Fonderia Casati Spa
Colata 4.0, istruzioni per l’uso

Qualche preoccupazione c’è, ma c’è anche la fiducia nella capacità imprenditoriale degli italiani mediante la quale, alla fine, “ce la faremo”

Luciano Landoni

VARESE

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Qualche preoccupazione c’è, ma c’è anche la fiducia nella capacità imprenditoriale degli italiani mediante la quale, alla fine, “ce la faremo”.

Dice proprio così l’Ingegner Gianluigi Casati, 69 anni, Chief Executive Officer della Fonderia Casati Spa di Varese, fondata da suo padre Gaudenzio nel 1972, all’indomani dell’insediamento del nuovo governo a trazione leghista-pentastellata.

“Bisogna rispettare il voto popolare. Non le nascondo tuttavia – precisa – che ci sono alcuni punti del cosiddetto ‘contratto di governo’ stilato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio che mi lasciano alquanto perplesso. A cominciare dall’alto tasso di assistenzialismo contenuto nel provvedimento relativo al reddito di cittadinanza. Si possono creare ricchezza e lavoro solo se si favorisce la crescita del sistema industriale! C’è poi il discorso delle pensioni che è molto delicato: il rischio soprattutto per le aziende industriali è quello di perdere delle preziose competenze professionali, a seguito di una drastica revisione della Legge Fornero. Confido – aggiunge Gianluigi Casati, già presidente della Piccola Industria dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese e componente della Giunta della Camera di Commercio di Varese in rappresentanza del settore industriale – nell’elevato tasso di imprenditorialità del nostro Paese. Le criticità del caso ci sono, inutile negarlo, ma ce la faremo!”.

Insomma, l’ottimismo della volontà vincerà anche in questa circostanza il pessimismo della ragione? 

“Fare impresa significa metterci la testa e metterci anche il cuore. Se così non fosse, se cioè non entrassero in gioco anche la responsabilità sociale dell’imprenditore e il suo attaccamento al territorio d’origine, noi non avremmo scartato la possibilità di andarcene altrove”.

In effetti, la Svizzera è vicinissima …

“Alla fine del 2015 io e i miei figli Chiara, Giacomo e Benedetta ci siamo trovati di fronte a un dilemma: rimaniamo in Italia o ci trasferiamo in Svizzera? Le assicuro che ci sono state offerte delle condizioni straordinariamente convenienti, tipo niente tasse per cinque anni. Alla fine, però, è prevalsa la responsabilità sociale: la nostra impresa dà da lavorare a tante persone e tutti quelli che lavorano con noi lo fanno con grande impegno e grande passione. Ho imparato da mio padre Gaudenzio a rispettare e valorizzare al massimo la professionalità e la dedizione dei dipendenti. Ecco perché siamo felici e orgogliosi di essere rimasti in Italia, il nostro Paese!”.

La Fonderia Casati Spa impiega 65 persone (fra queste, 7 laureati in ingegneria, 3 in economia e 14 periti industriali), fattura 23 milioni di euro (dato 2017), 15 dei quali destinati ai mercati esteri, con un’eccellente redditività, fonde annualmente 12 milioni di tonnellate di ghisa e consuma 11 milioni di kilowattora di energia elettrica all’anno.

“Abbiamo avuto un utile netto di 1 milione di euro che abbiamo interamente reinvestito in azienda, senza distribuire alcun dividendo”, sottolinea Gianluigi Casati.

“La prima colata risale al 19 febbraio 1972. Io ho cominciato a lavorare in azienda nel 1976. Oltre trent’anni dopo sono entrati, con decisione del tutto autonoma senza alcuna … forzatura da parte mia, nell’ordine: mia figlia Chiara, mio figlio Giacomo e tre mesi fa mia figlia Benedetta. La prima svolta nella nostra attività si è verificata nel 1981”.

Vale a dire?

“Fui contattato da due ex compagni del Politecnico, che erano andati a lavorare per il centro ricerche della Fiat, per lo sviluppo dei motori con turbo compressori sovra alimentati. C’era bisogno di materiali particolarmente performanti. Mi chiamarono per realizzare il collettore di scarico con materiali innovativi. Dissi di sì. La prototipazione andò bene e così diventammo un’azienda automotive. La fonderia, anno dopo anno, ha incrementato la propria attività e ha incrementato progressivamente l’automazione dei processi. Abbiamo acquistato uno stabilimento a Malnate per la finitura dei pezzi. Siamo cresciuti e abbiamo puntato sull’estero”.

Un piccola industria che ha sempre pensato in grande? 

“Nel 1998/99, anche a causa di un’eccessiva difficoltà di rapporti con i clienti italiani, ho contattato un’azienda Giapponese che aveva bisogno di una particolare lavorazione finalizzata a realizzare chiocciole turbo in ghisa ad alto tenore di nichel. Una lega molto difficile. Ci abbiamo provato e ce l’abbiamo fatta. Così abbiamo sviluppato una significativa presenza nel mondo dei turbo compressori. Il periodo 2009-2012 è stato molto difficile. Nella seconda metà del 2012 abbiamo ripreso i ritmi di crescita. Anche grazie al supporto dei miei figli il ciclo produttivo ha costantemente migliorato in qualità e efficienza: mio figlio Giacomo si è occupato della completa automazione del processo di finitura dei getti a Malnate e mia figlia Chiara ha seguito direttamente la complessa operazione finanziaria  che, attraverso l’emissione di mini bond, ci ha consentito di raccogliere risorse da una filiera di investitori che hanno creduto nella nostra azienda permettendoci così di investire qualcosa come 10 milioni di euro!”.

Un impegno considerevole.

“Assolutamente sì! Il 6 marzo 2017 sono partiti gli impianti nuovi grazie all’eccezionale impegno di tutta la nostra ‘squadra’. Dopo l’impiantistica, definiamola la parte hardware, adesso ci stiamo occupando della parte software con l’obiettivo di digitalizzare la produzione aziendale e diventare a tutti gli effetti una fonderia 4.0”.

Nel 2018 si aspetta un incremento del fatturato?

“Le prospettive sono decisamente buone. Mio padre mi ripeteva spesso che il fatturato ‘è vanità’, ciò che conta veramente è la redditività. La nostra è buona e contiamo di migliorarla ulteriormente. Abbiamo acquistato un altro capannone a Malnate con la finalità di verticalizzare tutta la nostra produzione diventandone gli unici responsabili, senza esternalizzazioni”.

Cosa diciamo ai giovani in cerca di lavoro?

“Che le nuove imprese hanno bisogno di nuove competenze. Noi assumeremo di certo gli studenti degli ITS (Istituti Tecnici Superiori) per gestire al meglio il ‘dialogo’ fra le macchine”.

Dalla mano d’opera alle menti d’opera: la fonderia 4.0 è anche questo.

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