ANDAMENTO DEL MERCATO DEL LAVORO IN PROVINCIA DI VARESE
Crolla la cassa integrazione, quando crescerà l’occupazione?

Cominciamo con le buone notizie: è in diminuzione il ricorso alle varie forme di Cassa Integrazione da parte delle imprese del Varesotto...

Luciano Landoni

VARESE

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Cominciamo con le buone notizie: è in diminuzione il ricorso alle varie forme di Cassa Integrazione da parte delle imprese del Varesotto.
Il dato emerge dall’ultima rilevazione sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali svolto su dati Inps dall’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese.

Complessivamente – considerando dunque sia la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO), sia la Cassa Integrazioni Guadagni Straordinaria (CIGS), sia la Cassa in Deroga – nel mese di luglio 2017 sono state autorizzate 411.554 ore nel comparto industria in provincia di Varese, in riduzione del 79,6% rispetto a luglio 2016 e del 25,3% rispetto al mese precedente.

Le ore rilevate sono tutte imputabili alla CIGS, non essendo state autorizzate a luglio né ore di CIGO né in deroga.
Guardando, invece, al dato cumulato relativo al periodo gennaio – luglio 2017 sono state complessivamente autorizzare 3.253.413 ore di cassa integrazione nel comparto industriale, in riduzione del 60% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per quanto riguarda la scomposizione percentuale delle ore autorizzate il 53% è stato richiesto per CIGO, il 45% per CIGS e il 2% per cassa in deroga.

Un’altra conferma (dopo le rilevazioni Istat circa l’andamento positivo del Prodotto interno lordo e l’incremento dell’Indice di fiducia delle imprese e dei consumatori) che la Grande Crisi è passata?

 I dati in forte contrazione riguardanti il ricorso alla Cassa Integrazione da parte delle imprese del territorio – commenta il presidente dell’UNIVA, Riccardo Comeriodevono essere presi con cauto ottimismo. La flessione mette in evidenza un trend sicuramente positivo per la nostra economia locale ed è coerente con il buon andamento dei livelli produttivi. Sulla portata del calo incide, però, sicuramente anche il recente cambiamento della normativa che ha modificato gli automatismi di accesso a questo ammortizzatore”.

Le ore di CIGO autorizzate nel periodo gennaio – luglio 2017 nel comparto industriale sono state pari a 1.727.832, in riduzione del 48% rispetto allo stesso periodo del 2016.

A livello di settori, per quanto riguarda sempre la sola CIGO, il ricorso risulta essere in calo nel metalmeccanico (-47,6%), nel tessile-abbigliamento (-43,4%), nella gomma e materie plastiche (-53,5%) e nell’alimentare (-18,4%), così come in tutti gli altri comparti.

Unica eccezione il chimico-farmaceutico dove si registra un incremento del 14,3%.

Le ore di CIGS autorizzate nel periodo gennaio – luglio 2017 nel comparto industriale sono state 1.477.043, in riduzione del 68,7% rispetto allo stesso periodo 2016.

Le ore di cassa integrazione in DEROGA autorizzate nel periodo gennaio – luglio 2017 nel comparto industriale sono state 48.538, in riduzione del 47,3% rispetto allo stesso periodo 2016.

La cassa integrazione cala e quando crescerà l’occupazione?
“Una riduzione della cassa integrazione non è sinonimo di crescita occupazionale. Da questo punto di vista il miglioramento che registriamo nelle attività delle nostre imprese non si sta per il momento traducendo in una ripresa consistente delle assunzioni che potrà avvenire solo quando l’aumento della produzione da congiunturale diverrà strutturale, continuando nel lungo periodo. Il saldo tra assunzioni e fuoriuscite dal mercato del lavoro – puntualizza Riccardo Comerio – dà luogo per il momento ad una tendenziale stabilità dei livelli occupazionali. Di positivo c’è comunque sicuramente da registrare una maggiore continuità del lavoro, presupposto essenziale per dar vita a iniziative di formazione degli addetti propedeutica alla digitalizzazione delle varie fasi produttive che stanno affrontando molte imprese del territorio in ottica di industria 4.0. Inoltre il calo del ricorso alla Cassa Integrazione sta comportando anche una diminuzione della dispersione delle forze finanziarie che, nei momenti più acuti della crisi, le aziende hanno dovuto destinare per accedere alle varie procedure concorsuali”.

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