Frank Raes agli studenti
Clima, “ci restano solo 30 anni per agire”

Il climatologo Frank Raes ha incontrato gli studenti del Liceo Candiani-Bausch per parlare di cambiamenti climatici a margine della presentazione di #STORIE2030, l’iniziativa di sensibilizzazione sul'importanza sviluppo sostenibile e di un futuro green

Simone Testa

Busto Arsizio

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“Abbiamo tempo fino al 2050 per fare qualcosa per il clima, poi gli scenari saranno disastrosi”. Frank Raes (a sinistra in foto), fisico dell’atmosfera e climatologo belga, è intervenuto ieri, 19 dicembre, nell’aula magna del Liceo Artistico Candiani-Bausch, per parlare dei cambiamenti climatici a margine della presentazione di #STORIE2030, l’iniziativa volta a sensibilizzare sull’importanza di uno sviluppo sostenibile e di un futuro green.

“Il cambiamento climatico c’è, lo stiamo vivendo, e riguarda tutti noi – ha esordito Raes -. Attualmente, il nostro modo di fare e di agire sul pianeta non può portarci lontano. Dobbiamo pensare ad uno sviluppo sostenibile, che possa giovare all’ambiente, alla società, ma anche all’economia”.

I dati non sono confortanti: “La temperatura media del pianeta è aumentata di 1.1 gradi rispetto all’era pre-industriale, se dovessimo arrivare a 2 gradi, gli scenari potrebbero essere catastrofici. La prima fra le numerose conseguenze sarebbe lo scioglimento dei ghiacciai della calotta artica, che comporterebbero un innalzamento del livello degli oceani e fenomeni sempre più estremi fra siccità e inondazioni ad alternanza”.

A cosa son dovuti i cambiamenti climatici? “Son dovuti a noi e alle nostre sproporzionate emissioni di gas serra (CO2), principalmente causate dall’uso di combustibile fossile. Ciò che facciamo a livello locale si riflette sul globale, dall’uso dell’automobile a quello dei termosifoni d’inverno. Tutti possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo, limitando ad un uso responsabile tutti gli strumenti che la modernità ci offre, ma servono delle svolte decise da parte della politica che troppo spesso ha voltato lo sguardo dall’altra parte, facendo finta di non vedere l’emergenza climatica. Con le proteste giovanili (fridays for future) e con il green new deal, si stanno muovendo i primi passi verso la giusta direzione, ma la strada da fare è ancora lunga”.

I giovani e il futuro: “Fortunatamente i giovani sembrano essere molto sensibili sulla tematica climate change. L’unico modo per salvaguardare il futuro del nostro pianeta è con un cambiamento culturale che parte proprio dai banchi di scuola, con l’educazione e l’istruzione, le uniche armi per combattere la battaglia contro le fake news che negano i cambiamenti climatici”.

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