Espressioni dialettali

Suggerimenti lasciati aperti dall'amico Giovanni Bandera, "inclinazione" borsanese, ma Bustocco a tutto spiano. Ne citiamo alcuni, per ricordare Giovanni sotto quei baffi bianchi che lasciavano trasparire un sorriso ...che in realtà somigliava a un ghigno, ma il contenuto del "suo" Dialetto era pieno di cordialità

Gianluigi Marcora

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Suggerimenti lasciati aperti dall’amico Giovanni Bandera, “inclinazione” borsanese, ma Bustocco a tutto spiano. Ne citiamo alcuni, per ricordare Giovanni sotto quei baffi bianchi che lasciavano trasparire un sorriso …che in realtà somigliava a un ghigno, ma il contenuto del “suo” Dialetto era pieno di cordialità.

Dal “verbo” (vergato) di Giovanni Bandera:

– “al ma incontra non” (non mi è gradito) ed è riferito sia al cibo sia alla persona, ma pure a un ragionamento di cui non si è d’accordo. Con quattro parole, un ….discorso.

al ma met’ingussa” (mi ripugna). Anche qui si può tradurre in “non mi aggrada, mi fa schifo” riferito a tutto ciò che non è gradito…persona compresa.

– “al màrca malamènti” (tempo che da buono diventa cattivo) ma pure uno che, nonostante le avvisaglie e i continui suggerimenti di cambiare atteggiamento, continua a sbagliare e (forse) sapendo di sbagliare.

– “a misùa da buca” (pronta all’uso), ma pure (per dirla col calcio) passaggio filtrante, preciso, sul piede, ma anche “tutto fatto alla perfezione” e pronto per essere utilizzato.

– “al prìm vultà al cambia” (classica banderuola – propugnatore di una teoria che tralascia subito per “sposarne” un’altra) è colui che agisce per convenienza; magari senza morale, ma solo per ….convenienza.

– “al rìa mò” (classico ritardatario) e non solo: “arrivare adesso” vuol dire anche (dolosamente) farsi vivo quando non serve più il suo aiuto; quando il lavoro è svolto dagli altri; quando tutto s’è concluso.

– “al s’à da grèm” (letteralmente, odore di bruciato) ma pure “sospetto” che il gioco è poco pulito, che l’affare non è un affare, ma nasconde l’intrallazzo, che qualcuno fa la spia, che c’è per aria un tradimento.

-” a sò pù se dì” (non so più che dire), non riesco ad aggiungere altro – ho cercato di spiegare in ogni angolo del problema, in ogni sfaccettatura, ma “tu” non capisci e “io” non so più che dire.

– “al tàca me’l visciu” (appiccica troppo) è un seccatore che insiste, propone, cerca di far breccia a ogni costo, appiccicaticcio, infame, scroccone, cattivo consigliere.

– “al trà’in drè” (ripugnante), colui che appena lo vedi, esprimi un diniego, come a sentire un cattivo odore, una puzza, un discorso blasfemo, un’accusa infondata, la riluttanza ….. ciò che fa ribrezzo e che ritrae.

– “al merita tan’sberli a dù a dù finch’i vegnan dispàr” (chi merita cazzotti o sberle all’infinito ….siccome nel caso si picchia a due mani, è impossibile che le sberle e le mani diventino dispari).

– “l’è mèi cascià a gòba e non ul gosù” (letteralmente: meglio diventare gobbo e non avere il gozzo). Qui, “gòba”” non è riferito agli juventini; qui è proprio gobbo nel senso di …gobbo. Il senso della frase è “meglio un difetto fisico piuttosto di tenere nel gozzo un dispiacere, la propria opinione, la propria idea”.

– “a l’è cunscià mel’Belgiu” (è conciato come il Belgio) e si riferisce all’invasione Nazista in Belgio e, nel senso figurato vuol dire che “sei conciato male”…. in salute, in soldi, in agiatezze, in amicizie. Insomma, uno “conciato così” è proprio ….l’ultima ruota del carro.

Che ne dite? Basta così, per oggi! – Giovanni Bandera è onorato – il Dialetto Bustocco è onorato – il Lettore (spero) è onorato. Vorrei aggiungere che “nessuno è maestro e nessuno è scolaro“, ma amo Busto Arsizio e il Dialetto Bustocco più di “tanti” che fanno circolo a sé e si ….tengono il loro sapere tutto in casa.

Noi no, noi ….noi no, noi (come dicevano Sandra Mondaini e Raimondo Vianello).

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