Giovedì 12 settembre alle 18.30
Chicco Evani si racconta alla libreria Ubik

“Non chiamatemi Bubu” è il titolo del libro scritto da Alberico Evani, ex giocatore del grande Milan di Sacchi, in collaborazione con la giornalista Lucilla Granata. Un’intestazione d’opera volta a sottolineare come il soprannome affibbiatogli durante la carriera non fosse gradito, al contrario dell’appellativo “Chicco” che gli era più congeniale

BUSTO ARSIZIO

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“Chicco San”, l’eroe di Tokyo 1989 per i colori rossoneri del Milan, sarà alla libreria Ubik (piazza San Giovanni) di Busto Arsizio, giovedì 12 settembre alle 18.30. “Non chiamatemi Bubu” è il titolo del libro scritto da Alberico Evani, oggi assistente allenatore del ct Roberto Mancini in Nazionale, in collaborazione con la giornalista Lucilla Granata. Un’intestazione d’opera (Evani era “Bubu” per l’altezza ed il caschetto che lo facevano assomigliare al personaggio dei cartoni animati) volta a sottolineare come il soprannome affibbiatogli durante la carriera non fosse gradito, al contrario dell’appellativo “Chicco”, che gli era più congeniale.

In “Non chiamatemi Bubu”, l’ex calciatore si racconta, ripercorrendo i momenti salienti della sua straordinaria carriera, quasi interamente vissuta nelle fila del Milan dove sottolinea di essere “stato benissimo per tanto tempo. Ho vissuto emozioni incredibili, vittorie straordinarie, ho conosciuto compagni di squadra e amici che non ho mai perso negli anni. Anche dopo la fine della mia carriera”.

Come scrive Arrigo Sacchi – che lo ha allenato nel grande Milan del trio olandese – nella sua prefazione, “Chicco Evani si racconta in un libro ricco di umanità e aneddoti. Scrive dell’amore che fin da bambino ha avuto per il calcio. Una passione irrefrenabile verso il pallone, definito un amico fidato e sincero”. Carattere schivo, Evani nel libro parla anche della sua numerosa famiglia, dei suoi fratelli, dei genitori come non aveva mai fatto in tanti anni di carriera, superando la timidezza e il pudore che lo hanno sempre accompagnato.
Per spezzare questo suo modo “avaro” di manifestare emozioni, per la prima volta nelle pagine del libro, Evani si racconta e si apre come non ha mai fatto. Descrivendo, per esempio, quella punizione del 7 dicembre del 1989, trasformata nella rete che regalò al Milan la Coppa Intercontinentale, a Tokyo contro  i colombiani del Nacional Medellin e del mitico portiere René Higuita. “Poi è arrivata quella punizione: mi sono avvicinato al pallone lentamente, mani sui fianchi, testa bassa, concentrato. respiro. Rincorsa breve… gol. È stato un attimo. Indimenticabile”.

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