ATTESA
Fa e desfaa l’è tutt on lavorà

Le incognite della ripresa post-feriale

Luciano Landoni

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La ripresa delle attività industriali dopo la pausa feriale agostana rischia di essere parecchio problematica, per l’Alto Milanese e per la provincia di Varese (due fra le aree maggiormente industrializzate della Lombardia).

Le indagini congiunturali elaborate dalle Associazioni imprenditoriali (Univa e Cam) e dalla Camera di Commercio di Varese e rese note nei primi giorni di agosto sottolineavano una condizione complessiva sostanzialmente stabile, in “attesa” di meglio comprendere gli orientamenti governativi in tema di politica economica.

Il presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese, Riccardo Comerio, aveva aggiunto: “Qualcosa si è mosso, ma non siamo ancora fuori pericolo”. Parole dense di preoccupazione a cui sono seguite, poco tempo dopo, quelle di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, che, in un’intervista rilasciata al Messaggero, si è detto profondamente deluso dell’operato del governo a guida Lega e Movimento 5 Stelle, al punto da minacciare addirittura una mobilitazione di piazza degli imprenditori associati.

La conversione in legge del Decreto Dignità, le continue dichiarazioni in merito allo sforamento dei parametri europei in merito al contenimento del debito pubblico da parte dei due vice premier Di Maio e Salvini, a cui fanno seguito le precisazioni rassicuranti (fino a quando? fino a che punto?) del ministro dell’Economia Giovanni
Tria (sempre più imbarazzato davanti alle promesse reiterate di abbassare le tasse e aumentare le pensioni), unitamente ai moniti lanciati dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti circa probabili “attacchi” della finanza internazionale a partire da settembre, non fanno altro che aggiungere confusione alla
confusione disorientando i mercati. Questi ultimi, per riprendere le parole di Boccia, “non si lasciano influenzare dalle buone intenzioni, ma premiano o puniscono le azioni che valutano dannose”.

Con buona pace del vice premier e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio, secondo il quale l’Italia non correrebbe alcun pericolo e non sarebbe “ricattabile” da nessuno finanziariamente parlando. Nel frattempo, è esplosa la crisi della lira turca con i conseguenti sfracelli borsistici che hanno interessato tutte le piazze europee e hanno penalizzato soprattutto quella di Milano. Borsa in ribasso e spread in forte rialzo (dopo Ferragosto ha toccato 282 punti), segni evidenti di una sfiducia serpeggiante.

In autunno l’esecutivo presenterà l’aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza) e i compratori esteri – checché ne dica l’ineffabile Di Maio – preferiscono tenersi lontano dal “rischio Italia” (per non parlare degli investitori internazionali che detengono una fetta importante del nostro colossale debito e che, in assenza dell’ombrello protettivo della Banca Centrale Europea, dovranno essere “convinti” a “credere” nel nostro sistema Paese). Vedremo quale sarà la “classifica” che ci verrà attribuita dalle principali agenzie di rating che fra pochi giorni valuteranno il nostro livello di affidabilità/credibilità.

Insomma, un quadro complessivo di estrema criticità a cui si è aggiunta la tragedia del crollo del ponte di Genova (41 vittime accertate) che, oltre alla infinita drammaticità legata alla scomparsa di così tante persone, fa riemergere in tutta evidenza la grave carenza infrastrutturale italiana. Sia in rapporto alla vetustà di gran parte delle opere pubbliche (molte delle quali sono a rischio), sia relativamente all’indecisionismo cronico di chi ha la responsabilità di dotare il Paese delle infrastrutture indispensabili al suo sviluppo.

Un indecisionismo a cui sembra essersi aggiunto un ulteriore fattore critico che potremmo identificare attraverso un antico proverbio lombardo: fa e desfaa l’è tutt on lavorà (fare e disfare e tutto un lavorare). Gli esempi non mancano: è dal lontano 1994 che si è cominciato a parlare di Alta Velocità tra Torino e Lione e nel 2011 sono iniziati i lavori; nel 2018, cioè oggi, è stata avviata una “revisione integrale” del progetto. Idem per il Gasdotto transadriatico (Tap) di cui si dibatte dal 2003 e i cui lavori sono cominciati nel 2016, salvo, ora, congelare il tutto in attesa di una nuova valutazione dell’impatto ambientale voluta dal governo a trazione leghista e penta
stellata. Per non parlare dell’Ilva di Taranto: inchieste aperte nel 2012, commissariamento deciso nel 2015, aggiudicazione della gestione dell’acciaieria alla società Arcelor Mittal nel giugno 2017, blocco di tutto il processo nel 2018 con la prospettiva di azzerare tutto quanto fatto in precedenza.

Tornando alla tragedia di Genova, vale la pena precisare che è dal lontano 1984 che si discute della possibilità di un percorso alternativo – la cosiddetta Gronda – all’attraversamento del ponte Morandi crollato lo scorso 14 agosto.

Buona ripresa a tutti.

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