Le caratteristiche del sistema economico italiano
Il dinamismo dei distretti industriali supera la Grande Crisi

Luciano Landoni

MILANO

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Rappresentano la base del modello di sviluppo “made in Italy”: i distretti industriali.

Filiere produttive fra loro profondamente integrate che costituiscono dei veri e propri micro sistemi economici all’interno dei quali le caratteristiche della singola azienda vengono valorizzate ed esaltate mediante una collaborazione stretta con le altre imprese che fanno parte del distretto.

Un modo semplice ed efficace per superare quello che storicamente è sempre stato un limite del “saper fare” italiano: l’eccessivo e quasi maniacale individualismo imprenditoriale.

Studiare i distretti industriali, quindi, significa, conoscere le caratteristiche peculiari della “via italiana” dello sviluppo economico-sociale.

E’ stata presentata la 10° edizione del Rapporto annuale che la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo dedicata proprio all’evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali.

Il Rapporto analizza i bilanci aziendali degli anni 2008-16 di quasi 18.000 imprese appartenenti a 153 distretti industriali e di quasi 54.000 imprese non-distrettuali attive negli stessi settori di specializzazione. Presenta poi le stime sui risultati di bilancio delle imprese nel 2017 e le previsioni per il biennio 2018-19. L’analisi si sofferma, infine, sui cambiamenti strutturali che hanno interessato negli ultimi dieci anni il tessuto produttivo distrettuale, nella fase di crisi finanziaria e di successiva lenta ripresa.

Risultati 2016-17

  • FATTURATO E MARGINI DELLE IMPRESE DISTRETTUALI OLTRE I LIVELLI PRE-CRISI

Nel biennio 2016-17 i distretti industriali hanno ottenuto buoni risultati: la crescita cumulata del fatturato è stata pari al +4,6%, mentre l’EBITDA margin, in seguito alla debolezza dei prezzi, si è stabilizzato a un livello del 7,6%.

Complessivamente nei distretti la crescita del fatturato tra il 2008 e il 2017 è stata pari al 13%, a fronte del +8,7% delle aree non distrettuali. Anche i margini unitari sono ormai su livelli superiori a quelli pre-crisi. Al contrario, al di fuori dei distretti il divario è ancora significativo.

Sul territorio italiano sono molte le aree di eccellenza distrettuale. Ordinando i distretti industriali oggetto dell’analisi per performance di crescita e reddituale, è possibile ricavare una classifica dei 20 distretti migliori. Tutte le macro-aree italiane sono presenti. Prevalgono i distretti del Nord-Est (10) e del Nord-Ovest (5). Il Centro e il Mezzogiorno sono presenti rispettivamente con due e tre distretti. Tutte le principali filiere produttive sono rappresentate, anche se emerge una prevalenza dei distretti dell’agro-alimentare (6) e della metalmeccanica (7).

Ai primi tre posti di questa classifica, e tra loro molto vicini, ci sono l’Occhialeria di Belluno, la Gomma del Sebino bergamasco e il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene.

Sui 20 Distretti esaminati a livello nazionale, quello relativo alla provincia di Varese (Meccanica Strumentale) occupa la 14° posizione con un indice di crescita e redditività uguale a 65,6 (su 100).

 

Previsioni per il biennio 2018-19

  • NEL 2018-19 PREVISTA UN’ACCELERAZIONE DELLA CRESCITA, AL 5,8% CUMULATO

La presenza di nuovi attori altamente dinamici e di esternalità positive rappresenteranno fattori di competitività importanti per i distretti industriali. Nel biennio 2018-19 è prevista un’accelerazione della crescita (+5,8% cumulato), trainata nuovamente dai mercati esteri, in presenza di una domanda interna che rimane sostenuta, con un maggior ruolo per i beni di investimento. In particolare, un contributo importante potrà venire dalla filiera metalmeccanica, sulla spinta degli investimenti in macchinari, a loro volta supportati dalle misure di incentivazione previste nel Piano Industria 4.0.

Nel biennio 2018-19 vi sarà poi spazio per un rafforzamento dei margini unitari (diffuso a tutti i settori distrettuali). Il processo sarà, tuttavia, lento e graduale, frenato dalle elevate pressioni competitive presenti sui mercati internazionali.

