Auguri mamma
Dedicato a te

Avrei voluto leggessi solo tu, mamma, il mio Editoriale. È dedicato a te, per il tuo compleanno, 13 marzo, ma che senso avrebbe “tener nascosta” un’espressione d’amore che mi serve per la vita...

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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Avrei voluto leggessi solo tu, mamma, il mio Editoriale. È dedicato a te, per il tuo compleanno, 13 marzo, ma che senso avrebbe “tener nascosta” un’espressione d’amore che mi serve per la vita. Senza la quale, non ci sarebbe il monito di “stare sulla buona strada”. Mi va di svelare come si festeggiava il tuo compleanno… condiviso sino al 19 settembre 1971… poi avevi detto basta, un categorico BASTA “papà non c’è più“. Quando ero bambino, ti alzavi alla buonora, mettevi in tavola la torta di mele “sun bòna da fò dumà chèla” (so cucinare solo quella torta) e, ai soliti biscotti secchi o al pane raffermo che si “godeva” a colazione, il 13 marzo si mangiava la torta, proprio di primo mattino. Vero che non la si inzuppava nel caffè (talvolta l’ho fatto), ma invece del caffelatte usuale, si sentiva il giorno di festa in quella torta di mele, soffice, alta, cotta al punto giusto, col caramello sopra, croccante che “si sposava” molto bene con gli spicchi di mela cotti anch’essi al punto giusto.

A mezzogiorno, arrivavano i regali: il babbo portava a casa i “biciulàn” (pasticcini) e lo zio Giannino portava una bottiglia di Martini rosso. Da una certa età in avanti, anch’io avevo licenza di berne, anche se da bimbo, lo zio mi faceva “bagnà i labar” (bagnare le labbra). Ero sempre l’ultimo ad arrivare a tavola e, da bambino mi “spupazzavi” i riccioli, appena dopo i miei “auguri mamma“, poi… crescendo mi “concedevi” un abbraccio di tre secondi (o giù di lì) per non doverti frenare con le moine. Certo, quel 19 settembre 1971 fu la fine del “rito” – papà a 58 anni ci aveva lasciato, dopo che il selciato del Vittoriale (Gardone Riviera) aveva raccolto il suo corpo per la rottura della arteria aorta. L’abbraccio fra noi era durato un’eternità, quando avevo portato a casa papà in una bara. Non potevo dire cosa suggeriva l’anima, ma nel tuo abbraccio c’era il dolore più “cattivo”, per non avere potuto vedere per l’ultima volta, il tuo uomo che al mattino era partito gioioso, coi commilitoni per la “gita della leva”.

Con le lacrime mi avevi lavato il viso, mamma e i tuoi singhiozzi ininterrotti, pudichi e disperati mostravano il dolore più atroce. Da quel momento in poi, c’era sì la torta di mele e c’era pure la bottiglia di Martini rosso, ma i tuoi occhi di “brace accesa” si illuminavano per due o tre istanti, poi inesorabilmente cessavano di inondare il mondo del tuo sorriso ineguagliabile.

Ogni 13 marzo, di buon mattino, ti vedevo alla finestra in attesa di farti visita. Non c’erano più i riccioli da… bistrattare, ma aspettavi solo di incrociare i nostri sguardi. Erano quelli gli auguri che preferivi: lo sguardo. E me lo dicevi, pure. Il “regalino” passava in secondo ordine e quanto intravvedevi nello sguardo qualcosa che non andava eri solerte nell’individuare ogni risposta. Sempre – tuttavia – nel rispetto dei ruoli e sempre nel calore di un sentimento familiare, molto più di cordiale, segnato dall’abbraccio, ritornato ai 3 secondi.

Da oltre vent’anni (9 dicembre 1996), gli auguri di “buon compleanno” hanno solo abbracci di cuore, con la fantasia con dentro i ricordi. Di quello che eri e di quello che sei; di ciò che mi hai donato e di ciò che continui a donarmi. Ecco il motivo di questo scritto, mamma….. ci sei nella dolcissima “corrispondenza d’amorosi sensi che unisce il vivo al caro estinto” (Foscolo) e se non lo scrivessi, nessuno mai comprenderebbe il bene che mi hai voluto e il bene che continui a donarmi con la memoria e con l’anima. Mi fai capire, mamma che l’amore non muore mai …. che una mamma, non muore mai …. che le azioni buone che hai prodotto, non muoiono mai. Quindi, il mio augurio è immortale …. ci sei e mi reputo fortunato per avere una mamma come te.

Sento già i tuoi rimbrotti, mamma… la tua discrezione mi sta sussurrando… “finissala lì” (finiscila), nascondendoti dentro il pudore, la buona creanza, la sobrietà nei giudizi e nelle valutazioni. Non posso tacere, mamma. Solo che ringrazio il Cielo e il destino che hanno voluto premiarmi, nel donarmi una mamma come te. Poi… ci vediamo coi fiordalisi, mamma… appena nel prato ne troverò per un mazzetto. So che mi sorriderai!

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