Quel che succede a Busto travalica storia e tradizione
Corrispondenza d’amorosi sensi

La gente è in fermento (eufemismo) e minaccia di ricorrere alle vie legali. Dicono che di questo passo scompariranno i Cimiteri e il caro estinto lo si farà cremare e, dentro un vasetto di ceneri, lo si porterà a casa...

Gianluigi Marcora

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Una volta, la “corrispondenza d’amorosi sensi” che unisce il vivo al caro estinto, si esercitava al Cimitero. L’Editto di Saint Cloud del 1805 firmato da Napoleone Bonaparte sanciva la creazione dei Cimiteri fuori dal centro abitato. Ugo Foscolo ci costruì sopra il Carme “dei Sepolcri” e segnò un’epoca nuova: quella di avere un luogo sacro, dove i Defunti avessero il “meritato riposo” con una “onorata sepoltura” con sopra una foto del “caro estinto”.

Quel che sta succedendo a Busto Arsizio travalica la Storia, la Tradizione e pure l’Editto del 1805 per effetto di leggi “moderne” che in moltissimi hanno definito rapine. Le cifre non le abbiamo inventate, ma raccolte da chi ha fatto visita all’Ufficio Cimiteri del Comune: 425 Euro quale diritto di ingresso nel monumento di famiglia – se poi si dovesse procedere a un’opera di scavo, gli Euro da versare al Comune diventano 1.200 o addirittura 1.300 – per le concessioni si va dai 14.500 ai 20.000 Euro per tre posti – c’è poi un caso limite di 119.000 Euro a carico di una famiglia che vuole rinnovare la Cappella.

Il clou (che nulla ha a che vedere con Saint Cloud) è basato sul diritto di entrata. Nel caso si avesse già una tomba, si devono versare altri 400 Euro per ogni salma. La gente è in fermento (eufemismo) e minaccia di ricorrere alle vie legali. Dicono che di questo passo scompariranno i Cimiteri e il caro estinto lo si farà cremare e, dentro un vasetto di ceneri, lo si porterà a casa.

Certo che la “onorata sepoltura” non ci sarà più e “solo chi non lascia eredità di affetti, poca gioia ha dell’urna“… e non avranno “gioia” nemmeno coloro che al Cimitero ci vanno per onorare un “caro estinto” ben sapendo (come dice Foscolo) che “le tombe dei morti servono ai vivi“, proprio per quella “corrispondenza d’amorosi sensi” anche per una “lacrimata sepoltura” che costituisce la base di un “dialogo” espresso fra la persona che ci ha lasciati fisicamente, ma che vive dentro un ricordo, dentro un pensiero, dentro un modo di dire o di fare; insomma che vive oltre la tomba.

Come finirà? Non lo sappiamo e nemmeno vorremmo ipotizzarlo. Certo che il Cimitero costituisce una nobile Tradizione. Va bene il “forno crematorio” che fa ricordare tempi terribili, ma non va bene la speculazione coi Cimiteri. Tanto per “metterci la faccia“, io al Cimitero ci vado ogni domenica. Vedere tante persone chine e silenziose sopra una tomba, assorte in una preghiera o in un dialogo intimo col “caro estinto” e immaginarle a casa, col vasetto in mano delle ceneri, proprio non riesco ad immaginarlo. Certo, anch’io ho lasciato scritto di cremare il mio corpo una volta compiuto il gran passo, ma le mie ceneri devono essere collocate in una tomba, insieme a due mie care persone e una foto (non so quale) deve dire che il quel loculo, in quella tomba “riposano” le mie ceneri. Magari riscuoteranno una preghiera.

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