Presentato alla LIUC il Rapporto sull’economia della Lombardia di Banca d’Italia
“C’è la ripresa se c’è l’impresa”

Giuseppe Sopranzetti, direttore della sede di Milano della Banca d’Italia, presentando alla LIUC-Università Cattaneo il Rapporto annuale sull’economia della Lombardia, ha fatto ricorso ad una metafora meteorologica estremamente chiara: “Il sole splende sull’economia lombarda, ma le nuvole che si addensano all’orizzonte sono minacciose”.

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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Giuseppe Sopranzetti, direttore della sede di Milano della Banca d’Italia, presentando alla LIUC-Università Cattaneo il Rapporto annuale sull’economia della Lombardia, ha fatto ricorso ad una metafora meteorologica estremamente chiara: “Il sole splende sull’economia lombarda, ma le nuvole che si addensano all’orizzonte sono minacciose”.

In altre parole, se è vero che nel 2017 l’espansione dell’economia della Lombardia si è consolidata e rafforzata rispetto agli anni precedenti (incremento del Pil pari all’1,7%), è ancora più vero che nel primo semestre 2018 si sono manifestati “segnali di rallentamento” e la crescita ha coinvolto “un numero inferiore di comparti, sia nell’industria, sia nel terziario”.

“Il bene della fiducia – ha aggiunto Sopranzetti, al cui intervento introduttivo hanno fatto seguito le dettagliate relazioni di Francesco Bripi e Tiziano Ropele, entrambi della divisione analisi e ricerca economica territoriale della Banca d’Italia – è molto prezioso e non deve essere in alcun modo disperso. La fiducia  si fonda sulle azioni – ha concluso –  e non sulle false speranze. Mettere insieme le forze è fondamentale”.

Un auspicio e un ammonimento alla sfera politica, al governo gialloverde in particolare che sta predisponendo la nota di aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza): preludio della Legge di Bilancio.

Della serie: siamo sotto osservazione “speciale” dei mercati e le decisioni strategiche che verranno prese in merito alla questione cruciale inerente la copertura finanziaria delle misure contenute nel “contratto di governo” (reddito di cittadinanza, flat tax, revisione della Legge Fornero sulle pensioni) avranno delle conseguenze importanti in rapporto alla credibilità/affidabilità complessiva del sistema Paese.

I funzionari della Banca d’Italia non l’hanno mai detto esplicitamente, com’era d’altra parte logico visto il loro ruolo istituzionale, ma dalle loro analisi è emersa con chiarezza la preoccupazione in merito alla “tenuta dei conti”.

I dati salienti sullo “stato di salute” dell’economia lombarda sono più che confortanti: nello specifico, la produzione industriale (in crescita dal 2013) si è incrementata del 3,7% nel 2017, accelerando significativamente con riferimento all’anno precedente.

Nel primo semestre di quest’anno la fase espansiva è proseguita, sebbene a ritmi più contenuti (+2,1% sui primi sei mesi del 2017), e nella provincia di Varese l’andamento del settore industriale ha fatto registrare risultati migliori rispetto alla media regionale sia nel 2017 (+3,9%), sia al giugno di quest’anno (+2,3%).

Anche gli investimenti si sono rafforzati: +4,8% nel 2017 (super-ammortamento e iper-ammortamento i fattori scatenanti).

“Nel 2017 circa il 50% delle imprese industriali – rileva il Rapporto – ha investito in tecnologie digitali avanzate che realizzano forme di automazione e di interconnessione dei processi produttivi (la cosiddetta Industria 4.0)”.

Il mercato del lavoro ha positivamente risentito del buon andamento economico: il numero di occupati in Lombardia (che già nel 2016 aveva superato i livelli pre-crisi del 2008) è cresciuto dell’1,7% nel 2017 e la dinamica positiva è andata avanti anche nella prima parte del 2018: prevale l’occupazione “a termine”.

Significativo il fatto che “la domanda di lavoratori delle imprese della regione – precisa il Rapporto – è orientata più che nella media del Paese alla ricerca di figure professionali laureate o con una elevata qualifica professionale”.

Segnali confortanti arrivano dal mercato del credito: gli indicatori della qualità del credito erogato alla clientela lombarda sono ulteriormente migliorati (incidenza dei nuovi prestiti deteriorati) con una diminuzione dell’ammontare delle posizioni problematiche sul totale dei finanziamenti.

A corollario dell’illustrazione del Rapporto sull’economia della Lombardia, sono infine intervenuti il presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese Riccardo Comerio, il presidente di Banca Mediolanum Ennio Doris e l’economista della LIUC Massimiliano Serati.

“Voglio sottolineare – ha esordito Ennio Doris, su sollecitazione del prof. Rodolfo Helg, direttore della Scuola di Economia dell’ateneo di Castellanza, che ha coordinato il dibattito – le straordinarie capacità degli imprenditori lombardi che sono stati capaci di esportare, nel 2017, di più dei loro colleghi tedeschi e addirittura il doppio del sistema industriale francese. Il problema è che in Italia manca un mercato finanziario efficiente. Il 90% dei finanziamenti alle imprese arriva dalle banche. L’economia, in Italia, è banco-centrica. Dopo il periodo del boom economico – ha aggiunto Doris -, nel nostro Paese si è diffuso un clima anti-impresa e la tassazione è cresciuta in misura esagerata”.

“Riprendendo quello che ha già detto Sopranzetti, anch’io dico che ci sono delle nuvole scure all’orizzonte – ha sottolineato Riccardo Comerio -. Soprattutto in Italia. Soprattutto in provincia di Varese. La nostra provincia è la prima come fattore di internazionalizzazione che è pari al 40%. L’attuale guerra dei dazi che imperversa sul mercato internazionale è un fattore di pesante incertezza. All’inizio di quest’anno abbiamo fatto un sondaggio per cogliere lo  stato d’animo degli associati: nel 2017 il 66% ha effettuato investimenti sulla scia dell’Industria 4.0 e, di questi, il 58% ci ha confermato di volerli fare anche quest’anno. Ora, però, sono emersi dei dubbi. Ci sono due fattori di importanza fondamentale che ‘vacillano’: la certezza del quadro normativo e la fiducia. Lo devo dire con sincerità: è difficile, nel nostro Paese, essere ottimisti! Quello di cui abbiamo un gran bisogno – ha sentenziato il presidente dell’Unione Industriali – è una classe politica che ci affianchi e che ci permetta di traguardare oltre gli ostacoli. E’ l’industria che fa la differenza. Se fossimo un Paese normale, senza quel gap infrastrutturale denunciato mille volte, potremmo contare su un aumento del Pil di almeno 70 miliardi! Io sono un imprenditore metalmeccanico e sono ottimista (nonostante tutto) per natura, domani (oggi per chi legge, ndr) e venerdì, a Cernobbio, in riva al lago di Como, si svolgerà il World Manufacturing Forum: un appuntamento importante. Tutto parte dall’impresa e ripresa c’è se c’è l’impresa! Il reddito e il lavoro si generano dalle imprese!”.

Massimiliano Serati ha concluso il meeting soffermandosi sulle eccellenze economiche territoriali.

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