LA FINESTRA SUL MONDO
Certi “funghi” sono troppo indigesti, soprattutto se… atomici!

Luciano Landoni

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Alle ore 8.16.02, ora di Hiroshima (Giappone), del 6 agosto 1945 “Little Boy” esplose, 43 secondi dopo essere stato sganciato dall’Enola Gay, 570 metri sopra il cortile dell’ospedale Shima.

Il mondo entrò così ufficialmente nella cosiddetta “era atomica”.

Nell’agosto 2017, 72 anni dopo, il presidente nordcoreano Kim Jong-un dichiara: “L’intero territorio degli Usa è alla portata dei nostri missili, possiamo colpire in ogni momento”.

Replica del presidente americano Donald Trump: “Se la Corea del Nord continuerà con le minacce nucleari, risponderemo con fuoco e furia, come il mondo non ha mai visto”.

Il problema – un problema drammaticamente serio e assolutamente globale! – è che il mondo l’ha già visto e spera/vuole, anzi, spererebbe/vorrebbe non vederlo più.

Il dittatore nordcoreano minaccia e il leader statunitense reagisce come se fossimo sul set del film “Sfida all’Ok Corral”.

I dittatori spesso, nel corso della storia, hanno usato parole grosse e hanno tentato di intimidire il resto del mondo con la loro arroganza e la loro protervia.

Meno spesso dall’altra parte – quella dei “buoni”, per intenderci – hanno trovato qualcuno che asseconda il loro gioco e alle minacce fa seguire delle rodomontate che possono essere (sono) molto pericolose.

Infatti, delle due l’una: o Trump scatena un “inferno di fuoco”(nucleare?) con conseguenze semplicemente catastrofiche (Cina e Russia si trovano nei … paraggi e difficilmente sopporterebbero una “pioggia radioattiva” sui loro territori) ; oppure non reagisce e rimedia una figuraccia tale da provocare la propria nullificazione politica (il male minore?); tertium non datur!

Un vero “comandante in capo” non può permettersi di parlare a vanvera.

Nei negoziati il presidente Usa deve essere morbido a parole, tenendo, però, sempre in pugno un grosso bastone” (copyright Theodore Roosevelt, 26° presidente degli Stati Uniti).

Caro Trump, meno “tweet” e più discernimento.

Da una parte il giovane dittatore nordcoreano obeso e preda di un delirio napoleonico di dimensioni cosmiche, dall’altra The Donald dal ciuffo impagliato e ribelle che crede di essere la reincarnazione (riveduta e peggiorata) del Dott. Stranamore (“Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba”) e di John Wayne (“Un mio amico mi ha detto di sparare prima e poi fare le domande. Stavo per chiedergli perché, ma ho dovuto prima sparargli”) e in mezzo … tutti noi.

In attesa dell’intervento decisivo e dirimente di Roberto Saviano e nella speranza dell’intercessione di Papa Francesco (con l’aggiunta, magari, di quella del Dalai Lama), ci permettiamo di consigliare ad entrambi – Kim Jong-un e Donald Trump – la lettura di un testo fondamentale quale è “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud nel quale il padre della psicoanalisi, centrando il proprio interesse su sogni delle persone “normali” (si fa per dire, ovviamente), dimostra con grande chiarezza che tutti gli esseri umani, nessuno escluso, coltivano al loro interno emozioni o desideri ai quali “non possono consentire di vedere la luce del giorno”.

Sarebbe sommamente opportuno (soprattutto per la sopravvivenza di tutti noi!) che sia Kim, sia Donald seguissero alla lettera il consiglio/ammonimento di Freud ed evitassero in tutti i modi di esternare rispettivamente: a) il desiderio di dominare il mondo; b) l’aspirazione di diventare – pistola fumante alla mano – lo sceriffo del pianeta.

I “giocattoli nucleari” di cui dispongono (o affermano di disporre) sconsigliano vivamente l’uso ai … bambini (sia pur cresciuti).

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