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“Ci vuole realismo, non si può andare in vacanza alle Maldive facendo debiti”

I numeri, dice il noto proverbio, non sono solo delle opinioni.

Certificano la realtà per quella che è (infischiandosene di quella che si vorrebbe fosse) e i numeri dell’Istat ci dicono che nel quarto trimestre 2018 la ricchezza complessiva del Paese (vale a dire il Prodotto interno lordo) è diminuita dello 0,2%.

Il secondo calo consecutivo, dopo quello del 3° trimestre dell’anno scorso.

Si tratta, per usare la terminologia degli economisti, di una “recessione tecnica”.

Il premier Giuseppe Conte, durante l’incontro che ha avuto ieri a Milano con gli industriali di Assolombarda, l’ha dovuto ammettere.

“Con la Manovra ci siamo spinti un po’ oltre, ci ha portato vicino a una zona pericolosa, ma siamo riusciti a evitare una procedura di infrazione. Quel periodo ormai è alle spalle e adesso serve un periodo di sperimentazione su cui dobbiamo confrontarci”, ha detto fra le altre cose il capo del governo a trazione Movimento 5 Stelle e Lega.

Stante la condizione reale di cui sopra, vale a dire quella di un sistema economico in difficoltà (complici anche i problemi derivanti dalla cosiddetta “guerra dei dazi” e dal rallentamento di colossi economici quali la Germania e soprattutto la Cina), come devono essere interpretate le parole di Giuseppe Conte?

“Ce lo aspettavamo un dato del genere. Quello conta adesso è una politica economico-industriale in grado di sostenere le componenti di eccellenza e di traino della crescita. Questo vuol dire – sostiene Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese – iniziare a parlare seriamente di impresa. Non serve litigare sul fatto che il dato tecnico odierno dipenda o meno da questo governo. Bisogna rendersi conto che per mille motivi, anche congiunturali, ciò che conta veramente è ‘spingere’ l’economia. Ad oggi non si è fatto nulla. Anche perché – conclude il leader di UNIVA –  il mantenimento delle ‘promesse elettorali’ non va nella direzione che ho appena indicato ”.

“Speriamo che la sperimentazione non ci porti a schiantarci contro un muro. Noi – precisa Giuseppe Scarpa, presidente di Confindustria Alto Milanese –  non abbiamo protezioni per difenderci. Altro che boom economico, come ha detto di recente il vice premier Luigi Di Maio. Non abbiamo fieno in cascina da sprecare. Spendiamo a debito, vedi quota 100 e soprattutto reddito di cittadinanza. Le opere pubbliche sono ferme. La cosa più preoccupante – aggiunge il presidente di CAM – è che non si fanno investimenti. E’ come voler andare in vacanza alle Maldive facendo dei debiti”.

“Voglio però anche dire – conclude Giuseppe Scarpa – che noi imprenditori non ci scoraggiamo e non ci facciamo prendere da un … eccesso di pessimismo. Siamo realisti e, come al solito, ci rimbocchiamo le maniche a andiamo avanti”.