Positivo l’andamento del “made in Varese” nel primo trimestre 2018
I dazi commerciali rischiano di condannarci a un “Medioevo economico”

Prima che iniziassero a spirare i violenti venti di guerra (commerciale), il “made in Varese” ha mantenuto intatta la sua forza...

Luciano Landoni

varese

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Prima che iniziassero a spirare i violenti venti di guerra (commerciale) fra Stati uniti e Cina e fra Stati Uniti ed Unione Europea, con il ripristino dei dazi da parte della Casa Bianca (e l’inevitabile effetto domino a livello internazionale), il “made in Varese” ha mantenuto  intatta la sua forza.

Nel primo trimestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2017, le esportazioni del sistema economico locale (2,8 miliardi dui euro) hanno fatto registrare una crescita pari a quasi il 23% (dati Ufficio Studi UNIVA). La parte del leone l’ha fatta il comparto aerospaziale; gli altri settori produttivi hanno comunque incrementato il proprio export dell’1,9%. Sul lato delle importazioni, Varese ha evidenziato un incremento del 7,6%, risultando pari a 1,6 miliardi di euro. Un saldo commerciale positivo (+1,2 miliardi di euro), in crescita rispetto al primo trimestre del 2017 (+52,7%). Insomma, in dinamismo produttivo della provincia di Varese non ha perso il suo smalto.

Tutto bene, quindi?

“L’andamento delle esportazioni è sicuramente positivo – osserva Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese –  e riporta Varese sulla strada di una strutturale crescita sui mercati esteri che da sempre contraddistingue la nostra industria negli ultimi anni. Certo una crescita a doppia cifra così consistente è molto legata alle dinamiche del comparto aerospaziale, in particolare quelle che hanno riguardato la Polonia. Anche al netto di ciò, pur molto limata, la performance della prima parte dell’anno è comunque positiva. Purtroppo, però, è collocata temporalmente in mesi dove la guerra commerciale a suon di dazi era solo un pericolo e non una realtà come oggi. Ora bisogna vedere cosa succederà e quali saranno le ripercussioni sui mercati delle decisioni Usa, a cui hanno fatto seguito le contromisure Ue. Il commento secco è che non ci voleva”.

Riguardo i mercati di riferimento, sono in deciso aumento, rispetto al primo trimestre del 2017, le esportazioni verso l’UE28 (+29,2%), che si conferma primo bacino di destinazione dei prodotti varesini, l’Asia Centrale (+31,6%), gli altri paesi europei non UE (+24,3%), il Medio Oriente (+24,6%) e l’Oceania (che ha visto più che triplicare l’export). Tra i paesi, la Polonia ha guadagnato un primo posto nella classifica dei mercati di destinazione dei prodotti varesini, prendendo il posto della Germania. Sebbene fuori dalla classifica delle prime 10 destinazioni, è considerevole anche l’export registrato verso l’Australia (triplicato) e la Russia (+62,1%). È tornato a crescere anche l’export verso l’Europa del Nord che aveva registrato una battuta d’arresto dovuta anche alle fluttuazioni del prezzo del petrolio: Svezia +16,8%, Norvegia +170,6%.

In termini di composizione settoriale, con riferimento ai comparti maggiormente rappresentativi del territorio, si evidenzia che il 63% delle esportazioni ha avuto origine dal settore metalmeccanico, il 9% dal tessile-abbigliamento, l’11% dal chimico-farmaceutico e l’8% dal settore gomma e materie plastiche.
Sotto l’aspetto della dinamica si rilevano delle differenze tra i settori analizzati, sebbene l’export di tutti i principali comparti produttivi abbiano registrato variazioni tendenziali positive.

Un panorama complessivo che evidenzia una volta di più la vocazione estera dell’apparato produttivo locale; il rischio reale più grave rimane quello dei dazi.

“Per un’economia come quella varesina una politica di dazi è un danno da evitare. Come potrebbe non esserlo per una provincia che esporta ben il 45% del valore aggiunto prodotto e che ha un avanzo commerciale che solo nei primi tre mesi del 2018 ha superato il miliardo di euro? Bastano questi numeri per capirlo. Ecco perché condividiamo in pieno le preoccupazioni espresse anche dallo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Vediamo il rischio di un mondo e di nazioni troppo pronte e tentate di richiudersi in se stessi, spingendo l’economia e l’organizzazione delle imprese – commenta Riccardo Comerio –  verso un medioevo che guarda alle dinamiche industriali con lenti ideologiche che poco hanno a che fare con la realtà e che rischiano di frenare un percorso di crescita e sviluppo sul quale eravamo riusciti con fatica a incamminarci”.

In conclusione, cosa ci possiamo aspettare?

“I danni potrebbero essere incalcolabili. Gli effetti, contrari a quelli voluti. E anche a livello interno cresce la soglia di attenzione delle imprese per provvedimenti, come quelli contenuti nel “Decreto Dignità”, che colpiscono le delocalizzazioni. Andrebbe anche bene, ma prima bisogna porsi una domanda: che cosa si intende per delocalizzazione? Ogni investimento estero produttivo di un’impresa italiana è delocalizzazione? Anche quelli che si fanno per presidiare i mercati esteri – sottolinea il presidente dell’UNIVA –  per vendere in loco beni che altrimenti non sarebbero venduti e la cui crescita comporta anche aumenti di livelli occupazionali in Italia? A Varese? E il modello tutto italiano di multinazionale tascabile legato a tante nostre, anche varesine, medie imprese che fine fa?”

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