LA FINESTRA SUL MONDO
Credere nel futuro vuol dire meritarsi 10 e lode!

L’ultimo Bilancio demografico nazionale (redatto dall’Istat) certifica una linea di tendenza che appare irreversibile: il calo delle nascite e il progressivo invecchiamento della popolazione...

Luciano Landoni

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L’ultimo Bilancio demografico nazionale (redatto dall’Istat) certifica una linea di tendenza che appare irreversibile: il calo delle nascite e il progressivo invecchiamento della popolazione. Nel 2017 sono nati 458.151 bambini.

Rispetto al 2016, le nascite sono state 15.000 di meno.

Dall’unità d’Italia (1861) ad oggi, il 2017 ha fatto registrare il record in negativo delle nascite stesse. Insomma, mai così pochi nati da quasi 160 anni a questa parte!

Tra i nuovi nati, 68.000 sono stranieri (quasi il 15% del totale).

I decessi, sempre nel 2017, sono stati circa 650.000 (34.000 in più sul 2016): si tratta del numero più alto dal 1945.

Quest’ultimo dato rappresenta l’ennesima conferma di quanto la popolazione italiana stia invecchiando sempre di più.

Al 31 dicembre dell’anno scorso risiedevano in Italia complessivamente 60.483.973 persone (oltre 5 milioni delle quali di cittadinanza straniera), vale a dire 105.472 in meno rispetto all’anno precedente (-202.884 italiani e +97.412 stranieri).

Il numero degli italiani si assottiglia e l’invecchiamento degli stessi aumenta.

Il quadro di una società che declina, all’interno della quale cala la fiducia e cresce la paura del e per il futuro.

Si accentuano i timori circa la tenuta complessiva del sistema e, nello stesso tempo, si affievolisce la spinta verso il domani, percepito come gravido di incognite, pericoli, precarietà.

Di recente, ho avuto modo di partecipare ad un incontro, organizzato dalla LIUC-Università Cattaneo di Castellanza, intitolato significativamente “Alla ricerca del futuro perduto: per un’economia veramente umana”.

I relatori hanno cercato di individuare e spiegare le ragioni alla base della perdita di fiducia che caratterizza il mondo occidentale in generale e l’Italia in particolare.

Le Istituzioni non sembrano più in grado di garantire livelli accettabili di benessere alle popolazioni e queste ultime accentuano nei confronti delle stesse istituzioni la propria diffidenza e si rifugiano nelle promesse (una micidiale miscela di falsità calamitanti e allettanti) propalate dagli imbonitori politici di turno (veri e propri professionisti della cialtroneria incompetente e arrogante, tanto più arrogante quanto più incompetente).

Un circolo perverso che si autoalimenta e soffia sul fuoco delle paure e degli egoismi crescenti, tendendo a legittimare l’idea che conti solo l’oggi e che il futuro sia alle nostre spalle.

Come si può spezzare questa specie di avvitamento esiziale su noi stessi?

Ricette non  ne esistono, se non lo sforzo costante che tutti noi dobbiamo porre in essere per “tirare fuori il meglio che abbiamo dentro”.

E come facciamo a “tirarlo fuori”, riappropriandoci della gioia di costruire il nostro domani e di investire sui e nei giovani che sono i protagonisti principali e naturali del futuro?

Il decremento delle nascite di cui abbiamo parlato all’inizio è la prova evidente che si deve rispondere con immediatezza alla domanda appena formulata.

Il pericolo è troppo grande per essere sottovalutato o, peggio, ignorato.

E’ del tutto evidente che non esiste “la risposta” miracolistica e salvifica, ne esistono tante.

Tutte imperfette, ovviamente, e tuttavia tutte strategicamente rilevanti per provare ad arginare e combattere la retrotopia dilagante (vale a dire una nostalgia triste e demotivante per il passato che non tornerà mai più, così come l’ha definita il filosofo Zygmunt Bauman nella sua opera postuma intitolata proprio “Retrotopia”).

Una, fra le tante risposte imperfette, crediamo possa essere la carica di fiducia ottimistica e motivazionale racchiusa nel premio letterario “Mille e … Una Storia” che il prossimo anno celebrerà e festeggerà la sua 10° edizione.

La piccola-grande squadra di cui faccio parte, ossia quella de l’[email protected] (i miei 24 lettori perdoneranno, spero, l’autocitazione), dal 2010 scommette sui giovani puntando sulla loro voglia di mettersi in gioco e di scoprire, attraverso la scrittura di un racconto, quali siano le loro abilità di potenziali scrittori.

Uno sforzo che viene premiato mediante la generosità e la lungimiranza di tanti imprenditori che sostengono il progetto culturale perché apprezzano la sua carica innovativa e la voglia di futuro in esso contenuta, la stessa che caratterizza la “meglio gioventù”. La 10^ edizione del premio letterario “Mille e … Una Storia” (2019) è racchiusa in queste tre parole, più un punto esclamativo: 10 E LODE!

Tendere verso l’eccellenza – attraverso lo studio, il lavoro, l’impegno costante, l’entusiasmo e l’ottimismo della volontà – significa volere conquistare il proprio futuro (volerlo fortissimamente!). Vuol dire non arrendersi mai, crederci sempre e comunque, avere il coraggio delle proprie idee e dei propri progetti (anche quando, ai più, sembrano un po’ folli).

Vuol dire sognare (con almeno un piede per terra, però) e provare a “volare alto”. Uno che se ne intendeva, Walt Disney, soleva dire: “Se l’hai sognato, vuol dire che puoi farlo!”.

Sognare il proprio futuro e costruirlo con determinazione e le competenze necessarie è la mission dei giovani, anzi è la mission di chiunque voglia vivere pienamente la propria vita succhiandone il midollo.

Mille e … Una Storia” – edizione 2019 (la 10^) è il modo giusto per provarci!

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