Le esportazioni “made in Varese” nel primo semestre 2018
“Ci vuole un piano di promozione del made in Italy”

Nei primi sei mesi di quest’anno le esportazioni “made in Varese” nel mondo sono cresciute del 10,3% rispetto all’analogo periodo del 2017...

Luciano Landoni

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Nei primi sei mesi di quest’anno le esportazioni “made in Varese” nel mondo sono cresciute del 10,3% rispetto all’analogo periodo del 2017.

La vocazione estera del sistema industriale locale si conferma in pieno e consolida il suo primato: un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro, con un saldo commerciale positivo pari a 2,1 miliardi.

I dati raccolti dall’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese testimoniano l’intatta vitalità del tessuto produttivo.

Una condizione complessiva più che positiva nei confronti della quale, tuttavia, pesano le incognite della cosiddetta “guerra dei dazi”.

Riccardo Comerio, presidente UNIVA, lo sottolinea con spiccato realismo.

“Il dato che emerge dalla rilevazione del nostro Ufficio Studi – dice il leader degli industriali – è sicuramente positivo. Ma in questi mesi, da quando abbiamo acquisito a fine giugno queste prestazioni sul mercato ad oggi, sta cambiando il mondo. E lo dico letteralmente, per non cadere nell’equivoco che l’aumento dell’incertezza delle imprese dipenda soltanto dal quadro politico nazionale. Lo è, bisogna ammetterlo, in parte. Ma non solo. L’inasprirsi delle misure che potrebbero portare ad una guerra commerciale a suon di dazi non può che essere un elemento destabilizzante della tenuta di economie, anche locali, come quella varesina, con una propensione all’export più spiccata rispetto a quella di altri territori”.

Insomma, chi esporta di più rischia di più in prospettiva?

“Un’industria, come quella del Varesotto, che esporta oltre il 40% del valore aggiunto prodotto, non può che guardare con apprensione questo alzarsi di muri tariffari. Il libero scambio è una di quelle certezze che stanno venendo meno nel sistema economico e imprenditoriale ed è il primo elemento di timore e di freno alla fiducia nel prossimo futuro”.

Tornando alle indicazioni fornite dall’Ufficio Studi di UNIVA emerge come sia l’Unione Europea (UE28) la prima area di destinazione delle merci varesine con un export in aumento del 14,6%. Variazioni degne di nota sono state registrate anche verso l’Asia Orientale (+25,7%), gli altri paesi europei non UE (+10,9%) e l’Oceania (che ha visto quasi raddoppiare l’export). Tra i Paesi, la Germania e la Francia, in confronto allo scorso trimestre, hanno riguadagnato rispettivamente un primo ed un secondo posto nella classifica dei mercati di destinazione dei prodotti varesini. La Polonia continua a segnalare un tasso di crescita molto elevato (con un export triplicato rispetto al primo semestre dello scorso anno), sebbene l’effetto determinato in parte da alcune consegne legate al settore aerospaziale, e registrato nel trimestre precedente, si sia parzialmente esaurito. Fuori dall’UE, la Cina ha registrato un tasso di crescita a doppia cifra (+27%), considerevole è stata anche la crescita dell’export registrato verso la Russia (+27,6%) e l’Australia (poco meno che raddoppiato), sebbene questi mercati siano fuori dalla classifica delle prime dieci destinazioni dei prodotti varesini.

In termini di composizione settoriale, con riferimento ai comparti maggiormente rappresentativi del territorio, si evidenzia che il 61% delle esportazioni ha avuto origine dal settore metalmeccanico, il 9% dal tessile-abbigliamento, l’11% dal chimico-farmaceutico e l’8% dal settore gomma e materie plastiche.

Le vendite all’estero del metalmeccanico hanno registrato la crescita maggiore tra i comparti più rappresentativi dell’economia locale: rispetto al primo semestre 2017, l’export è infatti aumentato del 13,7%, le importazioni invece hanno registrato una crescita dell’8,2%.

Sempre rispetto al primo semestre 2017, il comparto tessile, abbigliamento e pelletteria ha registrato un aumento delle esportazioni (+5,1%), a fronte di un’importante riduzione delle importazioni (-6,6%).

L’export del settore chimico-farmaceutico ha registrato la seconda maggiore variazione, rispetto al primo semestre 2017, con un incremento delle esportazioni pari al +9,4%, accompagnato anche da un incremento delle importazioni (+10,2%).

L’area gomma e materie plastiche è rimasta sostanzialmente stabile con un lieve incremento delle esportazioni (+0,7%) ed un contemporaneo leggero aumento dell’import (+2,5%).

Presidente, i dati certificano una condizione complessiva più che positiva.

“I timori per il momento non si stanno concretizzando in un calo delle nostre vendite all’estero, come ci dimostrano i numeri, ma siamo solo all’inizio di questa nuova fase internazionale che sta minando le basi di quel multilateralismo commerciale che poteva fare la fortuna di Paesi come quello italiano dove il bello e ben fatto ha alti tassi di apprezzamento sui mercati”.

La proverbiale “calma” che precede la “tempesta”?

“Diciamo che proprio in un momento come questo di incertezza internazionale sul fronte del commercio le imprese hanno bisogno di sentire vicino il proprio governo e le proprie istituzioni. Come proposto da Confindustria in un documento inviato all’Esecutivo per suggerire delle misure da inserire in sede di Legge di Bilancio, occorre oggi più che mai pensare ad un piano di promozione del made in Italy a cui affiancare strumenti finanziari e incentivi all’internazionalizzazione che potrebbero impattare ben poco sui bilanci pubblici”.

Esattamente, quanto “ben poco”?

Confindustria stima 230 milioni all’anno. Cifre ben diverse rispetto a quelle che richiedono altre misure di cui sentiamo parlare, ma non per questo meno efficaci in termini di difesa del lavoro. Ve lo assicuro. Ci sono numerose aziende, anche in provincia di Varese, che danno lavoro a tanti giovani, e che esportano oltre l’80% del proprio fatturato. Penso alla meccanica, ma anche al tessile, alla chimica, alla gomma, all’occhialeria. Affiancare queste realtà nella presenza e presidio dei mercati vuol dire tutelare il lavoro esistente e creare le opportunità per crearne di nuovo”.

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