto, ma mi pare che l’approssimazione dei periti ci dimostri come in talune situazioni forse è il caso di mettere i puntini sulle i. Temo che ci serva una Pamplona tutta italiana.

 

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