A disu mo’ …là

Con la vecchia frase del Dialetto Bustocco "a disu mo' ...là" si voleva significare una situazione a dir poco ....surreale. La traduzione è quasi banale che si potrebbe riassumere con un "ma, dico" con qualche spazio alla riflessione

Gianluigi Marcora

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Con la vecchia frase del Dialetto Bustocco “a disu mo’ …là” si voleva significare una situazione a dir poco ….surreale. La traduzione è quasi banale che si potrebbe riassumere con un “ma, dico” con qualche spazio alla riflessione.

Uno combinava una spacconata e gli veniva risposto “ma disu mo’ …là” cioè “ma che fai?” o “come ti sei permesso?” in attesa di una plausibile giustificazione. Di fronte poi a una corbelleria del tipo “vò un asnèn cà vula” (guarda un asino che vola) il “a disu mo’ …là” aveva il significato del “non prendermi in giro“.

Vuoi mettere quando nella disputa (o nella disquisizione) c’erano di mezzo i soldi …”t’à iù dèi iei” (te li ho restituiti ieri) oppure “ian non ven franchi, ma dasdotu” …semplici esempi: col “te li ho già dati ieri” si trattava di un pagamento già saldato, mentre con la precisazione delle “20 lire” che in realtà avrebbero dovuto essere “18” si trattava di perfezionare una trattativa.

Mi piace sottolineare i “ven franchi” che non sono venti franchi francesi (all’epoca non era in vigore l’Euro), ma sono semplicemente le 20 lire italiane. Dire “franchi” testimonia il francesismo; tipica parola importata a Busto Arsizio dai Liguri in questo Territorio.

Per tornare al “a disu mo’ …là” ci sono tantissimi esempi; impossibile elencarli tutti, ma ogni vicenda che metteva in mezzo una “disputa” sfociava in quel “ma come?”.

Una a caso: tiriamo in ballo lo Sport: “ùl furbàl” per esempio (traduzione Bustocca del “football” del Regno Unito). Allo stadio, a ogni fallo o a ogni contrasto fra giocatori (tutti legittimi) si udiva il coro dei “a disu mo’ …là” per rimarcare l’errore dell’arbitro, la crudezza di un contrasto di gioco, ma pure la necessità di “fare il tifo” difendendo sempre la squadra locale.

Da ragazzo, alle partire della Pro Patria, oltre al “a disu mo’ …là” c’era un seguito quasi gustoso, ma pure suggestivo che diceva …”nòn …inscì te mel mazi” tradotto in “no, così (duramente, riferito al fallo) me lo uccidi” e va da sè precisare che nessuno andava in campo col coltello fra i denti, ma con l’agonismo (in campo e sugli spalti) necessitava usare una frase ….forte!

Sui rincari dei prezzi di qualsivoglia merce, lo stupore era sempre generico, ma pure …eclatante.

Adesso “à biòa l’à custa ven ghèi pusè da prima” (adesso la biada costa venti centesimi in più di prima) e la risposta era “a disu mo’ …là” con un’aggiunta pepata o consenziente, ma di sicuro con dentro un che di ….. contrattazione “ma tuca metaghi su un prezi magiui ai patati” cioè, “se tu mi aumenti il costo della biada, io devo maggiorare (metaghi su) il prezzo delle patate”.

La frase in sè, sembra innocente, senza acredine e nemmeno ….catastrofica, ma (sia detto per tutti) i conti devono tornare e, i conti in casa, li faceva la massaia che obbligava il marito a metterci mano. Un gustoso aneddoto del tempo che fu, lo voglio raccontare, anche se è un po’ “scurrile” e non per palati fini, ma rende bene l’idea di un doppio “a disu mo…là“. Doppio, per il fatto che le due parti avevano ragione ed entrambi volevano raggiungere lo scopo.

Vediamolo: la “sciura Maria” madre di tre figli, dice al suo Luigi che fa il carrettiere “dighi al to padron da aumentati a paga – i danè cà t’e porti a cò in se non par daghi da mangiò ai fioeu” notare che col “daghi da mangiò” era compreso anche il resto …vestiario, scuola, oratorio, ….ogni spesa, insomma che la famiglia doveva sostenere. Con un finale ….”a disu mo’ …là” per via dei sacrifici che la famiglia doveva sostenere.

E che fa il Luigi? Si rivolge al suo datore di lavoro (un tempo “padròn“) e non può certo star lì a raccontare tutto quello che gli ha detto la Maria. Quindi, taglia corto con un “gu là cen cu da fò cagò e i danè in se non“. Per dire che in casa sono in 5 e che i soldi non bastano. Il “padròn” per tutta risposta ….”a disu mo’…là” e concedeva l’aumento della paga con i “a disu mò…là” da entrambe le parti che cesellavano la brevissima trattativa.

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