SCUOLE MEDIE “DE AMICIS”
Dedicato alla 1^C

VOLONTÀ: una parola che mi ha insegnato mia madre e che mi batte sul cuore. Lei lo sapeva di avere un figlio non proprio intelligente e (forse) nemmeno dotato di chissà quali doti... lo so, lo sapeva.

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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VOLONTÀ: una parola che mi ha insegnato mia madre e che mi batte sul cuore. Lei lo sapeva di avere un figlio non proprio intelligente e (forse) nemmeno dotato di chissà quali doti… lo so, lo sapeva. Quindi mi aveva “martellato” il consiglio (mai ordine) di insistere con la volontà, di avere anima in ciò che facevo, di non aver paura degli insuccessi (sbagliando si impara)… prima o poi, a insistere con la volontà dell’azione, anche “uno” non proprio dotato nella vita, ce l’avrebbe fatta.

Le dicevo…”ce l’avrebbe fatta a far che?” e lei insisteva a dirmi che in ogni campo della vita, mettendoci la passione e la volontà, si arriva sicuramente a un buon traguardo. I ragazzi della I°C delle Scuole Medie “De Amicis”, la parola “volontà” se la sono sentita dire più volte. A scuola non ero bravo come loro, ma a furia di studiare ho potuto raggiungere il “pezzo di carta” – al pallone ci giocavo tanto; ho pure partecipato a una “leva” della Pro Patria e ho indossato la maglia biancoblu per 45 minuti….poi, Eldino Danelutti (grande portiere di allora, poi selezionatore) mi tolse dal campo. Non toccai palla (si può dire), avevo commesso falli di gioco e… Danelutti mi mandò anzitempo negli spogliatoti. Quella maglia, la amo ancora oggi, insieme a quella del Milan… a proposito, il mio idolo era ed è Gennaro Gattuso (Rino e Ringhio, non importa), ma Gattuso era ed è nel mio cuore. Lui, la VOLONTÀ di arrivarci, ce l’aveva. Rozzo e poco “intellettuale” nel gioco, lui nel gioco del Milan ci metteva sacrificio, abnegazione, passione, volontà e per questi motivi è arrivato pure in Nazionale, dopo aver vinto Campionati e Coppe dei Campioni.

Poi ho tirato in ballo Ulisse (ricordate?) “né senno astuto e né favor di regi” per dire che Ulisse non era troppo intelligente e nemmeno godeva di favori del regnanti, ma la sua VOLONTÀ di tornare a casa, l’ha spinto a ogni sacrificio. E ce la fece. Prendete esempio da chi ci mette VOLONTÀ nell’azione e dentro il cuore e diffidate da chi vi mostra che tutto è facile. È dura – amici – lottare per un ideale, ma quando lo si raggiunge, quanto è onorevole, dignitoso, bello!

Non è finita: a 14 anni sono andato “sotto padrone” (come si diceva allora), in Tessitura. Due anni e nove mesi a 9 ore al giorno, più 5 ore il sabato. E di sera a scuola. Roba da stroncare un… toro, ma avevo vicino a me la mia mamma che soffriva, ma mi incitava, nonostante le mie velleità a desistere. Poi, la luce, con dentro il cuore la voglia di dare una soddisfazione a mamma, papà e zio Giannino… sino ad alzare la testa e a diventare Giornalista. Più di me, erano felici in famiglia “studia, studia è meglio per te” ripeteva quasi ossessivamente la mia Pierina e lo sa il Cielo quanto le devo se oggi sono qui a scrivervi (ma si lo dico) e a commuovermi per quel ragazzo senza talento che aveva voluto a tutti i costi andare a braccetto con la VOLONTÀ. Poi la Rivista l’[email protected] e con essa i libri, sino ad arrivare in 1° C delle Medie “De Amicis” e trovare voi, splendidi ragazzi col viso pulito, gli occhi scintillanti, il sorriso buono.

Voi a leggere con me Tepy e a farmi domande, sempre con l’interesse di conoscere, di incamerare ogni tipo di sollecitazione benevola. Ci metto anche la vostra prof Calloni che mi ha enormemente aiutato a dirvi quel che mi suggeriva il cuore. Che bello vederla difendervi “sono ottimi alunni”. Ne è scaturita una mattinata grandiosa che non dimenticherò mai… compreso il coro finale…”sei uno di noi“… e sentirmi “uno di voi” ragazzi è stato l’elogio più bello che mi avete fatto.

Non aggiungo altro. I pensieri che mi avete scritto sul “poster” e che vedete pubblicato, li ho letti e riletti e ho capito che da adesso in avanti, voi, in ogni vostra azione, a scuola e a casa, ci metterete la VOLONTÀ e (magari) pensando alla VOLONTÀ vi verrà in mente la mattinata passata insieme.

Vi ho detto pure che l’emozione delle buone azioni fa commuovere. Ecco, leggendo i vostri scritti, mi sono commosso. E vi ringrazio. Vi abbraccio tutti, indistintamente, augurandovi di avere sempre il sorriso nel cuore.

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