“La donna libera sta nascendo ora”
Io Donna ho diritto a essere nel contratto

Le ultime settimane sono state teatro di dibattiti molto accesi, a seguito della recente nascita del Governo, in quella che è stata definita, la Terza Repubblica italiana...

Michela Diani

Busto Arsizio

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Le ultime settimane sono state teatro di dibattiti molto accesi, a seguito della recente nascita del Governo, in quella che è stata definita, la Terza Repubblica italiana. Dopo corsi e ricorsi, voltafaccia salviniani, titubanze, prese di posizione discutibili del Presidente che, dopo averci sempre regalato nei momenti topici della Seconda Repubblica tanto silenzio, ha deciso di fare outing proprio in quella nuova; dopo il discorso del prof. Conte, premier eletto e dimissionario nel giro di pochi giorni, nuovamente e definitivamente incaricato successivamente, dopo il discorso per la fiducia dello stesso Conte, in Parlamento, con parole che hanno fatto scaturire non poche polemiche, alcune francamente eccessive, visto che abbiamo avuto come suo predecessore un incrocio tra Mr Bean e Fonzie, pare che abbiamo un Governo. Dopo mille peripezie ed ostacoli, insomma, abbiamo questo cosiddetto Governo del Cambiamento. Tra le discussioni più importanti e di un certo rilievo, vi è la nota di demerito al nuovo governo di non avere pensato alle donne. Né nel contratto, né nel discorso di Conte, è emerso, infatti, un grande interesse a questo fondamentale aspetto di un Governo che vuole veramente essere oltre che definirsi del Cambiamento. Un governo che ‘si scorda’ o che tratta ‘en passant’ il tema femminile non si può ancora definire un governo diverso dai precedenti, ma un ultimo rigurgito di un patriarcato che non molla l’osso neanche se glielo strappi dai denti. Naturalmente, poiché le rimostranze potrebbero essere considerate troppo incalzanti e soprattutto manipolate da qualche dimensione politica specifica, ma soprattutto perché, quello che non deve assolutamente passare ai posteri è che la battaglia delle donne sia una cosa di sinistra, e quindi per questo motivo non dargli peso, vi sono alcuni punti che devono, dal mio punto di vista, essere necessariamente chiariti.

Primo. Non esistono donne di sinistra, di destra, di centro, di lato. Esistono le donne. Punto. Ed esiste in questo paese una determinata condizione femminile che dista anni luce da quelli che dovrebbero essere i margini dettati sia dalle politiche welfare sulla questione ( vedi Convenzione di Istanbul su cui mi sono espressa in passato, anche in questa rubrica), sia dalle politiche internazionali promosse dall’ Onu, (https://www.unric.org/it/agenda-2030/30829-obiettivo-5-raggiungere-luguaglianza-di-genere-ed-emancipare-tutte-le-donne-e-le-ragazze) e che considerano l’ emancipazione e l’empowerment femminile come uno degli ingredienti essenziali per la promozione dello sviluppo economico e sociale di un paese. Siamo, insomma, a tutti gli effetti e ovunque ci guardiamo, un paese retrogrado e vecchio in quanto a politiche di genere, in quanto a rispetto verso le donne e incentivi ed opportunità per il loro sviluppo. In questo articolo, quindi, non voglio parlare delle necessità delle donne soltanto partendo da un punto di vista di evidente discriminazione, ma intendo anche sottolineare la carenza sia di interventi volti all’eliminazione delle violenze nei loro confronti che di progettualità efficaci, concernenti il loro sviluppo. Poiché non siamo lupi rari e in estinzione, non si dovrebbe parlare di noi e fare qualcosa per noi solo quando veniamo massacrate, uccise, non sufficientemente protette e profondamente ostacolate, ma si dovrebbe prendere in considerazione la elaborazione di una sorta di progetto governativo, fatto di obiettivi concreti e mezzi, per produrre un cambiamento reale e non fittizio della posizione delle donne in Italia e del loro ruolo sociale. Facendo qualche conto con la storia, le mie antenate avranno anche ottenuto risultati importanti, ma tutto ciò non è evidentemente sufficiente, se perfino nei palazzi di giustizia non è chiaro che ci si deve portare rispetto e un rispetto obbligato e non opinabile.  Negli articoli trascorsi, abbiamo visto insieme, come nel nostro territorio locale non vi sia rispetto per le donne e per le madri, anche a partire dalle istituzioni che dovrebbero proprio esserne garanti, perciò credo sia evidente come questa mentalità vada apertamente denunciata e condannata dalle Alpi agli Appendini.

