Cattive prassi del Tribunale di Busto Arsizio

“Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai delinquenti, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare” (Albert Einstein)

Michela Diani

Busto Arsizio

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“Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai delinquenti, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare” (Albert Einstein).

E’ bene far comprendere al lettore e in maniera anche molto chiara che, quando si sostiene che all’interno di una istituzione vengano messe in atto cattive prassi a danno del cittadino, non si intende attaccare l’istituzione in forma astratta o eterea, né tantomeno affermare che all’interno di essa non esistano persone perbene e che si mettono al servizio della legge in maniera positiva. Al contrario, si vuole affermare che al suo interno vi sono persone ben precise che, con prassi errate, modalità fallaci e giudizi ignoranti instillano nella istituzione stessa, abitudini che divengono cancerogene e che, se non vengono riconosciute e modificate, procurano danno a quella collettività che tanto sulla bocca si dice di voler difendere.

Cari Giudici ed operatori di Giustizia, il fatto che portiate una toga o un abito prezioso e che nessuno vi controlli, che in sostanza siete la casta più libera di fare quello che gli pare in un paese alla frutta come il nostro, non implica che nessuno vi osservi e vi giudichi almeno tanto quanto voi vi permettete di giudicare noi cittadini e molto spesso sulle base del niente.

“Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui iniziamo a tacere sulle cose che contano”, (M. L. King).

Sappiate quindi che di tacere non se ne parla proprio. Quanto scrivo fa quindi riferimento, in maniera particolare, alle cattive prassi nella gestione delle separazioni, nelle sezioni civili che all’interno del Tribunale si occupano di questo aspetto particolarmente importante della società civile. Per quanto infatti, l’argomento possa sembrare banale perché il tasso di separazioni e divorzi è molto elevato in generale ed anche a Busto Arsizio, è proprio per questo motivo che le prassi che vengono messe in campo non devono e non possono essere trascurate. Il fatto che le separazioni vengano per la loro “abitudinarietà” condotte a prova di catena di montaggio e senza alcuna attenzione al caso specifico, ma con una tracotante indifferenza per il vissuto reale delle persone coinvolte, conduce poi a errati giudizi, sentenze a muzzo e soprattutto all’esacerbazione di conflitti che di per se stessi con una trattazione differente, basata sull’ascolto e non sullo “scazzo istituzionale” avrebbero potuto essere contenuti.

Ai Giudici, ovviamente a quelli che non lo hanno chiaro, occorre però spiegare che contenere un conflitto perché a loro dà fastidio, evitarne l’esacerbazione, non corrisponde né coincide con il fare finta che non esista per scaricare la patata bollente sui colleghi del Penale che successivamente dovranno smazzarsi denunce e contro denunce dei coniugi, né sedarlo zittendo la parte lesa compiendo oltre che ingiustizie clamorose, vere e propri soprusi istituzionali, dovuti a superficialità, negligenza, ignoranza in materia di conflitto e dinamiche di relazione tra i sessi, convenzione di Istanbul, incapacità di scegliere ed ammettere tra gli elenchi a disposizione del Tribunale periti di competenza accertata e non operatori ridicoli della pagnotta che poi a fronte di un conflitto l’unica cosa che sanno fare è negare che esista o prostituirsi intellettualmente al Giudice di turno per spingere a conciliazioni inaudite e lesive per il diritto di uno dei due e del minore soprattutto.

E’ bene infatti precisare che, cari Giudici, qualora la separazione viene affrontata male nel civile e degenera nel penale, o comunque procede con un iter tortuoso di rivittimizzazione secondaria, voi, siete responsabili davanti alla collettività di quella singola situazione a cui per umore storto o superficialità ripetuta non avete dato attenzione. E dire che, la cronaca quotidiana, ci mette di fronte a casi che sfociano in suicidi o omicidi proprio per una cattiva gestione della separazione, dovrebbe quanto meno farvi aprire le orecchie sulla questione. Ma niente. Il vostro cattivo umore, l’indifferenza con cui arrivate spesso in udienza perché siete i primi a non poterne più di questo macchinario e meccanismo che si chiama giustizia italiana e che non funziona, non è una giustificazione per non assumervi la responsabilità di lavorare bene, visti gli stipendi che prendete. Anche perché non si capisce come non abbiate tempo di ascoltare in udienza, ma poi di recarvi a fare docenze extra, pagate extra stipendio sì.

La verità è che probabilmente non siete cattivi ma soltanto molto disillusi e stufi quanto noi e un po’ di amore per il vostro lavoro andrebbe recuperato, non fosse altro perché da voi dipende tutta la collettività civile e in certi momenti non pare ve ne rendiate conto. Da voi dipende che nella collettività civile dilaghino ingiustizia o giustizia, attenzione al debole all’indifeso e non al bullo e al prepotente, ai bambini e alle mamme come base di una famiglia sana, a una genitorialità sana basata sull’ affido condiviso fatto per genitori maturi e consapevoli e non strumento di bulletti prepotenti di provincia o di stalker garantiti all’interno perché parenti o amici di qualcuno che conoscete.  In caso non foste d’accordo con questa mia affermazione, beh allora, non c’è nulla da fare, la connivenza istituzionale e il menefreghismo significa che hanno avuto la meglio su qualsiasi senso basilare di giustizia e servizio ad essa. Possiamo così inutilmente auspicare quindi che i Di Matteo o i Tartaglia vengano apprezzati in terra di trincea se i loro colleghi gettano la spugna per molto meno!

Spiace e duole dover apparire un po’ intransigente, ma la gentilezza, ho comprovato, non ha portato da nessuna parte, soprattutto noi donne, nei secoli, ma anche nel quotidiano di ogni singolo Tribunale italiano, di ogni città che vede sentenze forti con i deboli – come il caso della signora netturbino condannata al licenziamento per aver rubato per il proprio figlio un giocattolo dalla spazzatura e giusto perché non aveva altra possibilità –e debole con i prepotenti, mentre assolve e giustifica ogni giorno persone malvagie, corrotte e violente per l’incapacità di tirare fuori attributi appesi al chiodo di una compiacenza di sistema.

E che sia chiaro che state rovinando vite umane con una negligenza istituzionale che non si può neanche guardare da tanto ribrezzo suscita. Perciò sarebbe il caso la smetteste di fare i parrucconi spocchiosi e cominciaste ad ascoltare.

 

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