I VOLTI DEL MIRACOLO NEROVERDE
Castellanzese, il fuoco D paglia di chi… non vinceva mai

Inviso agli scettici, Salvatore Asmini e Fiorenzo Roncari - protagonisti del miracolo neroverde alla corte del presidente Alberto Affetti - si godono la loro personalissima rivincita, vista così dal giornalista Peron

Mattia Brazzelli Lualdi

CASTELLANZA

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Per celebrare, e sviscerare, lo storico successo della Castellanzese, approdata per la prima volta nella sua storia in serie serie D, abbiamo chiesto al giornalista Silvio Peron, legato da un’amicizia di vecchia data a due dei protagonisti del miracolo neroverde, un commento – come al solito mai banale e fuori dal coro – su questa realtà calcistica così vicina alla Pro Patria
La parabola dei talenti, quelli sotterrati in un ideale campo dal quale è stata levata la gramigna ed estirpata l’invidia, malapianta che cresce senza seme. Arare, seminare, raccogliere: verbi coniugati in simbiosi fra i segmenti di una Castellanzese che è dove voleva essere.
Un premio per Alberto Affetti, presidente sognatore, ma pure un presidente pragmatico e determinato. Un uomo d’affari, dunque imprenditore che dà valore ai soldi per scucire i quali servono idee e obiettivi. La sua creatura calcistica è una costola della brillante azienda di cui è titolare e anch’essa ha un perimetro finanziario dentro il quale vivere e prosperare. E vincere.
Il salto in serie D, ossia alle soglie del professionismo, ha tanti padri, ma stavolta è giusto che sia così. Anche per una questione di risarcimento che il mondo del calcio, laddove, purtroppo, troppi sanno senza sapere, deve a due uomini vestiti di neroverde. Se poi sono due che possiamo considerare un po’ amici è solo gratificazione per averne condiviso, da osservatori diversi, un lungo tratto della loro carriera.
Salvatore Asmini e Fiorenzo Roncari lasciano un segno in questa travolgente cavalcata, roba da Lotteria d’Agnano.
Salvatore, che qualcuno ha sbrigativamente bollato come un perdente di successo, è un vincente che sta al suo posto, pur potendo aprire il libro e dirne quattro a tanta, troppa gente. Lui è il capo che decide, che sta nel budget, che consegna all’allenatore un gruppo con valori tecnici e morali che portano dritti alla serie D.
Si è rimesso in gioco dopo che, poco lontano da qui, ha arato, seminato e altri stanno raccogliendo anche se, piccolo ma significativo particolare, “l’architetto biancoblu” Sandro Turotti a Busto Arsizio non c’è per grazia ricevuta. Meriterebbe un premio per aver usato l’agognata ramazza e aver posto le basi per i successi della Pro. Successi, ma abbiamo il coraggio di chiamarla rivincita, che “Tore” s’è preso, con gli interessi, dopo il ritorno a Castellanza dimostrando di essere tutt’altro che impreparato per i dilettanti dopo una vita spesa fra i professionisti.
Castellanza dove Roncari, persona colta e tecnico preparato, ha fuso l’esperienza e le idee che ha maturato in anni di gavetta. Anche per lui è un risarcimento e una meritata rivincita perché stupire gli scettici è una goduria. Godiamo anche noi che lo abbiamo conosciuto da brillante giocatore nel Mendrisiostar piuttosto che a Lugano o Locarno, due delle quali località di lago.
E il lago è un sottile filo che lega l’allenatore e il d.s. Asmini, nei bei tempi andati portiere a Luino. E si sa: i portieri sono persone speciali, uniche e mai banali“.

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