Secondo. Tutte le volte che si vuole bloccare la discussione sul tema donne, le si liquidano associandole al femminismo e a una percezione negativa di questo fenomeno. Pare che dei movimenti femministi non vengano, infatti, ricordati i passi in avanti che hanno contribuito a realizzare, come ad esempio la Legge Merlin, la legge sull’aborto e quella sul divorzio, ma la sua matrice culturale di sinistra e che, quindi ciò, sia talvolta un pretesto per la politica per ignorarne le istanze all’interno di un dibattito tra opposizioni che non si piacciono per nulla.

Terzo. Come può un governo fondamentalmente maschile pensare di risolvere il ‘problema’ femminile? Come possono istituzioni piene di persone che non conoscono da vicino questi temi e non sono su di essi adeguatamente preparati fare una progettazione concreta ed efficace sulle questioni? Per fare un buon progetto, in qualsiasi ambito, occorre conoscere quella situazione o quell’ambiente su cui si va a progettare ed avere dimestichezza con la materia. Altrimenti, come sempre, si fanno progetti inefficaci e campati per aria, perché non rispecchiano le esigenze reali e quotidiane delle persone, né comprendono fino in fondo le loro problematiche. Pensare di portare un paese al cambiamento con le regole del patriarcato fa francamente un po’ sorridere se non fosse che in certi momenti tutto ciò provoca molta rabbia. Non è stato pensato nessun ministero specifico per le Pari Opportunità. Qualcuno sostiene che per come sono state fatte finora le deleghe a questo tipo di nomina parlamentare,  in realtà esse fossero braccia strappate al patriarcato solo in apparenza. E devo dire che non mi trovo in disaccordo con questa posizione, avendo sia il berlusconismo che il renzismo lasciato un segno nella percezione della figura femminile in egual misura non corrispondente a dove ci dobbiamo orientare.

Quattro. Nel contratto di governo è stata anche inserita una clausola dedicata a una rivisitazione del diritto di famiglia e sulla cosiddetta alienazione parentale, di cui abbiamo parlato in uno degli ultimi articoli, (http://www.informazioneonline.it/caro-figlio-ti-uccido-la-mamma-ti-voglio-bene) . Peccato che queste parole buttate lì e senza alcuna specifica e soprattutto lasciate al dibattito con la Lega che già in passato si è dimostrata su questi punti allo stadio delle caverne e della clava, non sia, nella maniera più assoluta, una mossa intelligente. La attuale vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni, che da deputata si è occupata di questi argomenti, si sarà certamente accorta che non c’è proprio nulla da dare per scontato. Non basta dire che il M5S si è occupato anche di questo tema per affermare che stiamo portando questo paese fuori dal patriarcato più becero e vile. In un suo intervento in Emilia Romagna, ci ha tenuto a sottolineare che forse non è passata una comunicazione adeguata di quanto è stato fatto a riguardo. Io francamente, non credo che essa non sia passata, credo semplicemente che si stiano facendo interventi a caso, senza tenere conto di uno stato di priorità che andrebbero definite con le donne direttamente e sedendosi a un tavolo e non ipotizzandole dall’alto, a partire dalla mente di un deputato o di quell’altro che non sempre possiedono né quella conoscenza del fenomeno necessaria per proporre poi interventi adeguati e mirati, né meno che meno il polso della situazione delle donne in questo paese, magari per età o per inesperienza.  Continuo a trovare veramente curioso che in questo paese si insista a parlare di violenza di genere, a fare proposte sull’argomento, senza ascoltarle le donne però. Che dire, e poi si lamentano che a un certo punto, ci incazziamo e cominciamo a fare picchetti fuori dai Tribunali. Non sarebbe più interessante e utile, ascoltare cosa abbiamo da dire, ascoltare la voce delle donne e dare loro parola su cosa non va in questo paese, perché, su cosa bisogna correggere e che misure dovrebbero essere introdotte? E’ tragico-comico come chiunque si senta più capace e più preparato delle donne per progettare misure per le donne. Metterebbero anche Topolino piuttosto che dare voce diretta a noi. Perfino le donne stesse nelle istituzioni sembra abbiano paura delle donne che rivendicano diritti per se stesse. E quando le inquadrano come femministe è finita la credibilità in interlocutrici che talvolta sono manodopera inconsapevole di un patriarcato ancora dominante. A occhio e croce, direi che le cose, da qui in poi devono cambiare, se un governo del Cambiamento deve essere anche a fatti e non solo a parole.

Michela Diani

Donne donne e uomini non ominicchi e quaquaraqua’

http://micheladiani.wixsite.com/micheladiani/blog

umanesimonuovo.wordpress.it

Copyright @2018

DALLE RUBRICHE