CAPUTO SUL RIAVVIO DELLA CENTRALE TERMICA
“C’è qualcosa che non torna: è opportuno che si chiarisca”

Il consigliere castellanzese Mino Caputo ha voluto pubblicamente esprimere le proprie perplessità riguardo al riavvio della centrale termica posta all’interno del Polo Chimico, ormai considerato “un’area da rigenerare perché non più produttiva”

Loretta Girola

castellanza

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Il Polo Chimico non smette di far parlare di sé e di suscitare preoccupazioni tra gli esponenti delle varie forze politiche castellanzesi; a testimoniarlo è la riflessione del consigliere Mino Caputo che ha voluto pubblicamente esprimere le proprie perplessità riguardo al riavvio della centrale termica posta al suo interno. Si tratta di un impianto già esistente all’interno del polo, che verrebbe riattivato con le stesse potenzialità e finalità dell’impianto che un tempo garantiva lavoro a diverse centinaia di persone, anche se oggi la situazione è molto diversa, e la centrale, che dove dovrebbe servire a garantire l’energia necessaria al funzionamento degli attuali impianti, in una forma di autoalimentazione, sarebbe, secondo Caputo, “un progetto sproporzionato per quel sito, anche perchè da quel che è dato sapere non esiste in prospettiva alcun piano industriale; la centrale sembra dunque destinata al business dell’energia fine a se stesso.

Come può essere possibile che si permetta la realizzazione di un impianto che, per quanto tecnologicamente avanzato, può contribuire ad ammalorare ulteriormente una realtà già pesantemente compromessa, senza garantire sviluppi occupazionali?”.

Parlando della revisione del Piano di governo del territorio, poi, che ha come presupposto Legge regionale sul risparmio dei suoli, Caputo sottolinea come la riduzione della capacità edificatoria delle aree libere e maggiore attenzione alle aree da rigenerare, dovrebbero essere i presupposti alla base del documento che tratta anche del recupero del polo chimico, considerato ormai al pari di un’area dismessa. “Da anni la produzione non è più un punto di forza all’interno del Polo – prosegue Mino Caputo – nonostante sia in corso di definizione la pratica per il rifacimento della centrale termica che, a detta dei richiedenti, servirà per le attività in essere.

Com’è possibile, quindi, che un’area venga considerata da rigenerare, perché non più produttiva, quando è in corso una richiesta che va in tutt’altra direzione? E, se un’area come quella del polo chimico non è più da considerarsi produttiva, perché prima ancora di interessarla a una rivalorizzazione edificatoria non viene investita dagli obblighi di bonifica? C’è qualcosa che non torna: è opportuno che si provveda a fornire chiarimenti per rassicurare che si tutelino gli interessi della nostra comunità”.

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