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Contro la teoria gender: “Così si disgrega la società”

Tanti, forse troppi, sono i temi che dividono oggi. Dalle stanze della politica alle piazze della società, sembra sempre più che sia corretto parlare di “Italie”, piuttosto che di “Italia”. Tra questi temi, uno su cui il dibattito è particolarmente acceso è la teoria gender. Ha provato a farsi portavoce di questa situazione Comunità Giovanile, che giovedì 22 novembre ha organizzato un incontro informativo aperto. Esprimendo naturalmente una posizione orientata in una ben precisa direzione, l’incontro ha provato a fornire spunti di riflessione con tre relatori: il medico bioeticista Daniele Torri, il consigliere regionale Giacomo Cosentino ed il parroco di Vanzaghello don Armando Bosani.

Il compito di rompere il ghiaccio è spettato al rappresentante di Comunità Giovanile Luca Folegani. “Siamo contenti di questa serata – ha esordito – anche se non abbiamo scelto la forma del dibattito. Prima di dibattere, infatti, riteniamo necessaria una fase di informazione su un fenomeno così grave e dilagante”.

Subito dopo, è stato il turno di Cosentino, consigliere in Regione Lombardia con la Lista Fontana Presidente. “Da tempo porto avanti questa battaglia contro il gender – ha testimoniato – fin dai tempi in cui lavoravo a Varese. In Regione, adesso, la prospettiva è più ampia e il nostro impegno è maggiore. Abbiamo presentato una mozione, infatti, in cui chiediamo di valorizzare le figure di madre e padre, piuttosto che quelle di genitore 1 e genitore 2. Riteniamo che la famiglia tradizionale sia il fondamento della nostra società. Un sistema che voglia cancellare il dato naturale di maschio e femmina è un sistema malato”.

L’intervento più prolungato e specifico è stato quello del dott. Daniele Torri, che è anche rappresentante bresciano del Comitato “Difendiamo i nostri figli“. Il medico ha spiegato come l’ideologia gender sia un tema che, oggi, va oltre la politica per scaricarsi anche sulla cultura. Ha iniziato spiegando i dati fondamentali della teoria gender: ossia, che il dato biologico del sesso di nascita non influisce in alcun modo sull’identità erotico-affettiva di un soggetto.

“Si tratta quindi – ha continuato – di una visione che annulla il dato naturale a favore del dato culturale. Conta la cultura del singolo, il modo in cui si sente l’individuo, e non il modo in cui è nato dal punto di vista biologico. Questo, però, è smentito dalla nostra stessa natura: la differenza tra uomo e donna è genetica, segnata nei nostri cromosomi, e si riflette in moltissimi caratteri.”

Ha così portato esempi non solo legati ai caratteri sessuali primari, ma anche alle diverse preferenze, abilità, propensioni e modi di ragionare che distinguono il maschio dalla femmina. Secondo il medico, tutti questi non sono dati culturali, ma risultati di due nature intimamente diverse, studiate biologicamente.

“Combattere la disuguaglianza – ha proseguito – è un obiettivo doveroso della società. Ma eliminare le differenze non significa eliminare la disuguaglianza, anzi. L’idea che siamo tutti uguali, uomini e donne, porta solo a vedere l’altro come un giocattolo da usare per il proprio piacere, ma che non ha niente di più o di meglio di quello che posso avere io. In sostanza, la moralità che teneva insieme la nostra comunità si sta perdendo, arrivando a rendere accettabili pratiche che, in via normale, sarebbero incomprensibili”.

“Questa situazione – ha concluso – deriva dall’idea che la realtà non è oggettiva, e quindi può essere costruita e decostruita a piacere del singolo. L’ambizione è quella di poter sempre dire e fare ciò che si vuole, senza che si sia costretti a rispettare una regola, una consuetudine, una legge. Capite bene che questo non può che avere un’efficacia disgregante su tutto il tessuto sociale”.

Da ultimo, è arrivato il momento di don Armando Bosani, che ha affrontato l’argomento dal punto di vista filosofico e teologico. L’ecclesiastico, infatti, ha ripercorso la storia del pensiero umano, a partire dalle teorie realiste, in cui si constatava l’esistenza di una realtà oggettiva e conoscibile, che non poteva essere modificata. Da questa fase, però, ci si è mossi verso teorie idealiste, in cui si dubita dell’esistenza di una realtà esterna alla mente umana. Sarebbe reale solo ciò che ognuno di noi definisce tale, in un atto simile alla creazione.

“Chiaramente – ha suggerito il parroco – queste teorie portano al desiderio di essere ciò che si vuole quando si vuole. Ed ecco la teoria gender come oggi la conosciamo. Si tratta di un atteggiamento rischioso, in cui ciascuno si assimila a Dio e ritiene di avere totale governo sulla natura. L’atteggiamento predominante diventa la fluidità. Se posso scegliere la mia identità sessuale, perchè non la mia data di nascita? O la mia età? Il problema è quando però ci si spinge sino a riconoscere un diritto in capo a queste pretese”.