sabato 16 febbraio, ore 21
“Ccà nisciuno è fisso – l’era della precarietà” in scena al Teatro Sociale

Grande attesa per l’esilarante monologo sul tema della precarietà di Francesca Puglisi, con la regia di Alessandra Faiella, in scena al Teatro Sociale Delia Cajelli di Busto Arsizio

Simone Testa

Busto Arsizio

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Grande attesa per“Ccà nisciuno è fisso – l’era della precarietà”, l’esilarante monologo sul tema della precarietà di Francesca Puglisi, con la regia di Alessandra Faiella, che andrà in scena sabato 16 febbraio (ore 21) al Teatro Sociale Delia Cajelli di Busto Arsizio.

Argomenti principali? Lavoro, casa, amore visti attraverso gli occhi di una giovane donna, Francesca, attrice di teatro – lavoro precario per eccellenza – che racconta con umorismo e autoironia la sua realtà quotidiana; la sua satira sociale, grazie ad una spassosa autocritica, mira ad un rapporto di grande empatia con il pubblico.

“Ccà nisciuno è fisso – spiega Francesca Puglisi – è nato per la necessità di parlare della mia vita precaria, avevo bisogno di raccontarla e di abbracciare idealmente il pubblico che, insieme a me, ne soffre o ne ha sofferto sia in ambito lavorativo che sentimentale. Lo spettacolo affronta in chiave ironica questo delicatissimo tema e, tramite la comicità, vuole esorcizzarlo attraverso la risata”.

L’attrice di teatro, famosa anche sul web per le collaborazioni con le pagine Facebook, Instagram ed i canali YouTube de “Il Milanese Imbruttito”, “Il Terrone Fuori Sede” ed “Il Terzo Segreto di Satira” porterà sul palcoscenico del Cajelli: “Una ventata di novità – come la definiscono Antonio Corrado, coordinatore delle attività della sala, affiancato da Danilo Menato di Educarte -. Abbiamo voluto portare in questo teatro qualcosa di nuovo, con uno spettacolo estremamente attuale scritto e recitato da una professionista valida che, siamo sicuri, farà divertire il nostro pubblico”.

LA TRAMA DELLO SPETTACOLO

“Prima noi attori avevamo il privilegio di essere fra i pochi precari nel mondo del lavoro, ci potevamo atteggiare, fare i tormentati, i dissoluti, tutto genio e sregolatezza… adesso siamo più stabili noi di un manager!” Ed è a questo punto che, impugnata la mia bottiglia di Whisky, dialogherò con Ambrogio, ennesimo fidanzato, liquidandolo per sempre con la scusante di una vita dissoluta e precaria che mi costringe a non prendere impegni. La precarietà ha molti volti: è ragione di sofferenza, strumento di continua innovazione, alibi per vivere sempre secondo le proprie esigenze senza prendersi troppe responsabilità, condizione subita oppure scelta coraggiosa. Racconterò al pubblico tutte queste sfumature, sempre con ironia, attingendo a episodi emblematici della mia vita sentimentale e lavorativa che risulterà alla fine non così diversa da quella di chi fa un mestiere socialmente riconosciuto. Ridere di se stessi aiuta a vivere meglio!

Il costo dell’ingresso è di 15 euro.

Copyright @2019

NELLA STESSA CATEGORIA