I Savoia non mi piacciono
Difendo la “famiglia” repubblicana

Il 17 novembre prossimo sarà presente in città Emanuele Filiberto che inaugurerà la nuova Piazza Vittorio Emanuele II dedicata al suo atavo. Ne abbiamo parlato e ne parliamo ancora...

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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Il 17 novembre prossimo (lo rende noto l’Assessore del Comune di Busto Arsizio) sarà presente in città, Emanuele Filiberto che inaugurerà la “nuova” Piazza Vittorio Emanuele II dedicata al suo atavo. Ne abbiamo parlato in Facebook qualche giorno fa e ne continuiamo a parlare. Anche per conoscere appieno le opinioni dei Cittadini coi risvolti del caso. Noi abbiamo già espresso un’opinione. Condivisibile o no, la nostra è semplicemente un’opinione. Del resto, ciascuno può formulare la propria nel pieno rispetto della Democrazia e della Libertà di Stampa. Lo ribadisco qui: io non ho un’opinione positiva nei confronti dei Savoia. Per tanti motivi. Non è che le colpe dei padri devono ricadere sui figli, ma è la dinastia Savoia che non mi coinvolge, a partire dai dissidi interni (tuttora presenti) che vedono gli uni (Savoia) contro gli altri: per questione di potere, ma pure per i privilegi che l’Italia ora Repubblicana, continua ad elargire ai Savoia.

La Storia è ricca di prove e di aneddoti che ciascuno può affrontare leggendo sui network di ogni tipo. Quindi, personalmente (ad esempio) non avrei votato (come ha fatto il Parlamento) sul rientro dei Savoia in Italia. Per una ragione specifica: il bisnonno di Filiberto è scappato dall’Italia a suo tempo lasciando il Paese in balia del nemico (prima alleato) e ha lasciato trucidare (ad esempio) i soldati italiani a Cefalonia. Il padre del “principino” poi l’ha fatta grossa, ad onta di ogni autorevole convenzione, chiamando “signor Pertini” l’allora Presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini. Nel gergo Diplomatico, il “gesto” è da considerarsi una grave mancanza di rispetto, come se al Papa ci si dovesse rivolgere con “ciao Francesco” invece di Sua Santità, il Papa.

Addirittura qualche anno fa, a un processo ordinario, un accusato s’è rivolto al Presidente del Tribunale con un semplice “Presidente” e s’è sentito rivolgere un invito carico di acredine a chiamare il Presidente con un lei deciso, seguito da un perfetto “Signor Presidente“. Eppoi, anche in Parlamento ci si dà del lei e anche nelle riunioni ufficiali di Regione, Provincia e Comune bisogna ubbidire a questo stile di vita. Figuriamoci il…signor Pertini… roba da… gogna.

Qui non si tratta di “colpe dei padri” che ricadono sui figli, ma semplicemente di… merito. Cos’ha fatto di tanto speciale, Emanuele Filiberto per essere investito di una “carica” così prestigiosa? Come ha scritto un attento Lettore tempo fa, “da noi, a Busto Arsizio, per inaugurazioni ufficiali o per prestigio, in Palazzo Gilardoni, giungevano Personaggi di tutto rispetto”. Ora, si vuol riconoscere a questo “ragazzo” un prestigio che nessuno gli riconosce, salvo la discendenza di Casa Savoia. L’indennizzo (chiamiamolo così) da riconoscere all’illustre ospite cosa prevede? Non lo sappiamo. Salvo la dichiarazione dell’Assessore Magugliani che, se ci fosse da pagare “qualcosa” sarebbe a carico suo, ma non è questo il problema. Il vero problema è che per l’illustre ospite si mobiliteranno le Forse dell’Ordine, per una giusta tutela che (magari) non si è riservata agli ospiti del BAFF in tutti questi anni. E i costi?

Poi c’è una “pecca” obbrobriosa da mettere in risalto: quella della richiesta di “risarcimento danni” che i Savoia hanno chiesto all’Italia, l’indomani dell’autorizzazione del Parlamento al loro ingresso in Italia. E ci fu un preciso diniego del Parlamento a questa “richiesta” che conteneva pure il disprezzo che nessuno aveva previsto. E’ a quel punto che l’italiano medio s’è chiesto (tranne i Monarchici) “ma come si permettono, i Savoia a chiedere un risarcimento dopo che in esilio hanno condotto una vita al di sopra di ogni ricchezza?” Come a dire: nessuno dei Savoia (quantomeno questo “ramo” della dinastia) ha mai lavorato e tutti hanno vissuto “da re” (è il caso di dirlo). Non ci fossero stati i “beni” portati all’estero (comprese le prebende) come avrebbero fatto a campare?

Poi “mamma Rai” ha provveduto a “chiamare” il “giovin Filiberto” a ogni tipo di trasmissione, a pagamento. Ovviamente a carico del contribuente italiano. Eppure c’è chi mi ha scritto “perché odi i Savoia?” a cui rispondo subito: io NON odio i Savoia come odio nessuno. Nel mio libro Resto Qui! ne ho parlato, ma ciò che non mi va è questa enfatizzazione nei confronti di una persona che per l’Italia ha fatto nulla e che discende da una famiglia che all’Italia ha portato “qualche” pregio, ma troppi (e ribadisco troppi) esempi negativi. Per il resto, ciascuno può aprire un dibattito. Io (l’ho scritto) vorrei intervistare Emanuele Filiberto e nel rispetto della deontologia giornalistica porgli qualche domanda. Lui fa bene a difendere la sua famiglia e, se permette, io faccio altrettanto bene a difendere la mia famiglia, Repubblicana!

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