Convegno in LIUC sul tema della contraffazione dei prodotti
“Comprare dei falsi significa farsi del male da soli”

Il gruppo tecnico “Made in” di Confindustria ha organizzato nell’aula magna dell’ateneo uno spettacolo di teatro civile incentrato sul tema della contraffazione dei prodotti significativamente intitolato “Tutto quello che sto per dirvi è falso”

Luciano Landoni

CASTELLANZA

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Il gruppo tecnico “Made in” di Confindustria, in collaborazione con l’UNIVA e con la LIUC-Università Cattaneo, ha organizzato nell’aula magna dell’ateneo di Castellanza uno spettacolo di teatro civile incentrato sul tema della contraffazione dei prodotti e significativamente intitolato “Tutto quello che sto per dirvi è falso”.

L’attrice Tiziana Di Masi, attraverso una recitazione coinvolgente ed efficace, ha trasmesso agli studenti del territorio (circa 300) un messaggio molto chiaro: “comprare dei falsi significa farsi del male da soli!”.

Immagini eloquenti (operazioni di sequestro da parte della Guardia di Finanza di merci contraffatte) e di forte impatto emotivo (il volto di un bimbo devastato dall’acne provocata dalla stoffa di un divano, proveniente dalla Cina, trattata con prodotti chimici nocivi) hanno colpito e sensibilizzato la giovane platea.

“La lotta alla contraffazione – ha detto Paolo Bastianello, presidente del gruppo tecnico ‘Made in’ –  è un fatto di cultura, di informazione, di curiosità. L’educazione al consumo deve partire dai banchi di scuola”.

“Permettetemi un consiglio – ha rincarato la dose Michele Graglia, presidente della LIUC-Università Cattaneo -: diffidate di quei prodotti che vengono venduti a prezzi stracciati e non fatevi ingannare dalla loro presunta convenienza”.

“La diffusione del falso è una minaccia per il nostro futuro. Ogni volta che acquistate un prodotto contraffatto, sia esso una felpa o un paio di scarpe, state minacciando l’esistenza di imprese che, al contrario di chi ne copia il lavoro d’ingegno, fanno onestamente il loro lavoro. E minacciare l’esistenza delle imprese – ha precisato Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese – vuol dire drenare terra sotto i piedi delle vostre opportunità lavorative e di carriera. Solo l’impresa è in grado di creare lavoro. Senza impresa non c’è creazione di benessere e ricchezza”.

Il fatturato del falso, in Italia, è stimato in 7 miliardi di euro (dati 2015): quasi l’equivalente di una manovra finanziaria.

Se il mercato del falso fosse eliminato si determinerebbe la creazione di almeno 150.000 posti di lavoro “regolari”.

In base ai dati 2016, il numero di sequestri effettuati dalle Dogane dell’Unione Europea sono stati in totale 63.000 ed hanno riguardato 41,3 milioni di articoli per un valore di mercato di poco inferiore ai 700 milioni di euro.

La contraffazione è uno dei principali business della criminalità organizzata (la camorra, in particolare): “Comprare dei falsi – ha scandito Tiziana Di Masi – vuol dire devastare l’immagine e la credibilità dell’autentico ‘made in Italy’. Dobbiamo imparare a scegliere ciò che acquistiamo con la testa. L’economia – ha aggiunto – è come la società: è fatta di vittime e di carnefici, le prime vanno difese e i secondi combattuti”.

Il tenente colonnello Emiliano Jacoboni della Guardia di Finanza di Varese e Francesca Cappiello, responsabile per la lotta alla contraffazione del ministero dello Sviluppo Economico, hanno illustrato ai giovani studenti le strategie di intervento delle forze dell’ordine per contrastare il fenomeno malavitoso.

“L’Italia non è solo un Paese di santi, poeti e navigatori. Non siamo solo un museo a cielo aperto, per altro malamente sfruttato nelle sue infinite potenzialità. L’Italia è anche un Paese di industria. Non solo di moda e di prodotti enogastronomici senza paragoni al mondo. Il ‘made in Italy’ – ha sostenuto Riccardo Comerio –  è fatto anche di tanta industria meccanica, chimica-farmaceutica, della gomma-plastica. Tutti settori che nel mondo sono copiati proprio perché incarnano quel saper fare diffuso che fa dell’Italia la seconda potenza industriale d’Europa, subito dopo la Germania. Pensiamo anche alla sola nostra provincia di Varese che rappresenta la sesta provincia manifatturiera d’Italia e l’undicesima in Europa”.

Uno straordinario patrimonio di conoscenze e di competenze che deve essere difeso e valorizzato attraverso la diffusione della “cultura della legalità”: il primo e fondamentale passo nella lotta senza quartiere contro la contraffazione.

“Troppo spesso nel nostro Paese pensiamo che la difesa della legalità sia un incarico da poter delegare a qualcun altro. Non è vero. Non cadete anche voi in questo errore. La difesa della legalità – ha sentenziato il presidente dell’Unione Industriali – dipende prima di tutto dalle nostre abitudini. Perché comprare il contraffatto non è solo illegale. In Italia, più che in qualsiasi altro Paese al mondo, comprare contraffatto è come rubare il futuro a noi stessi. E alle future generazioni”.

L’incontro di sensibilizzazione culturale rivolto verso i giovani studenti (e futuri consumatori) è parte integrante di un progetto di portata nazionale denominato “Protocollo di intesa per la realizzazione di iniziative di formazione contro la contraffazione e l’Italian Sounding rivolte ai giovani” sottoscritto dal ministero dello Sviluppo Economico, dal ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dalla Guardia di Finanza, da Confindustria, da Coldiretti, da Confcommercio e dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato.

Fra i numerosi imprenditori presenti, Marino Vago (presidente di Sistema Moda Italia) e Roberto Grassi (vice presidente di UNIVA).

Copyright @2018