Intervista al presidente dell’UNIVA, Riccardo Comerio
“Ci vuole più stabilità per scatenare la ripresa!”

Abbiamo finalmente superato la Grande Crisi, possiamo dichiararla archiviata una volta per tutte? Giriamo la domanda al presidente dell’Univa, Riccardo Comerio...

Luciano Landoni

Busto Arsizio

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Il Pil (Prodotto interno lordo) è cresciuto a giugno dello 0,4% sul primo trimestre e dell’1,5% su base annua (la miglior variazione dal 2011 e superiore a quella prevista dal governo), l’indice del clima di fiducia  delle imprese pubblicato dall’Istat qualche giorno fa è passato da 105,6 punti a 107 (bisogna tornare indietro fino al 2007 per trovarne uno più alto); anche i consumatori appaiono più fiduciosi (l’indice è cresciuto da 106,9 punti a 110,8).

Insomma, il quadro sembra essersi decisamente rischiarato.

Abbiamo finalmente superato la Grande Crisi, possiamo dichiararla archiviata una volta per tutte?

Giriamo la domanda al presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese, nonché amministratore delegato della Comerio Ercole Spa di Busto Arsizio, Riccardo Comerio, classe 1963, imprenditore di 4° generazione (l’azienda di famiglia è stata fondata nel 1885, attualmente occupa 200 persone, il fatturato oscilla fra i 72 e i 75 milioni di euro all’anno, il core business è focalizzato sulla progettazione e costruzione di impianti per la lavorazione della plastica-gomma).

“No, sarebbe del tutto irragionevole sostenerlo! Ci sono ancora innumerevoli punti di criticità. Per semplificare, facendo uguale a 100 il 2008 (l’anno di inizio della Grande Crisi) oggi siamo arrivati a 92, massimo 93. C’è ancora parecchia strada da fare per ritornare ai livelli pre-crisi. Senza contare – aggiunge Riccardo Comerio – che la cosiddetta eurozona viaggia a velocità più sostenuta rispetto all’Italia”.

Una lettura dell’esistente, la sua, estremamente prudente …

“Bisogna essere necessariamente realisti e non indulgere troppo al … troppo ottimismo. Vuole un altro esempio? La riduzione delle ore di Cassa integrazione guadagni è una realtà positiva, tuttavia bisogna tenere conto del fatto che l’utilizzo di questo ammortizzatore sociale non è più così scontato, automatico e semplice come era soltanto qualche anno fa”.

La nostra provincia è una delle più industrializzate dell’intero sistema Paese, l’analisi che ha appena formulato in che misura ne fotografa la condizione complessiva?

“Quello che ho detto l’ho detto proprio pensando al nostro sistema economico locale. Per essere ancora più preciso, le indico almeno tre punti critici: a) la forte rivalutazione dell’euro sul dollaro e sullo yen: un fattore che non favorisce di certo la nostra vocazione all’export, tenuto conto del fatto che le esportazioni ‘made in Varese’ incidono per almeno il 40% sull’attività complessiva delle nostre imprese; b) le innumerevoli turbolenze che rendono sempre più instabile lo scenario geo-politico generale; c) il contesto politico italiano caratterizzato dalla ‘febbre’ delle elezioni anticipate in virtù della quale c’è il rischio concreto di una diffusione di promesse populistiche che potrebbero aggravare la condizione economica ancora precaria …”

Più preoccupazione che speranze, quindi?

“Ci sono tante cose buone, intendiamoci. Penso, ad esempio, al piano Industria 4.0: un progetto che ha l’ambizione di traguardare l’Italia dal 2016 al 2025. Quello che voglio dire è questo: la cosa più importante è attuare un’autentica strategia di politica industriale. I contributi spot agli imprenditori non interessano. Ciò che conta è fornire un supporto reale mediante il quale favorire un vero e proprio ‘ripensamento’ dell’intero ciclo produttivo. C’è bisogno assoluto di un progetto di portata strategica! Con una consapevolezza ben precisa …”

Quale?

“Che il benessere sociale parte e dipende dal buon andamento dell’economia reale! E’ da qui che bisogna (ri)partire per determinare una crescita socio-economica collettiva”.

Come la mettiamo con l’occupazione?

“Quando gli indici economici si stabilizzeranno in ‘zona positiva’ crescerà anche l’occupazione. Ci vuole tempo e buona volontà. La condizione occupazionale è comunque in fase di miglioramento. La disoccupazione, in provincia di Varese, è leggermente diminuita. Quello che preoccupa è l’elevato numero di giovani che non trovano sbocchi sul mercato del lavoro. Peggio dell’Italia c’è solo la Grecia. I giovani rappresentano il nostro futuro”.

A questo proposito, come vanno le cose nella sua azienda?

“In questi ultimi 6 mesi abbiamo assunto 10 giovani, fra laureati (facoltà di ingegneria e di economia) e diplomati. Abbiamo reso operativo un nuovo Centro di Formazione al nostro interno e abbiamo raddoppiato la superficie dedicata al Laboratorio che adesso include un nuovissimo impianto prototipale. Siamo così in grado di testare tutte le applicazioni legate all’Industria 4.0: macchine che ‘dialogano’ fra loro e controllo remoto di tutte le fasi della lavorazione. Intendiamoci, la ‘fabbrica intelligente’ c’è sempre stata. Quello che è cambiato è l’utilizzo massiccio di tutte le nuove tipologie tecnologiche mediante un ‘riversamento’ delle stesse in ambito industriale”.

Se ne avesse il potere, cosa farebbe per (ri)scatenare una ripresa robusta e duratura?

“Comincerei con l’evitare di fare … cose negative. La più negativa di tutte, e credo di averlo già sottolineato, è certamente l’instabilità politico-istituzionale. Per riassumere: più stabilità e un’autentica unitarietà d’intendimenti, con l’impresa manifatturiera al centro dell’attenzione. La sigla 4.0 significa anche un maggior coinvolgimento del team di lavoro: tutti devono pensare e prendere delle decisioni, assumendosene la responsabilità. L’impresa si deve intendere come un ‘bene allargato’. Ecco perché l’education riveste una rilevanza assoluta. Non a caso, come Associazione, abbiamo fortemente investito nel progetto ‘Generazione d’Industria’ che è basato sull’integrazione fra scuole e aziende”.

Chi è l’imprenditore del 3° Millennio?

“Un buon ‘direttore d’orchestra’ che, con passione e costanza, crede nel suo lavoro e soprattutto in quello del suo team. Ognuno di noi deve impegnarsi al massimo e cercare di incidere nella società. Dico sempre, a coloro i quali affermano di non interessarsi di politica, che è la politica che si interessa di tutti noi. Per quanto mi riguarda, nella mia funzione di presidente di Associazione, cerco di essere da stimolo ai colleghi fornendo loro un punto di evidenza”.

Domanda finale e … obbligata: come vanno le cose aziendalmente parlando?

“Bene! Il fatturato della Comerio Ercole Spa è in crescita dell’8% sul 2016. Abbiamo leggermente diminuito la quota destinata all’export dal 97% al 92% e abbiamo incremento quella relativa al mercato interno. E’ un buon segno, significa che finalmente anche il sistema Italia si sta risvegliando”.

Copyright @2017