PRESENTATA IN LIUC LA RICERCA “FIRM DRAIN – FIRM GAIN”
Che bello “fare impresa” nella fascia Pedemontana!

Scoraggiare l’intrapresa privata oppure attrarla? Dalla risposta dipende la capacità “ecosistemica” di favorire lo sviluppo economico-occupazionale o, viceversa, di ostacolarlo

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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Scoraggiare l’intrapresa privata oppure attrarla?

Dalla risposta dipende la capacità “ecosistemica” di favorire lo sviluppo economico-occupazionale o, viceversa, di ostacolarlo

Chiamatela, se volete, “attrattività del territorio”: più è alta e più è probabile che le imprese scelgano quel particolare contesto territoriale per sviluppare la propria attività; meno lo è e meno probabilità ci sono che gli operatori economici si insedino in quella specifica area.

In altre parole: l’alternativa secca alla permanenza è la fuga.

Di aziende, di persone, di opportunità.

Come si fa a “misurare” la capacità del territorio di “calamitare” risorse?

Il Centro sullo Sviluppo dei Territori e dei Settori (CSTS) della LIUC-Business School, diretto dall’economista Massimiliano Serati, ha provato a rispondere con la ricerca intitolata “Firm drain – firm gain”, realizzata tramite il supporto di UBI Banca e finalizzata ad individuare una “griglia di analisi” da cui rilevare quanto un comune sia capace di stimolare e attrarre iniziative imprenditoriali.

L’indagine è partita dal database di 100% Lombardia: la piattaforma informatica di indicatori statistici multi tematici e utili a ricostruire l’identikit dei comuni lombardi, predisposta dall’area economico-statistica di Eupolis Lombardia e dal team del CSTS della LIUC-Business School.

“Da un lato, questa ricerca – ha spiegato il Professor Massimiliano Serati – risponde ad un’esigenza strategico/decisionale volta a supportare le scelte di localizzazione d’impresa da parte degli operatori economici. Dall’altro, è utile per una pianificazione politica territoriale attraverso cui orientare la promozione dello sviluppo economico-occupazionale del territorio stesso”.

Qual è, in sintesi, l’area maggiormente attrattiva per le imprese?

Il giovane ricercatore Andrea Venegoni, subito dopo i saluti di benvenuto del presidente dell’ateneo Michele Graglia e il breve intervento del direttore della macro area territoriale Bergamo e Lombardia Ovest di UBI Banca Luca Gotti, ha dettagliatamente illustrato lo studio che si è focalizzato sull’intera regione Lombardia rilevando, in particolare, il dinamismo della cosiddetta “area Pedemontana”: la direttrice Milano-Bergamo-Brescia, con dei “corridoi” comprendenti Varese, Como, Monza-Brianza.

Considerando il ranking per province rispetto al cosiddetto indice “attrattività di impresa” (calcolato su una scala da 0 a 20), la prima è Milano (12,50).

Seguono: Monza e Brianza (11,68); Varese (9,77); Brescia (9,49); Bergamo (9,38); Como (9,31); Lecco (9,19); Mantova (8,06); Sondrio (7,98); Lodi (6,74); Pavia (6,31) e infine Cremona (6,19).

Dalla ricerca e anche dalla successiva tavola rotonda svoltasi nell’Auditorium della LIUC (vi hanno preso parte, coordinati dal rettore dell’ateneo Federico Visconti, Maurizio Bettelli direttore di Eurolavoro-Afol Ovest Milano, Flavio Debellini direttore territoriale Varese Sud-UBI Banca, Federico Rappelli di Eupolis Lombardia e Massimiliano Serati direttore CSTS della LIUC Business School) è emerso come a) specializzazione nei settori ad elevata produttività e con alto tasso di innovazione; b) capacità di creare e promuovere il talento; c) dinamiche demografiche che favoriscano ricambio nella popolazione attiva e mitighino il trend di invecchiamento della popolazione; d) ricchezza e disponibilità di risorse economiche rappresentino il “poker d’assi territoriale” mediante il quale calamitare l’insediamento produttivo.

Prendendo in considerazione questa griglia ottimale e con riferimento specifico alla provincia di Varese è possibile stilare la lista dei comuni maggiormente virtuosi in merito alla “dotazione patrimoniale” (1° Varese; 2° Saronno; 3° Busto Arsizio; 4° Olgiate Olona; 5° Somma Lombardo), alla “specializzazione nei settori innovatori” (1° Busto Arsizio; 2° Saronno; 3° Origgio; 4° Castellanza; 5° Somma Lombardo), “ricambio popolazione attiva” (1° Caronno Pertusella, 2° Castellanza, 3° Uboldo, 4° Cavaria con Premezzo, 5° Vergiate); “livello di istruzione della popolazione” (1° Venegono Inferiore, 2° Busto Arsizio, 3° Varese, 4° Gallarate, 5° Castellanza).

Individuato ciò che attrae l’impresa (nell’immediato futuro la ricerca analizzerà anche l’attrattività del territorio in merito all’andamento del mercato del lavoro e al benessere complessivo del cittadino), che cosa la tiene lontana?

“Quello che ostacola maggiormente l’attività d’impresa – ha risposto Massimiliano Serati sollecitato dal rettore Federico Visconti – è senza dubbio il clima di incertezza, ossia un contesto nel quale si naviga … a vista. Il fattore più pericoloso è l’incertezza!”.

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