CENTRALE TERMICA CHEMISOL
“Potrebbe consentire di ampliare il teleriscaldamento”

A rispondere alle perplessità del consigliere Mino Caputo riguardo il riavvio della centrale termica collocata all’interno del polo chimico è il capogruppo di Partecipiamo Luigi Croci. In una nota dettagliata spiega come l’impianto rientri nell’ottica di una autonomia di produzione energetica del nostro territorio

Loretta Girola

castellanza

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

A rispondere alle perplessità espresse negli scorsi giorni dal consigliere Mino Caputo riguardo il riavvio della centrale termica collocata all’interno del polo chimico è il capogruppo di Partecipiamo Luigi Croci. In una nota dettagliata spiega come l’impianto rientri nell’ottica di una autonomia di produzione energetica del nostro territorio. “Si tratta – sottolinea Croci nel suo scritto – di una centrale utile per il territorio, il cui progetto risale al 2011 quando, con autorizzazione n. 2743 del 26 luglio la Provincia di Varese autorizzava la costruzione e l’esercizio di una centrale di cogenerazione alimentata a gas naturale presso il sito in oggetto, in sostituzione della esistente centrale e delle varie caldaie per la generazione di vapore e produzione energia elettrica.

Nel 2017, poi, la società Chemisol ha presentato modifiche non sostanziali al progetto iniziale, e in particolare è stato previsto di installare 4 motori endotermici in assetto cogenerativo in grado di lavorare singolarmente a seconda del fabbisogno. Il nuovo impianto interessa gli spazi già dedicati alla centrale termica esistente, che rientrano in un’ampia zona sottoposta a procedura di MISO (messa in sicurezza operativa) in relazione alla presenza nel sottosuolo di ceneri di Pirite; tale procedura consiste nel mantenimento dell’impermeabilizzazione superficiale delle aree e nel mantenimento della barriera idraulica, e, rispetto al precedente progetto, le aree interessate dall’impianto sono diminuite e nell’area di ampliamento del capannone i terreni contaminati verranno completamente rimossi e smaltiti, così da costituire un intervento risolutivo delle potenziali contaminazioni. Lo stesso impianto potrebbe, inoltre, consentire di sviluppare ulteriormente le vicine reti di Teleriscaldamento permettendone l’ampliamento dell’utenza servita con ulteriore beneficio ambientale e di efficienza energetica.

Si ricorda, infatti, che la Lombardia produce il 15% dell’elettricità complessiva prodotta in Italia, ma ne consuma il 22% del fabbisogno nazionale, il che significa che deve importare da altre regioni e dall’estero l’energia elettrica di cui necessita; pertanto tale impianto rientra nell’ottica di una autonomia di produzione energetica del nostro territorio.

L’installazione di questa tipologia di impianti ha il duplice obiettivo di assicurare  da una parte la copertura della domanda di energia elettrica durante tutte le ore dell’anno, per evitare possibili, quanto probabili e disastrosi, blackout di sistema dando di conseguenza un servizio alla collettività del territori, e dall’altra di permettere l’ulteriore sviluppo della produzione elettrica da fonti sostenibili, per passare dall’attuale 33,5% dei consumi lordi nazionali al 55% nel 2030, come previsto dalla recente Strategia Energetica Nazionale”.

Copyright @2019

NELLA STESSA CATEGORIA