La sindrome del bambino tiranno
Disobbedienti per scelta e non per natura

Tutti conoscono la sindrome del bambino tiranno. La nostra società ne è piena. Non di bambini tiranni ma di adulti rimasti a questa fase a causa di errori pedagogici di una certa entità...

Michela Diani

Busto Arsizio

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Tutti conoscono la sindrome del bambino tiranno. La nostra società ne è piena. Non di bambini tiranni ( anche), ma di adulti rimasti a questa fase a causa di errori pedagogici di una certa entità. Se tutto ciò si limitasse ai danni di quella singola famiglia o nucleo famigliare potremmo anche stare in un certo senso tranquilli, invece purtroppo, ahimè poi, questi personaggetti ce li ritroviamo in politica e nelle istituzioni mentre con i loro deliri egoici trasferiscono il concetto di giocattolo preteso sul concetto di popolo strumentale. Ed è allora che cominciano i problemi e anzi ne seguono anche di grossi. Il bambino tiranno cioè colui che disobbedisce per ‘natura’ ( perché quando si è in quella fase di età ciò è normale), non disobbedisce per una ragione di dissenso, ma perchè vuole comandare, cioè imporre sull’adulto il proprio desiderio, il proprio volere, con l’unico obiettivo di gratificare se stesso nella realizzazione di un bisogno psico-fisico per lui in quel momento impellente e irrinunciabile. Voi capite che, se sostituiamo il concetto di giocattolo riferito a un bambino e vi mettiamo il potere rispetto a un adulto, quest’ultimo diviene il giocattolo ambito nelle mani di un perverso gioco infantile condotto dagli adulti dove la guerra non è la battaglia navale, ma una ‘ludopedagogia’ reale e che uccide le persone. Per questa ragione, poi, la storia ci regala bombe atomiche a gratis tra le mani di uno che anche a guardarlo appare ridicolo, ma che diventa assolutamente pericoloso, muri che si ergono sotto le mentite spoglie di una determinazione che in realtà è un pò viziata di protagonismo, slogan vuoti che vanno da #italiainripresa a #hastagirreali lanciati solo con intenti demagogici e di propaganda politica e non certo con sano spirito di azione politica motivante.

La disobbedienza per scelta invece è tutta un’altra cosa. E’ un tipo di disobbedienza che generalmente costa molto caro in una società dove svendere sentenze per una pizza o porre la minigonna come condizione di una scuola per magistrati pare normale routine. Se la tirannide infantile è causa delle dittature dei mediocri, la disobbedienza civile è invece un atto di consapevolezza civile matura. Ce lo ricordano tutti coloro che nel piccolo o nel grande nella storia si sono ribellati allo status quo vigente per apportare con la loro ribellione delle modifiche valide per l’intera società. Ce lo dicono pittori, artisti e scrittori che hanno presagito i cambiamenti molto prima che essi avvenissero, nonostante siano stati ostacolati quando non repressi dal potere. La tirannide infantile incatena il popolo sotto il dominio di persone inadatte e incapaci che hanno come unica modalità di relazione con il popolo una tirannide più o meno conclamata, la disobbedienza civile autentica invece è sintomo, insieme al dissenso, di libertà. La libertà di rompere gli schemi se essi devono essere rotti o modificati. La libertà di dire NO quando un no deve essere detto per senso civico e del dovere, per un senso di cura del collettivo. La libertà di dissentire verso prassi inequivocabilmente errate e dannose. La libertà di contribuire al benessere sociale non con un assenso a capo chino, schiavo e vile, ma con un capo solerte e sollevato che rifiuta la schiavitù e induce alla ribellione.

Questo è un paese che si deve ribellare in ogni suo poro. Si deve ribellare alle ingiustizie, all’ignoranza e alla tirannide di chi detiene un potere ormai corrotto fino al midollo della sua essenza. Ma non si deve ribellare a muzzo e come una massa informe e senza volto che può essere tacciata di barbarie e ignoranza. No. Si deve ribellare come singoli cittadini consapevoli, come singoli volti che hanno il coraggio di dire no quando ciò deve essere detto. Fra poco è Natale e questo sarà il mio ultimo articolo prima di questo momento. Io non voglio ricordare il bambino che nasce. Io voglio ricordare il Gesù che ha ribaltato i tavoli nel tempio, quello che diceva no in ogni suo passaggio davanti a scribi e farisei ricordando che l’ipocrisia non c’entra nulla con la bontà né con una umanità perbene.

A volte mi domando se in questo paese ci sono tanti Andrea Franzoso e dove si nascondono. Dove sono i Nicola Borzi, dove sono le Antonella Penati, dove sono tutte quelle persone normali che si rifiutano di continuare a sottostare a un sistema che non funziona, che crolla a pezzi e che ha bisogno di linfa nuova per rinascere. Sono convinta, e ne ho avuto la prova dall’incontro di tante realtà e persone in questi ultimi anni, dai poliziotti antimafia, alle agende rosse, alle famiglie che si ribellano contro le ingiustizie avvenute sulle vittime di mafia, alle donne che cavalcano da sole una rivoluzione spesso senza aiuti reali e sostegni solo di circostanza, alla rete e a Montecitorio recentemente, di questi disobbedienti ne esistono tantissimi. Siamo masse di disobbedienti sparsi ovunque a cui manca solo una cosa: sapere che esistono gli altri per potere avere la forza di dare energia alla propria ribellione non più come singoli sfigati nel paese delle merende, ma come tante persone mature e consapevoli stufe di essere prese in giro dal potere ignorante, corrotto e mediocre.

 

Donne donne e uomini, non ominicchi e quaquaraquà

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