Assemblea 2018 del Gruppo Giovani Imprenditori di UNIVA
Il coraggio di innovare e di credere nel futuro

VARESE

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Il posto nel mondo dei giovani imprenditori è il mondo”. Parte così, parafrasando il romanzo di Fabio Volo, la riflessione con cui Mauro Vitiello, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, cerca di collocare il ruolo delle nuove generazioni di titolari d’impresa nello scenario economico e sociale del territorio e nazionale. E il suo sguardo va subito dritto oltre qualsiasi barriera. Prima di tutto, quelle geografiche: “Il nostro è un ruolo da giocare in una realtà senza confini che poi ognuno è libero di interpretare come crede. In base alle proprie peculiarità, a quelle della propria azienda e dei propri collaboratori”. A fare da denominatore comune è, però, il contesto: “Non esiste oggi impresa che non sia internazionale. Viviamo in un grande paradosso. Da una parte, vediamo sempre di più sventolare le bandiere delle barriere commerciali ai confini dei nostri Paesi. Dall’altra però, nonostante questo obiettivo di tornare dentro i propri confini, sentendoli come una protezione dal nuovo che avanza vissuto come minaccioso, le decisioni che vengono prese in luoghi quali la Casa Bianca hanno un impatto sulle imprese di tutto il mondo, quelle varesine comprese, più di quanto non siano in grado di fare le decisioni prese a livello di singola amministrazione locale o nazionale che sia”. Per Mauro Vitiello la conclusione è inevitabile: “Siamo globali nei fatti. Anche se non lo vogliamo”.

Questo il concetto che Vitiello ha espresso durante l’Assemblea 2018 del GGI di UNIVA che si è tenuta al Centro Congressi Ville Ponti di Varese. A sottolinearlo è la proiezione di un video che riassume un anno di viaggi d’affari in giro per il mondo con le foto dei giovani imprenditori in Germania, Emirati Arabi, Cina, Russia, Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna. In platea, a guardare il filmato, una persona che di assenza di confini ne sa qualcosa: l’astronauta italiano Paolo Nespoli, che interverrà più avanti per condividere la sua testimonianza, facendo un parallelismo tra il mondo delle missioni spaziali e quello delle imprese. “Abbiamo voluto fortemente portare a Varese Paolo Nespoli – spiega Vitiello – perché con i suoi successi rappresenta il paradigma di un’Italia che riesce a primeggiare a livello internazionale, come le sue imprese che mietono successi sui mercati mondiali quando riescono ad abbracciare con coraggio (ecco un altro termine fondamentale che ritorna costantemente nella nostra visione) progetti sempre più futuristici e innovativi”. Più che un esempio, Nespoli per i Giovani Imprenditori Varesini è un’immagine riflessa che amplifica quella che vorrebbe essere la missione da portare avanti attraverso le proprie imprese: “Vogliamo essere come Paolo Nespoli. Vogliamo riuscire ad agguantare i nostri sogni e a costruirci un posto nel mondo attraverso le nostre imprese”.

In che modo? “Non certo rinchiusi nei nostri uffici e nelle nostre fabbriche, ma condividendo competenze ed esperienze fra di noi”; a riprova è stato proiettato l’intervento del formatore e “medico di famiglia delle imprese” Ernesto Sirolli, al TEDx di Montecarlo di fine 2017.

La storia che racconta per spiegare come funziona l’ecosistema imprenditoriale della Silicon Valley è quella di due americani (marito e moglie) in vacanza in Italia, durante un viaggio in treno. All’ora di pranzo cominciano a mangiare dei sandwich nascosti dietro i libri che stanno leggendo. Timidi, perché nessuno in quel momento aveva ancora cominciato a pasteggiare. Subito dopo cominciano a mangiare gli italiani, tirando fuori dalle valige di tutto e dividendo e condividendo tutto con tutti. La morale di Sirolli viene ripetuta da Vitiello: “Gli americani fanno business come gli italiani pranzano. Mentre gli italiani fanno impresa come quella coppia di americani ha consumato il sandwich sul treno. Fanno impresa con la paura di scambiarsi idee e condividere progetti”. Una logica da ribaltare secondo Vitiello: “Come imprenditori siamo innamorati delle nostre imprese. Ma la domanda da porsi è: siamo altrettanto innamorati del sistema di imprese che rappresentiamo?” Stanno cambiando i paradigmi organizzativi delle aziende e dell’innovazione e gli imprenditori, soprattutto quelli giovani, devono adeguarsi: “Non è tanto questione di tecnologia, ma di cultura. Fare impresa ha più che mai a che fare con la convivialità, la condivisione e la passione”. La questione, precisa Vitiello, non è riprodurre sul territorio varesino il modello americano della West Coast Usa, “la sfida è semmai quella di dare un ruolo preciso alla rappresentanza nell’azione di perseguire l’obiettivo di aprirci a nuove forme di condivisione dell’innovazione e del fare impresa”. In questo Vitiello rivendica un ruolo preciso al proprio Movimento: “Più che acceleratori d’impresa e incubatori di startup servono luoghi e ambienti dove poter condividere idee, dove scambiarsi opinioni in momenti informali, dove poter essere contagiati dall’entusiasmo degli altri colleghi. Il luogo dove poterlo fare è proprio il Gruppo Giovani Imprenditori”. In poche parole: “La modernità richiede più associazionismo d’impresa”.

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