Inaugurazione anno accademico 2018-2019 in LIUC
“Costruiamo un Paese che lavori sulle soluzioni e che non cavalchi ansie e colpe”

L’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 in Liuc è stata l’occasione per focalizzare l’attenzione di docenti, studenti e imprenditori su due temi di importanza cruciale per tutte le aziende: la capacità di saper innovare e quella di saper presentare e far conoscere al mercato globale i prodotti e i servizi delle imprese italiane...

GIOGARA
LIUC, apertura anno accademico 2018-19

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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L’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 in Liuc è stata l’occasione per focalizzare l’attenzione di docenti, studenti e imprenditori su due temi di importanza cruciale per tutte le aziende: la capacità di saper innovare e quella di saper presentare e far conoscere al mercato globale i prodotti e i servizi delle imprese italiane. Logica, quindi, anzi “naturale” – come ha detto il presidente dell’ateneo “Carlo Cattaneo” di Castellanza, Michele Graglia – la presenza di Vincenzo Boccia, leader di Confindustria, alla cerimonia svoltasi nell’aula “Camillo Bussolati” dell’Università a cui, fra gli altri, ha preso parte anche Marco Bussetti, ministro dell’Istruzione.

Graglia da un lato si è detto soddisfatto per i risultati ottenuti nelle immatricolazioni (900 studenti, vale a dire il 20% in più rispetto all’anno accademico 2017/18) e dall’altro non ha nascosto la propria profonda preoccupazione “per le crescenti incertezze, politiche ed economiche, che caratterizzano il periodo attuale”. “Solo lo sviluppo sano dell’iniziativa economica – ha precisato Michele Graglia – può garantire risorse durevoli e certe. Troppo spesso sento posizioni incerte tra il valore anche sociale dell’impresa e le decisioni che ne regolamentano il vivere quotidiano, tra l’importanza di grandi opere di sviluppo e l’incertezza della loro realizzazione”.

“Non creiamo l’illusione – ha aggiunto – che isolandoci possiamo cambiare il mondo. Gli imprenditori non possono avere confini, barriere, non possono condividere protezionismi e limitazioni. Guai – ha sottolineato con forza il presidente della Liuc – a credere che in Italia non si possa fare più nulla e che sia quindi necessario andarsene all’estero. Il nostro motto recita: trova il futuro che ti cerca. Dentro queste parole – ha concluso – c’è l’ottimismo di un futuro che non può mancare, la motivazione per un forte impegno verso il domani”.

Stimolato dall’intervento di Michele Graglia, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha, se possibile, rincarato la dose sul piano dell’ottimismo della volontà che deve vincere il pessimismo della ragione (nonostante politiche economiche che indulgono più all’assistenzialismo miope e costoso piuttosto che allo sviluppo vero): “Mi trovo in un luogo del futuro e la costruzione del futuro dipende dalla testa delle persone. Ai nostri tempi, ci dicevano che per favorire la crescita erano necessari il capitale e il lavoro; oggi, bisogna aggiungere la conoscenza e le informazioni. Il nostro Paese – ha sostenuto il numero uno di Confindustria – deve alla questione industriale il suo presente e il suo futuro”.

Esportazioni del valore di 550 miliardi di euro (450 dei quali attribuibile al solo settore industriale) legittimano in pieno la forza economica del “made in Italy” e fanno capire quanto sia importante vendere all’estero per portare ricchezza in Italia. “Ecco perché le Ferrari sono un tipico strumento di sinistra!”, ha commentato Vincenzo Boccia strappando un applauso ai numerosi ospiti che affollavano l’aula magna della Liuc.

Per raggiungere (e mantenere) posizioni di eccellenza, però, è indispensabile dotarsi della “cultura della complessità” e “solo lo studio può fornirla” e formare così i protagonisti del domani.

“La coscienza civile – ha rimarcato Vincenzo Boccia – è fatta anche di competenze”. E’ necessario, anzi, indispensabile (oltre che urgente) “costruire un sistema Paese che lavori sulle soluzioni e che non cavalchi le ansie e le colpe”. Il grande pericolo che deve essere combattuto e sconfitto si chiama “assuefazione”. “Cioè – ha specificato il leader confindustriale – la convinzione che sia inutile fare le cose, dato che non cambierà mai niente! Abbiamo, come italiani, una percezione di noi stessi che è addirittura peggiore di quella che il resto del mondo ha di noi”.

La (non)cultura del lamento, della rabbia rancorosa, della commiserazione e dell’assistenza non ha ragione di esistere in un Paese all’interno del quale è in corso una “rivoluzione industriale” (Industria 4.0) e in cui si sente forte l’esigenza, attraverso la dotazione di infrastrutture adeguate, di diventare snodo “centrale tra l’Europa e il Mediterraneo”. “Dobbiamo ritornare allo spirito del dopo guerra – ha ammonito con forza Vincenzo Boccia -, allorché i nostri nonni, nonostante fossero circondati dalle macerie, erano ottimisti! Sapete perché lo erano? Perché avevano la certezza del futuro! Riappropriamoci della serenità del futuro e della certezza dell’essere”.

Immediatamente dopo l’intervento del presidente di Confindustria, ha preso la parola il rettore dell’ateneo Federico Visconti che, nel corso della sua dettagliata relazione, si è soffermato su quelli che ha definito i “tre pilastri fondamentali” del cammino formativo della Liuc: la gestione della proposta di valore (ossia la proposta formativa e didattica incentrata sulle facoltà di Economia e Ingegneria gestionale, dopo che è stato disattivato il corso di laurea in Giurisprudenza); il presidio delle relazioni con una pluralità di attori (le Università partner, le imprese, le istituzioni, eccetera) e la creazione di forze trainanti (gli studenti, il corpo docente, i ricercatori, il personale di gestione).

“Per chiudere – ha commentato Federico Visconti -: tornano utili le parole di Sergio Marchionne: esiste un mondo in cui le persone non lasciano che le cose accadano, le fanno accadere. Ispirati dalla missione della LIUC, guidati dal piano strategico, continueremo a lavorare per far accadere le cose”.

La cerimonia dell’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 ha avuto termine con la prolusione intitolata “Innovazione e marketing nelle PMI: capolavori da valorizzare” e presentata a due voci da Raffaella Manzini, professore ordinario di Ingegneria economico gestionale e pro rettore alla Ricerca in Liuc, che si è soffermata sull’innovazione e da Chiara Mauri, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese all’Università della Valle d’Aosta, che ha analizzato le strategie di marketing aziendale.

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