Intervista al presidente di Banca Mediolanum Ennio Doris
“C’è solo un modo per rilanciare il Paese: ridurre le imposte”

A margine del meeting di presentazione del Rapporto annuale di Banca d’Italia sull’economia della Lombardia, avvenuto nell’auditorium della LIUC-Università Cattaneo, abbiamo intervistato il presidente di Banca Mediolanum Ennio Doris

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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A margine del meeting di presentazione del Rapporto annuale di Banca d’Italia sull’economia della Lombardia, avvenuto nell’auditorium della LIUC-Università Cattaneo, abbiamo intervistato il presidente di Banca Mediolanum Ennio Doris.

Presidente, nel bel mezzo della “guerra del deficit”, con il ministro Tria letteralmente assediato dalle richieste dei due vice premier Di Maio e Salvini, e in una fase di rallentamento generalizzato della nostra economia (già la più lenta all’interno dell’Unione Europea), il bicchiere è mezzo pieno oppure … quasi vuoto?

“Sì, è vero. Nel breve periodo si è manifestato un rallentamento. Il problema deriva essenzialmente dal fatto che non c’è una visione chiara del futuro e la conseguente incertezza non fa certo bene al sistema economico. L’andamento dello spread, oltre a certificare un incremento del costo del debito, indica anche la sfiducia nei confronti del nostro Paese. Tutto questo si travasa in misura negativa su tutto il resto. Il costo del denaro per imprese aumenta, i consumi frenano”.

Un quadro complessivo scoraggiante.

“C’è per fortuna un fattore positivo. Le aziende che esportano stanno bene. Le nostre esportazioni sono incrementate. Il problema, lo ripeto, è il mercato interno”.

Gli operatori economici sono molto preoccupati delle “promesse impossibili” dell’attuale governo gialloverde e della sua sostanziale insofferenza rispetto alla tenuta complessiva del bilancio dello Stato: un pessimismo esagerato?

“In realtà, il governo può fare ben poco. E’ inutile girarci in giro: la coperta è corta! Se si sfondano i parametri del rapporto fra deficit e Pil il debito pubblico aumenta e aumentano anche i costi per rifinanziarlo. Con un debito complessivo di quasi 2.300 miliardi di euro, di cui 440 scadranno nel 2019, c’è poco da … manovrare”.

Insomma, finanziare la crescita con l’aumento del deficit è un azzardo?

“I numeri parlano chiaro: il rischio concreto è quello di essere costretti a utilizzare le risorse così create per ripagare gli interessi crescenti del debito pubblico”.

Qual è, allora, la cosa realmente più importante da cui far (ri)partire una ripresa degna finalmente di questo nome?

“Non c’è che una via: la riduzione delle imposte! E’ questo l’unico sistema per rilanciare il sistema Paese nella sua interezza”.

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