 

I fattori di competitività dei distretti

Più elementi portano a pensare che i distretti industriali possano continuare a essere un punto di forza dell’economia italiana. Ne sono una testimonianza:

  • la buona capacità di reazione alla crisi degli ultimi anni, che ha restituito un tessuto produttivo più forte e competitivo. La base produttiva ha subito modifiche importanti, risultando ridimensionata in termini numerici ma ampliata per valori di fatturato (+12,3 miliardi di euro) e, soprattutto, maggiormente pronta ad affrontare il complesso contesto competitivo internazionale, grazie a una crescente diffusione di leve strategiche quali marchi registrati a livello internazionale (oltre la metà delle grandi imprese ne possiede almeno uno), brevetti e certificazioni di qualità;
  • l’elevata propensione a servire mercati esteri sempre più lontani e ad alto potenziale e la crescente presenza all’estero con filiali produttive e commerciali. Stati Uniti e mercato cinese (Cina e Hong Kong) sono i paesi in cui l’export dei distretti è cresciuto di più tra il 2008 e il 2016 (+3 miliardi di euro e +1,7 miliardi rispettivamente). La distanza media delle esportazioni distrettuali ha, pertanto, registrato un aumento diffuso in tutti settori (+400 km circa a livello complessivo), con in testa i mobili e i prodotti e materiali da costruzione;
  • la crescente presenza all’estero con filiali produttive e commerciali da parte delle imprese leader distrettuali, con il duplice obiettivo di rafforzare le loro piattaforme distributive e di ampliare la gamma produttiva. Nell’ultimo anno si sono messe in evidenza soprattutto grandi imprese del settore Agro-alimentare;
  • il ritorno in Italia di produzioni precedentemente esternalizzate (re-shoring) e il buon interesse degli investitori esteri verso gli asset distrettuali italiani. Spiccano, in particolare, soprattutto operazioni che hanno interessato imprese del Sistema moda;
  • la dinamicità dei distretti agro-alimentari (+29,2% la crescita del fatturato tra il 2008 e il 2017) che sfruttano il know-how e la forza commerciale delle produzioni DOP e IGP italiane (all’interno dei distretti il 72% delle aziende appartiene a un’area a indicazione geografica);
  • la capacità delle imprese della Meccanica di offrire macchinari interconnessi e soluzioni meccatroniche (il 69% delle imprese dichiara di produrre macchinari 4.0), grazie anche ai forti legami con la filiera ICT. Il 60% delle imprese della Meccanica nell’ultimo anno ha fatto acquisti di tecnologia ICT da fornitori localizzati in Italia, con punte dell’80% tra le imprese di dimensioni medio-grandi;
  • lo sviluppo in prossimità dei territori distrettuali di poli ICT, in grado di fornire tecnologia utile per introdurre innovazione sia nei processi produttivi sia nei prodotti. Nei poli ICT di Milano, del Veneto e di Bologna e Modena la distanza media degli scambi tra fornitori e acquirenti di tecnologia è bassa (inferiore ai 150 km), mostrando così relazioni molto strette fra attori appartenenti alla stessa area;
  • la buona diffusione di imprese femminili (pari al 23% del totale), molto presenti nel Sistema moda (quasi una su tre) e, in particolare, nelle specializzazioni più vicine al consumo come l’abbigliamento, la maglieria, l’oreficeria e le calzature. Nella maglieria e abbigliamento di Carpi, ad esempio, un’impresa su due è amministrata da donne;
  • la presenza di imprese giovanili, soprattutto nel Mezzogiorno, altamente dinamiche e in grado di garantire un ricambio generazionale. Nei distretti un’impresa su dieci è gestita da under 35, con punte del 15,5% nel Mezzogiorno e del 20% nella Metalmeccanica e nel Sistema moda. Inoltre, tra il 2012 e il 2016 il fatturato delle imprese giovanili localizzate nei distretti è salito del 19%, quasi il doppio rispetto alle altre imprese distrettuali;
  • la nascita e lo sviluppo di nuove specializzazioni “distrettuali”, come ad esempio la cosmesi, che vanta già oggi 2,3 miliardi di avanzo commerciale, concentrata in alcune province lombarde e competitiva grazie a un mix di fattori: qualità, creatività, design e vicinanza a fornitori di essenze, packaging e macchinari.

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