RICORDO DI TENCO
Ciao Luigi, ciao

Gianluigi Marcora

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"Saltare cent'anni in un giorno solo". Ne ho saltati cinquanta di anni, ieri sera, ringraziando la Rai per aver trasmesso un'intera trasmissione di TECHETECHETE dedicata a Luigi Tenco. Confesso: ho canticchiato a denti stretti alcuni dei suoi brani trasmessi e proposti da Tenco (allora) e da vari artisti (ora), con un nodo scorsoio in gola e sei o sette lacrime che mi scendevano sul viso, solcando il cuore. Ora come allora ho vissuto quel mattino maledetto di Luigi Tenco trovato morto (suicida? – non ne sono tuttora sicuro), scoprendomi vulnerabile di fronte a gesti estremi.
 
Avevo 21 anni e Tenco era "mio" nel cuore, come lo era Totò, come lo era Eduardo… gente non apprezzata al momento, ma gente che ora tutti osannano col senno di poi. Lo dico subito: non ci fosse stato Tenco, non avremmo oggi Vasco, Zucchero o Ligabue e nemmeno Lucio Dalla. Gente che s'è messa nel "sociale" come Lennon. Altro che… "sono solo canzonette" come dice Edoardo Bennato.
 
Tanto per dire; quel "bianca come il sale" nella "solita strada" rappresenta la luce d'una vita semplice e per niente facile. C'è "il grano da crescere, i campi da arare". Vita contadina che ricorda la mia vita. E "guardare ogni giorno se piove o c'è il sole" sempre con l'incognita del tempo "per sapere se domani si vive o si muore". Quanta fatica dentro. Quanti sacrifici a studiare di sera e di giorno andare a lavorare e pensare di "dire basta e andare via" non so per cosa, ma per sfinimento, ma convinto che nel "ciao amore ciao" forse un giorno qualcosa ci sarà. C'è (forse) da "cercare un altro mondo, dire addio al cortile, andarsene sognando". Ma come si fa a "dire addio al cortile" e a sognare nello stesso tempo? Contraddizione e anima, per un domani da inventare. Senza il "cortile" non c'è semplicità. Con un "addio" non sogni più.
 
"Saltare cent'anni in un giorno solo" non vivi quegli anni: è come ibernarsi e svegliarsi d'acchito. La vita va vissuta, non immaginata, con le sue prove, i suoi dolori, le aspettative, le debolezze, gli inganni, i soprusi, le rivincite, le rinunce, le soddisfazioni e molto… molto altro.
Dove trovi i "carri nei campi" che ti fanno alzare la testa per ammirare gli "aerei nel cielo". Libri e lavoro, lavoro e libri e "non capirci niente e aver voglia di tornare da te" e "non sapere far niente in un mondo chesa tutto e non avere un soldo nemmeno per tornare".  Quindi… Resto Qui!
Che succede poi? Quasi d'improvviso si accende la vita; un barlume di speranza riemerge dal letargo, segno che non s'è buttata via e la strada "bianca come il sale" dimostra la sua importanza. Il "grano da crescere" e "i campi da arare" distribuiscono sorrisi. Non più mugugni. Nemmeno desolazioni. Tracciano – i campi – la bellezza del lavoro e la voglia giovane di percorrere appieno quella strada "bianca come il sale".
 
Con quella notizia bastarda ho provato dolore. E lo provo tuttora mentre batto i tasti e ingoio il mio dolore. Vedere e sentire Giorgia, Mia Martini, Ornella Vanoni, Gino Paoli, Franco Califano, Pino Daniele, Umberto Bindi, Edoardo Bennato e qualcun altro che ora mi sfugge, rendere merito al "mio" Luigi Tenco mi fa impazzire di gratitudine e mi fa pensare agli insegnamenti percepiti.
Come finire il pezzo, ora? Scusa Luigi (e non mi vergogno) mi sto commuovendo e sto pensando a Dalida. L'ho lasciata per ultima. Le sue parole finali, dopo aver interpretato (vissuto) quella canzone, mi hanno strapazzato il cuore. Ha detto "mi ha dato il cuore. Gliel'ho conservato con tanto amore. Lui mi ha donato il vero amore che io non ho mai più tradito". Dentro quel "ciao amore ciao" oltre i confini del tempo c' solo vita.

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