A COLLOQUIO CON HAMMAMI HAMMADI, OSPITE DI “Mille e... Una STORIA”
“Dialoghiamo e abbattiamo i muri dell’incomunicabilità!”

Luciano Landoni

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Si precisa che l’intervista di seguito riportata è stata raccolta presso la nostra redazione di Busto Arsizio, venerdì 16 ottobre, un mese prima circa dei tragici avvenimenti di Parigi di venerdì 13 novembre. Hammami Hammadi sarà uno degli ospiti della serata dedicata alle premiazioni del Premio Letterario “Mille e… Una STORIA”, che tratterà il tema delle “diversità”.
L’appuntamento è alla Sala Tramogge dei Molini Marzoli, venerdì 20 novembre alle 21.00.
 
Solare, sereno, ottimista. Ci vogliono pochi minuti per inquadrare la personalità di Hammami Hammadi, tunisino di 51 anni, di professione muratore, di religione musulmana, arrivato in Italia nel 1990.
“L’Italia mi piace proprio. Ѐ il migliore Paese del mondo!”
Lo dice con una profonda convinzione e con una sincerità assoluta, almeno è così che percepiamo sia la prima che la seconda durante la chiacchierata con Hammami.
I casi sono due: o abbiamo di fronte un “attore” consumato, oppure quello che ci dice è semplicemente la verità.
Tertium non datur.
Perché è “innamorato” dell’Italia?
“Perché avete una straordinaria capacità di fare bene cose belle! Basta girare un po’ il vostro Paese per rendersi conto della vostra grande ricchezza. Siete dei costruttori …”
Beh, detto da un muratore…
“Sì, sarà anche così. Però, intendo dire che voi non solo avete ‘costruito’ il vostro Paese ma avete aiutato a ‘costruirne’ anche altri. Dove siete stati, avete lasciato delle impronte importanti”.
 
Uno dei problemi più complessi del momento storico che stiamo vivendo è legato al rapporto(conflitto) fra le diverse religioni. I fondamentalisti islamici hanno ucciso e terrorizzato e dicono di voler eliminare fisicamente gli “infedeli”. Lei che è musulmano praticante come si sente? Come vive questa ‘criticità’?
“Io dico che queste persone hanno approfittato e stanno approfittando della religione. La religione è solo un pretesto. I loro progetti sono altri. La religione, in realtà, non c’entra niente!”.
Sarà anche così, però è anche vero che il Corano sottolinea esplicitamente la necessità di “eliminare” chiunque non abbracci la fede islamica. Cosa risponde?
“Lei conosce il vero significato della parola Islam? Vuol dire pace! Anzi, per essere più preciso, significa cercare la pace. Noi tutti siamo fratelli. Chi fa la guerra in nome dell’Islam danneggia per primi proprio i veri musulmani. Persone pacifiche come me”.
Lei ha dei figli?
“Io e mia moglie Nadia ne abbiamo quattro: Mohamed di 17 anni, Malek di 15, Magdi di 10 e Rayen di 8”.
Lei e i suoi familiari vi siete mai sentiti “discriminati” o “guardati con sospetto” in Italia?
“Mai! Vivo a Sacconago e i miei vicini vogliono bene a me e alla mia famiglia. E noi vogliamo bene a loro. L’umanità degli italiani è veramente grande. La cosa più importante credo sia il dialogo. Soprattutto con i giovani. Non bisogna essere indifferenti alle loro domande, ai loro problemi. Parlando insieme si può trovare un cammino comune”.
Insomma, è possibile stare insieme con gli altri rimanendo se stessi?
“Certo che è possibile. Io costruisco muri, però non mi sono mai trovato davanti a un… muro!”.
Inutile aggiungere altro.
 
 

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