TRAGEDIA ALL’EX CARTIERA DI CAIRATE
Condannati gli amici di Alessandro Giani

Omicidio colposo e fabbricazione di materiale esplodente. Sono stati condannati a un anno e 4 mesi dal Tribunale di Busto Arsizio i due amici del diciottenne che morì a Natale del 2015. Giani perse la vita dopo un tragico volo nella cartiera abbandonata

Alessandro-Giani

Busto Arsizio

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Omicidio colposo e fabbricazione di materiale esplodente. Sono stati condannati a un anno e 4 mesi (pena sospesa) e 800 euro di multa dal Tribunale di Busto Arsizio i due amici di Alessandro Giani, il diciottenne che morì cadendo da un’altezza di 6 metri all’interno della cartiera abbandonata Vita-Mayer di Cairate. Processati con rito abbreviato, il Gup Luca Labianca del tribunale di Busto Arsizio ha condannato entrambi gli amici per concorso in omicidio colposo e violazione di norme in materia di fabbricazione di armi. Il giudice ha disposto il beneficio della non menzione sul casellario giudiziale.

Accolta la richiesta dell’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Luca Pisciotta, che in sede di requisitoria aveva chiesto una pena di un anno e 6 mesi per entrambi.

 

I tre giovani nel dicembre 2015 erano entrati nella cartiera con del liquido infiammabile, che pare volessero utilizzare per costruire bottiglie incendiarie da scagliare contro i muri. Giani era precipitato ed era morto proprio a Natale dopo alcuni giorni di agonia in ospedale a Varese. I genitori avevano autorizzato la donazione degli organi

Due le ricostruzioni possibili. La caduta accidentale, avvenuta mentre il ragazzo e gli altri due amici si aggiravano nei meandri della ex cartiera per fabbricare le molotov e farle poi esplodere. A un certo punto Alessandro non si sarebbe accorto di un buco nel pavimento al primo piano e precipitò, compiendo un volo di circa sei metri.

Ma è più probabile che il giudice, almeno considerando la proporzione della pena, abbia accolto una diversa conclusione, ovvero che il diciottenne sarebbe indietreggiato senza guardare perché spaventato da una fiammata originata da una bottiglia incendiaria scagliata contro i muri del rudere industriale.

 

A settembre, invece, inizierà il processo ai rappresentanti legali di Prealpi Servizi, società proprietaria dell’area della cartiera, e al delegato per la sicurezza con l’accusa di omicidio colposo e omissione di lavori su edifici che rischiano la rovina. Perché quel luogo cartiera, inquietante e pericoloso anche per l’interesse che suscita nei giovani in cerca di avventure o negli sportivi praticanti del parkour, sarebbe dovuto essere inaccessibile a chiunque.

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