I temi dell’internazionalizzazione dibattuti in LIUC
Chi esporta cresce di più (anche in Italia)

La struttura portante del sistema economico italiano, come si sa e come si è ripetuto diverse migliaia di volte, è fatta da una miriade di piccole e medie industrie...

Luciano Landoni

CASTELLANZA

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

La struttura portante del sistema economico italiano, come si sa e come si è ripetuto diverse migliaia di volte, è fatta da una miriade di piccole e medie industrie. Forse un po’ troppo piccole, per contare veramente nel cosiddetto mercato allargato, anzi, globalizzato.  Ѐ vero, ma fino ad un certo punto. Le piccole industrie che hanno il coraggio e la determinazione di affrontare le opportunità (e le insidie) dei mercati stranieri sono le stesse che crescono.

“Chi cresce all’estero continua a crescere anche in Italia, oltretutto in misura maggiore rispetto alle altre imprese italiane”, parola di Michele Tronconi.

Imprenditore con alle spalle una famiglia che ha fatto la storia della nobilitazione tessile italiana e che fa parte del consiglio d’amministrazione di SIMEST, la Società Italiana per le Imprese all’Estero (controllata al 76% dalla SACE e partecipata da primarie banche italiane e associazioni imprenditoriali) la cui mission e supportare (prevalentemente dal punto di vista finanziario) le imprese che decidono di “scommettere” sui mercati stranieri.

Michele Tronconi, protagonista del convegno “Internazionalizzazione e crescita, tra sfide e opportunità: le imprese di Varese e il sostegno di SACE e SIMEST”  che ha radunato imprenditori e studenti nell’Auditorium della LIUC-Università Cattaneo, ha ricordato l’esempio del “principe mercante”: l’imprenditore tessile bustocco Enrico Dell’Acqua, che sul finire dell’Ottocento fondò due tessiture, una in Brasile e l’altra in Argentina, inaugurando sostanzialmente il processo di internazionalizzazione della manifattura tessile italiana.

Un autentico pioniere che, in netto anticipo sui tempi, era stato capace di avere una “visione” e di farla diventare una formidabile leva di crescita economico-sociale.

Tronconi (autore di uno studio intitolato “Gli Investimenti Diretti all’Estero e la SIMEST – Sfide e opportunità”) ha fornito tutta una serie di dati dai quali è emerso  chiaramente come la “propensione verso i mercati esteri” sia un vero e proprio “valore aggiunto”.

“Chi va all’estero crea maggiore valore aggiunto nella misura del +10% in media, con riferimento al periodo 2011-2015, e, sempre nel medesimo arco temporale, incrementa mediamente l’occupazione di un +2%”, ha specificato Michele Tronconi citando una ricerca svolta per SIMEST dal Politecnico di Milano.

Insomma, vale senz’altro la pena di “credere” nell’export e di farlo passando dalla “internazionalizzazione leggera” (semplice esportazione) a quella “pesante” (investimenti diretti all’estero).

Un’esortazione che ha trovato, e trova, terreno fertile in provincia di Varese. “La nostra provincia, industrialmente parlando, è la più internazionalizzata di tutta la Lombardia – ha ricordato Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese -; l’incidenza della quota export sull’intera produzione di ricchezza locale è pari al 43,3%. Nel primo semestre di quest’anno, rispetto all’analogo periodo del 2016, abbiamo incrementato le nostre esportazioni dell’1,4%, raggiungendo un valore complessivo di poco meno di 5 miliardi di euro. Con tutta probabilità – ha aggiunto Riccardo Comerio –, supereremo il record di 10 miliardi di euro del 2015. Il ‘made in Varese’ è presente in tutti i principali mercati internazionali e proprio in questi giorni, lo dico con orgoglio, l’Unione degli Industriali ha acquisito una partecipazione azionaria in SIMEST. Questa operazione – ha concluso il presidente degli industriali – riveste un valore simbolico importantissimo”.

“La vocazione internazionale – gli ha fatto eco il presidente della LIUC, Michele Graglia – è una costante per la provincia di Varese!”. Nel corso di una tavola rotonda (coordinata dalla giornalista Laura Cavestri de Il Sole 24 Ore) che ha visto la partecipazione di Simonetta Acri (chief sales officer di SACE, la società, controllata al 100% dalla Cassa Depositi e Presiti, che si occupa della copertura assicurativa delle aziende che vanno all’estero), Anna Gervasoni (professore ordinario di Economia e gestione delle imprese dell’ateneo di Castellanza), Federico Visconti (rettore della LIUC), Umberto Brustio (direttore finanziario Asia Mazzucchelli 1849 di Castiglione Olona) e Alberto Jelmini (amministratore delegato T&J Vestor Spa di Golasecca), sono state approfondite le tematiche economico-finanziarie alla base dei processi di internazionalizzazione delle imprese industriali.

I lavori del convegno si sono conclusi con l’intervento di Salvatore Rebecchini, presidente SIMEST. “In un mondo che rischia di essere afflitto da incrementi di protezionismo, sarà necessario sempre più posizionarsi con insediamenti produttivi sull’estero, come l’esperienza storica del territorio di Varese dimostra. SACE e SIMEST sono partner istituzionali, che possono sostenere l’internazionalizzazione delle imprese anche facilitando loro – ha sottolineato Rebecchini – l’accesso alle Banche di Sviluppo Multilaterali”.

Copyright @2017

NELLA STESSA CATEGORIA