ESEMPI TRASCINANTI PROTAGONISTI DELLA SERATA DEL 18 NOVEMBRE
Enzo Muscia: tanto coraggio, tanta passione e tantissima carica umana

Luciano Landoni

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Gli esempi trascinanti di vita vissuta saranno protagonisti della serata del 18 novembre. In quella circostanza si svolgerà la cerimonia di premiazione della settima edizione del Premio Letterario “Mille e… Una STORIA” organizzato dal nostro giornale in collaborazione con le scuole e le aziende del territorio. Da quest’oggi iniziamo a presentare gli ospiti che parteciperanno e si racconteranno durante la serata di venerdì 18 novembre, ore 21, Sala Tramogge dei Molini Marzoli.
 
 
Enzo Muscia: tanto coraggio, tanta passione e tantissima carica umana!
Una grande determinazione, una grande passione ed una carica umana ancora più grande. Enzo Muscia, 48 anni, tecnico specializzato, viene assunto nel 1990 da A Novo SpA (multinazionale francese nel settore dell’assistenza post vendita di prodotti elettronici, quotata in borsa) e nell’arco di pochi anni, in virtù delle proprie competenze e del suo impegno, fa carriera e diventa responsabile commerciale, nonché interlocutore diretto di clienti di primaria importanza (aziende del calibro di Philips, per intenderci).
La filiale italiana cresce e diventa un punto di riferimento per l’intero continente europeo; ciò nonostante nel 2011 la multinazionale transalpina decide di chiudere i battenti e, dall’oggi al domani, i 232 dipendenti di Saronno si ritrovano in mezzo alla strada.
“Una vera e propria tempesta perfetta scoppiata inaspettatamente e, visti gli eccellenti risultati sul piano economico, finanziario e commerciale, del tutto inspiegabilmente. Dopo l’estate del 2011 io e tutti i miei colleghi – spiega Enzo Muscia – scoprimmo di aver perso il lavoro. Una doccia gelata. Ricordo come fosse ieri che lo stesso curatore fallimentare espresse tutto il suo stupore e la sua incredulità”.
 
Una decisione ingiusta, oltre che illogica.
“Esatto. Una cosa talmente assurda da non sembrare… vera. Invece, purtroppo per noi e per le nostre famiglie, era vera, anzi, verissima! Nel 2012, d’intesa con il curatore fallimentare, e sfidando le mille incognite che lei può immaginare, decisi che non poteva finire in questo modo. Non era giusto. Bisognava fare qualcosa …”
 
Come reagì?
“Mi rifiutai semplicemente di accettare la realtà. C’era tempo 12 mesi per ribaltare la situazione, secondo le procedure fallimentari, utilizzando il cosiddetto ‘fitto di ramo d’azienda’, io e altri 20 colleghi ci rimboccammo le maniche e tentammo di… sopravvivere sfruttando il regime di cassa integrazione straordinaria”.
Nonostante gli sforzi, alla fine del 2012  A Novo Srl (la nuova società che era stata costituita) stava per chiudere.
 
Tanta fatica per niente?
“Proprio così. Nello stesso tempo, però, il bagaglio delle nostre competenze tecniche, il nostro entusiasmo, il nostro impegno professionale erano beni troppo preziosi per non essere salvaguardati e valorizzati. Sarebbe stato un peccato mortale gettare tutto a mare. Fu così che presi la decisione della vita, supportato in questo dalla mia straordinaria moglie, Catia, e pensando al futuro del nostro bambino di appena 7 anni Alessandro”.
 
Cosa fece?
“Con i quattrini della liquidazione e impegnando la mia casa decisi di acquisire la A Novo Srl, una… scatola vuota che contavo di… riempire di professionalità e voglia di crescere.
Ripartire da (quasi) zero è molto difficile, ma non è impossibile. Tanto è vero che l’ho fatto. Anzi, l’abbiamo fatto: io insieme con 8 dei miei vecchi colleghi”.
Un coraggio straordinario, ai limiti della temerarietà, che ha dato dei risultati concreti:  oggi in A Novo Italia Srl lavorano 34 persone, il fatturato si chiuderà quest’anno intorno ai 2,5 milioni di euro e l’utile non mancherà”.
 
Perché ha fatto, quello che… ha fatto?
“Credevo e credo fermamente nelle nostre grandi competenze e nella forza del gruppo. Quando gli italiani ci si mettono veramente sono vincenti! Ho sempre pensato fosse un dovere morale verso me stesso e verso gli altri. Lei non ha idea, nessuno l’ha può avere senza averlo provato di persona, di che cosa abbia voluto dire aiutare gli altri – dice Enzo Muscia commuovendosi visibilmente – e sentirsi ringraziare da persone di 55 anni che altrimenti avrebbero perso la loro dignità. La nostra dignità è data dal nostro lavoro! Tutti devono essere messi in condizione di lavorare e di salvaguardare la propria dignità. Sa qual è la mia più grande soddisfazione? Vedere la mia ‘squadra’ motivata e felice. Mi piacerebbe che anche nel mio Paese, in Italia, si desse fiducia e lavoro a chi lavora con competenza e passione.
Esattamente come avviene all’estero. Purtroppo, in Italia, più che le competenze e le capacità, contano… altre cose”.
 
Sabato 12 novembre Enzo Muscia, insieme con altri 39 “esempi di civiltà”, è stato insignito dell’Ordine di Merito della Repubblica Italiana dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha voluto onorare persone “impegnate nella solidarietà e nell’integrazione, che si battono per l’inclusione sociale, la cultura, la legalità e il contrasto alla violenza”.

 

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