Espressioni colorite

Riflessioni e ripensamenti. E' necessario "tia'a cà'l cò" che letteralmente fa "tirare a casa la testa". Un modo sintetico, conciso e deciso necessario per avere piena cognizione su quel che si dice e su quel che si vorrebbe dire...

Gianluigi Marcora

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Riflessioni e ripensamenti. E’ necessario “tia’a cà’l cò” che letteralmente fa “tirare a casa la testa“. Un modo sintetico, conciso e deciso necessario per avere piena cognizione su quel che si dice e su quel che si vorrebbe dire. Quante volte si sentono sproloqui, in giro? Specialmente quando si “sparano cazzate” (come asseriscono i giovani, nel loro linguaggio succinto) e non si sa dove le stesse vanno a parare. Salvo poi convincersi che …. una volta tirato il grilletto, non è più possibile il rientro della pallottola.

Il vecchio detto serve per le riflessioni, ma pure per analizzare quanto s’è detto e che è sotto il naso di chi legge. Chiaro che necessitano degli esempi. Di fronte a una corbelleria si risponde con un “hai tirato a casa la testa? – ci hai ragionato sopra? – hai valutato quali conseguenze potrebbe avere un’affermazione simile?” Non solo: in caso d’improvvisa dimenticanza, il “tia’a cà’l cò” vuole essere un invito a ricordare. Succedeva quando lasciavi la chiave di casa fuori dal posto abituale. O quando ci si dimenticava di un’incombenza. Quasi un invito a ricordare quel che era accaduto e che s’è scordato. Meglio ancora, quando si era alle prese con una deposizione ….provi a ricordare ….”pròa a tia’a ca’l cò“, a ricordare.

La frase è abbastanza “figurativa“. Ve l’immaginate il “tira a casa la testa” pensando che la stessa sia collocata altrove? L’espressione, tuttavia è suggestiva e colma di saggezza. Per dire che è la “testa” che deve essere sempre inserita (col cervello) nelle responsabilità delle azioni.

Passiamo a un’altra espressione colorita del Dialetto Bustocco ….”a me s’è riscià i busechi“. Certo le budella (busechi) sono morbide ed hanno una precisa funzione. Pensare che si attorcigliano (riscià) per un caso fortuito o possibilmente grave, vuol proprio dire che è accaduto qualcosa di catastrofico e importante che porta appunto quel “tubo interno” ad attorcigliarsi più del dovuto. Succede poi, di “attorcigliare le budella” in caso di paura, d’un dispiacere, di un imprevisto che ha avuto un epilogo sorprendente….da far rabbrividire, anche quando fa caldo e si suda abbondantemente.

Concludiamo con un’altra parola: questa volta maggiormente positiva, ma importante per la sua …. importanza: “ardenza“. Chi agisce con “ardenza” vuol dire che lo fa con eccessiva padronanza, ma pure con troppa disinvoltura. Tanto che, a ben guardare, incute – si – rispetto dagli altri, ma riceve pure un certo timore, per un gesto che vorrebbe significare “superiorità, alterigia, boria, autostima portata all’eccesso”. Vediamo qualche caso: la signora tutta ingioiellata e truccata a tutto punto, si potrebbe sentir dire “chèla lì, che ardenza“. Per dire che è tutto troppo, quello che mostra la signora; dal trucco all’eleganza, dal portamento al comportamento. E, come si sa, il troppo, stroppia.

Per i maschietti, l’ardenza è la spocchia con cui si manifesta la vanteria, la vanità, quel senso di superiorità manifestata unicamente per apparire, senza un substrato di credibilità che proprio nulla ha di vero e nemmeno di verosimile. Ardenza ….buttata in giro gratis, come se un semplice “pesciolino” vuol far apparire agli altri di essere un ….”pescecane”.

Direte: quanti esempi ci sono nell’attualità? La risposta è un si convinto: forse s’è dimenticato l’umiltà o in semplice raziocinio. Oppure non s’è “tirato a casa la testa”, ma la si è dimenticata altrove, sino al punto di fare attorcigliare le budella sino a procurare uno spasmo anche nel cervello.

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