Operazione “pineapple” condotta dalla polizia di stato
Cocaina in mezzo all’ananas da Santo Domingo, sette arresti

I carichi di ananas arrivavano direttamente da Santo Domingo all’area Cargo di Malpensa. Una volta ogni tanto, però, tra i carichi di frutta tropicale c’erano nascosti dei panetti di cocaina che finivano sul mercato della droga grazie alla complicità di una collaudata organizzazione criminale con base logistica a Busto

BUSTO ARSIZIO

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I carichi di ananas arrivavano direttamente da Santo Domingo all’area Cargo di Malpensa. Una volta ogni tanto, però, tra i carichi di frutta tropicale c’erano nascosti dei panetti di cocaina che finivano sul mercato della droga grazie alla complicità di una collaudata organizzazione criminale con base logistica a Busto. Il gruppo è stato smantellato questa mattina, mercoledì 28 novembre, nel corso dell’operazione “Pineapple” condotta dal Commissariato della Polizia di Stato di Busto. Sette le ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei sette componenti dell’organizzazione dedita all’importazione e al traffico di ingenti quantitativi di cocaina.

L’indagine, iniziata nel 2016 e condotta dal Commissariato cittadino sotto la direzione della Procura di Busto prima e della DDA di Milano poi, ha preso le mosse da Francesco Ceravolo (64 anni), originario di Montebello Ionico (Reggio Calabria) ma bustese di adozione, indicato come trafficante in grado di trattare notevoli quantitativi di cocaina e già coinvolto in indagini di alto spessore criminale.

L’organigramma. L’attività investigativa ha permesso di ricostruire tutto l’organigramma dell’associazione nella quale il Ceravolo era semplicemente un intermediario. Al vertice del gruppo giostrava Mario Palamara (49 anni), originario di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) e residente a Barlassina che, seppur formalmente latitante dal 2015 in seguito ad un’altra operazione antidroga, nella clandestinità continuava a tirare le fila del traffico di cocaina. Al fianco del capo indiscusso Palamara agiva Salvatore Antonino Costantino (53 anni), originario di Nicotera (Vibo Valentia) e residente a Milano. Altri due “associati”, Raffaele Cirillo (48 anni) e Angelo Grilli (51 anni), entrambi di Lonate Pozzolo, si occupavano dello sbarco e della fuoriuscita da Malpensa della cocaina che arrivava direttamente da Santo Domingo con carichi settimanali tra i 5 e i 10 chilogrammi in mezzo alle cassette di ananas e frutta tropicale.

Sostanzialmente Palamara, avvalendosi di contatti con trafficanti sudamericani, era in grado di far arrivare in Italia ingenti quantitativi di cocaina, che poi gestiva con la cooperazione del socio Costantino. Ceravolo, potendo a sua volta vantare una notevole esperienza criminale e una fitta rete di contatti, provvedeva a reperire i clienti. Fondamentale per tutta l’organizzazione era appunto il ruolo di Cirillo e Grilli, il primo ex dipendente e il secondo addetto di una cooperativa che si occupa dello scarico merci nell’area Cargo di Malpensa. I due, infatti, avevano il compito di scaricare e nascondere le partite di frutta contenenti i panetti di cocaina. Ben conoscendo il sistema di videosorveglianza e le procedure di sicurezza dell’area Cargo, Cirillo e Grilli portavano la droga in una zona “sterile”, per poi farla uscire senza intoppi dall’aeroporto e affidarla ai complici.

L’organizzazione aveva anche un canale aperto con un gruppo sardo, il cui referente era Lussorio Manca (52 anni) di Borore (Nuoro), altro personaggio con un curriculum criminale di tutto rispetto, in grado, grazie alla titolarità di imprese apparentemente lecite, di fornire una copertura alle transazioni di droga e denaro attraverso falsi ordini di merce e di trasportare via mare la droga dal continente all’isola occultandola su mezzi industriali e in container. Fondamentale anello di congiunzione tra Manca e il gruppo criminale “lombardo” era Marco Airoldi (53 anni) di Samarate, il settimo ed ultimo arrestato nell’ambito dell’operazione “Pineapple”.

Nel corso delle indagini, e in più blitz, la Polizia ha complessivamente sequestrato 45 chilogrammi di cocaina. La banda chiamava le partite di droga “pali”, “puntini”, “metri cubi” durante ogni conversazione. I loro cellulari, per non essere intercettati, erano dotati di software in grado di criptare il contenuto delle conversazioni e di cancellare da remoto gli sms.

Due, in particolare, i riscontri concreti emersi durante l’attività investigativa iniziata, come detto, nel 2016.  A settembre un ignaro commerciante di frutta tropicale scoprì 2 chilogrammi di “coca” tra gli ananas appena scaricati nel suo magazzino di Padova. Si trattava di due panetti sfuggiti al controllo di Cirillo e Grilli durante il consueto trasbordo della droga da Malpensa all’esterno dell’aeroporto.

A novembre, poi, finirono in manette un ventiseienne di Lazzate (Monza) e un uomo di 59 anni di Magnago, mentre nel parcheggio di un centro commerciale di Saronno si stavano scambiando due chilogrammi di polvere bianca agendo come emissari di Palamara e Ceravolo.

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