Le richieste del leader dell’UNIVA Roberto Grassi al governo Conte 2
“Ci vuole un colpo di reni, così da rimettere al centro la politica economica”

Il governo Conte 2 ha giurato e gli imprenditori, abituati a non perdere tempo, gli presentano immediatamente il conto

Luciano Landoni

VARESE

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Il governo Conte 2 (M5S-PD-LEU) ha giurato e gli imprenditori, abituati a non perdere tempo, gli presentano immediatamente il conto.

Roberto Grassi, presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese, è perentorio.

“Se vogliamo davvero rilanciare l’economia dell’Italia, bisogna mettere da parte la politica, intesa come mera e sterile contrapposizione tra partiti e rispettivi leader e rimettere al centro del tavolo la politica economica.
Non intendiamo entrare nel merito delle vicende che hanno portato prima alla caduta e poi alla nascita del nuovo governo, ma oggi più che mai, visto che un esecutivo c’è, occorre concentrarsi sui provvedimenti da assumere al più presto, se si vuole davvero rilanciare il Paese”.

Cosa vogliono le imprese?

“Le imprese pretendono chiarezza e concretezza, a partire dalle misure che il governo intende mettere in campo a partire dalla prossima Legge di Bilancio.
Sterilizzare gli aumenti dell’Iva, previsti dalle clausole di salvaguardia, è ovviamente importante, ma non può certo bastare.
Il Paese ha bisogno non soltanto di una manovra equilibrata, ma anche di provvedimenti urgenti come la riduzione del cuneo fiscale e il rilancio degli incentivi per l’Industria 4.0; se sarà necessario ricorrere a una Legge di Bilancio in deficit, bisognerà farlo su misure che stimolino la crescita economica e non alimentino l’assistenzialismo”.

Insomma, l’importante è impegnarsi da subito per avere a disposizione una torta il più possibile consistente e solo dopo pensare a come distribuire le fette della medesima.

Roberto Grassi sottolinea poi la necessità urgente di consentire alle imprese di crescere e creare ricchezza mettendo a loro disposizione un eco-sistema economico moderno ed efficiente.

“Vogliamo essere altrettanto chiari anche sul tema delle infrastrutture e delle grandi opere, che vanno fatte ripartire subito, comprese le ‘piccole’ opere di manutenzione, a partire da strade e scuole, in grado di rilanciare un settore nevralgico come l’edilizia.
Decisioni rapide ed equilibrate – precisa il presidente UNIVA –  richiede anche il tema dell’autonomia regionale; problema che va risolto al più presto e non lasciato ancora in sospeso.
Altre misure fondamentali riguardano gli incentivi alla contrattazione di secondo livello, la defiscalizzazione dei premi di risultato, l’agevolazione dell’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro che non può prescindere da un’adeguata formazione e da uno stretto dialogo tra mondo della scuola, dell’università e mondo produttivo”.

La bestia nera degli imprenditori continua ad essere la giungla dei provvedimenti burocratici a tutti i livelli.

“L’Italia e non soltanto le imprese hanno bisogno di certezze, di poche regole ma chiare, di provvedimenti strutturali e non episodici.
Come è necessario avere certezze – sottolinea con forza Roberto Grassi –  riguardo le normative fiscali e introdurre misure che alleggeriscano le tasse.
Soltanto così potremo creare quel clima di fiducia nel futuro indispensabile per rilanciare davvero la nostra economia”.

Qual è la condizione complessiva del sistema economico locale?

“Le indagini congiunturali condotte dal nostro Ufficio Studi in questi mesi del 2019 ci consegnano un quadro dell’economia della provincia di Varese all’insegna di un sostanziale stallo e della mancanza, da parte delle imprese, di aspettative positive per l’immediato futuro”.

Cosa si deve fare per fare in modo che l’ottimismo della volontà possa realmente sconfiggere il pessimismo della ragione?

“La fiducia si ricostruisce anche attraverso la certezza che incentivi e agevolazioni introdotte un anno non vengano eliminate o tagliate negli anni successivi.
L’Italia può e deve fare meglio, anche in Europa e lo deve fare in fretta e bene.
Non soltanto per motivi ‘interni’, ma perché è il contesto internazionale, non certo incoraggiante, ad imporcelo.
Pensiamo alla Brexit, alla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina e ai problemi in cui versa l’economia della Germania.
Se siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa, non possiamo stare in fondo alla classifica dove si valutano altri parametri.
Non ce lo possiamo permettere; per questo ci aspettiamo un deciso colpo di reni attraverso il quale, in Italia, si rimetta finalmente e davvero al centro la politica economica”.

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